Ricerca #30

Il linguaggio passa anche dai corpi: tavola da John Bulwer, Chirologia: or the Natural Language of the Hand, 1644. Wellcome Collection, CC BY 4.0.
Da don Milani a Giroux: la scuola che apre il futuro lavora sulle parole, sui corpi e sulle tracce che lascia in chi la attraversa.
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Remake, reboot, fantasmi semiotici: perché abbiamo smesso di immaginare il futuro e abbiamo iniziato a rimpiangerlo.
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Da Delfi agli auguri di Roma: come la conoscenza del domani è quasi sempre servita a chi voleva controllare l'oggi.
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Picchi creativi, valli scolastiche e sinusoidi: una lettura non lineare della tradizione filosofica e il compito progettuale che attende il pensiero nell’età del digitale.
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Vent’anni da educatore ai margini di una grande città, tra disuguaglianze scolastiche e retoriche sulla violenza giovanile, insegnano che il futuro non si distribuisce allo stesso modo per tutti.
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Intervista a Matteo Lancini sul futuro come esperienza psicologica: l’angoscia delle nuove generazioni, il vuoto lasciato dagli adulti, una scuola pensata per chi ci lavora più che per chi la abita.
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La fantascienza sociale in classe mostra che il futuro non si inventa liberamente, ma prende forma entro i limiti di ciò che sappiamo vedere, dire e condividere.
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L’editoriale del numero 30 de La ricerca, “Futuri”.

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