
Secondo l’UNESCO, la futures literacy è la capacità di comprendere meglio il ruolo che il futuro svolge in ciò che vediamo e facciamo. Questa definizione sposta l’attenzione dal futuro come semplice oggetto di previsione al futuro come dimensione che incide già sul presente. Per chiarire questo aspetto, occorre richiamare uno dei concetti centrali su cui la futures literacy si fonda: quello di anticipazione. Mentre la previsione prova a stabilire che cosa potrà accadere sulla base di dati, modelli o tendenze, l’anticipazione indica il processo attraverso cui le immagini del domani orientano già oggi giudizi, comportamenti e decisioni.
Quando una scuola riflette sulle competenze necessarie negli anni futuri, quando una società teme una crisi o immagina un miglioramento, quando una persona organizza la propria vita in funzione di ciò che ritiene possibile, il futuro è già all’opera nel presente. Da qui deriva anche l’uso del termine futures, al plurale: il domani non si presenta come una realtà unica, lineare e già determinata, ma come un insieme di futuri possibili, probabili, desiderabili, temuti o alternativi.
La futures literacy è inoltre una competenza riflessiva, ed è proprio questo a distinguerla dal foresight, che pure le è strettamente connesso. Il foresight è l’insieme di pratiche e di metodi con cui si esplorano i futuri possibili per orientare meglio le decisioni del presente. Si serve di strumenti come l’analisi dei trend, l’individuazione dei segnali deboli, la costruzione di scenari e il confronto fra ipotesi alternative. Il suo scopo non è prevedere con certezza ciò che accadrà, ma rendere visibili trasformazioni emergenti, rischi, opportunità e margini di cambiamento. La futures literacy opera invece a un livello diverso: aiuta a comprendere come e perché gli esseri umani usano il futuro per interpretare il presente. Il foresight costruisce strumenti operativi; la futures literacy sviluppa una competenza critica, capace di interrogare le immagini del domani, di riconoscere le ipotesi implicite che esse contengono e di valutarne gli effetti sulle decisioni di oggi. In questo senso, il foresight elabora visioni del futuro, mentre la futures literacy rende consapevoli i processi mentali e culturali attraverso cui quelle visioni prendono forma.
Riel Miller e la futures literacy UNESCO
Il concetto di futures literacy si sviluppa soprattutto grazie al lavoro di Riel Miller e trova nell’UNESCO il suo principale contesto di elaborazione e diffusione. L’organizzazione la presenta come una competenza necessaria per confrontarsi con la complessità del presente e la traduce anche in pratiche concrete, come i Futures Literacy Laboratories, che servono a rendere esplicite le immagini implicite del futuro e a riflettere sui loro effetti nel presente. A partire dal 2012, attraverso il programma Futures Literacy & Foresight collegato al MOST Programme, l’UNESCO ne sostiene la diffusione mediante attività di ricerca, reti internazionali e laboratori pensati anche come dispositivi di apprendimento.
Allo stesso tempo, con il programma Futures of Education, invita a ripensare l’educazione guardando al 2050 e oltre, insistendo sulla pluralità dei futuri e sulla necessità di formare soggetti capaci non solo di adattarsi al cambiamento, ma anche di immaginare e costruire futuri più giusti e sostenibili.
I nuclei concettuali della futures literacy sono relativamente pochi, ma ben riconoscibili. Il primo è, appunto, l’anticipazione, cioè l’uso del futuro nel presente. Il secondo è l’immaginazione, perché il futuro non è un fatto osservabile direttamente, ma prende forma nelle rappresentazioni, nei racconti e nelle ipotesi con cui lo pensiamo. Il terzo è la pluralità dei futuri, che impedisce di ridurre il domani a una sola evoluzione possibile. A questi elementi si aggiunge l’incertezza, che non viene considerata soltanto un limite, ma una condizione con cui occorre imparare a misurarsi. Infine vi è il reframing, cioè la capacità di cambiare cornice interpretativa e di rileggere il presente da una prospettiva diversa.
L’UNESCO propone anche un lessico di base utile per orientarsi. La previsione riguarda i metodi con cui si esplora ciò che potrebbe accadere. I segnali sono fenomeni emergenti o cambiamenti che lasciano intravedere direzioni possibili. Gli scenari sono costruzioni narrative coerenti che descrivono futuri alternativi, non per stabilire quale si realizzerà davvero, ma per rendere pensabili possibilità differenti. A queste nozioni si affiancano quelle di possibile, probabile e desiderabile: il futuro possibile riguarda ciò che può accadere; il futuro probabile ciò che appare più verosimile; il futuro desiderabile ciò che si ritiene preferibile e verso cui si decide di orientare l’azione.
Una competenza per la scuola
In ambito educativo questa prospettiva assume un rilievo particolare. La scuola, infatti, non trasmette soltanto conoscenze sul passato e sul presente, ma contribuisce anche a formare il modo in cui gli studenti immaginano il domani. La futures literacy aiuta allora a comprendere che educare significa anche insegnare a confrontarsi con l’incertezza, a interrogare le proprie aspettative e a distinguere fra ciò che appare inevitabile e ciò che invece può ancora essere trasformato.
Per questo viene collegata allo sviluppo di competenze come pensiero critico, creatività, comunicazione, collaborazione, ma anche autonomia, resilienza, fiducia in sé e capacità strategica. La sua importanza, tuttavia, va oltre la scuola: trova applicazione anche nella governance, nelle politiche pubbliche, nella pianificazione sociale, nei processi di innovazione e nelle pratiche di partecipazione collettiva. In tutti questi ambiti invita a riconoscere che il futuro non è un orizzonte remoto, ma una dimensione che incide già sulle scelte del presente.
La Finlandia: un laboratorio sul futuro
Nonostante sia stata promossa dall’UNESCO e inscritta in un orizzonte internazionale, la futures literacy sembra trovare in una parte dell’Europa settentrionale, soprattutto nei Paesi nordici e in particolare in Finlandia, un contesto particolarmente favorevole alla propria elaborazione e diffusione.
Anzitutto, la Finlandia ha elaborato da tempo una vera e propria cultura pubblica dell’anticipazione. Basti solo pensare al fatto che il Parlamento finlandese dispone di un Committee for the Future, ossia come un think tank parlamentare dedicata alle politiche del futuro, della scienza e della tecnologia, e che il governo redige a ogni legislatura un Government Report on the Future, il cui primo esempio risale al 1993. In questo modo, la riflessione sul lungo periodo entra stabilmente nel processo decisionale e nel dibattito pubblico, invece di dipendere soltanto dall’iniziativa di singoli studiosi o da mode culturali passeggere.
A questa infrastruttura politica si affianca un secondo elemento fondamentale: la presenza di istituzioni che producono e diffondono in modo continuativo strumenti di foresight, cioè di analisi ed esplorazione sistematica dei futuri possibili. Il caso più importante è Sitra, il Fondo finlandese per l’innovazione.
Un’istituzione autonoma
Non è un ministero, non è un’università e non è nemmeno un semplice think tank privato: è un’istituzione autonoma che risponde al Parlamento finlandese. Nasce nel 1967, in occasione del cinquantenario dell’indipendenza della Finlandia, e ha la missione di promuovere uno sviluppo stabile e lungimirante del paese.
Una parte importante della sua particolarità consiste nel fatto che la sua attività è sostenuta dai rendimenti del proprio patrimonio di investimento, e non dipende quindi dalla politica quotidiana o dal bilancio ordinario dello Stato nello stesso modo di un normale ufficio governativo.
In pratica, Sitra finanzia progetti, studi, sperimentazioni e innovazioni, ma soprattutto produce strumenti che aiutano la Finlandia a leggere il cambiamento e a prepararsi al futuro. I suoi principali strumenti di foresight sono i megatrend, i weak signals e il Futures Barometer.
I megatrend sono grandi tendenze di lungo periodo: trasformazioni ampie e profonde che stanno già ridisegnando la società e che aiutano a cogliere il quadro generale del cambiamento.
I weak signals, o segnali deboli, sono invece i primi indizi di fenomeni emergenti che oggi possono sembrare marginali, strani o sorprendenti, ma che in futuro potrebbero acquistare grande importanza.
Il Futures Barometer, infine, è una rilevazione con cui Sitra studia come le persone in Finlandia percepiscono il futuro: quali temi suscitano speranza o paura, quali cambiamenti appaiono più rilevanti e quanto i cittadini sentano di poter incidere su ciò che verrà. In questo modo, il discorso sul futuro non rimane confinato a scenari astratti, ma si collega alle aspettative e alle preoccupazioni concrete della società.
Il ruolo della ricerca
Un terzo fattore riguarda il sistema della ricerca. In Finlandia opera una delle poche strutture universitarie al mondo interamente dedicate ai futures studies: il Finland Futures Research Centre dell’Università di Turku, fondato nel 1992. Proprio questo centro ospita, dal 2016, una Cattedra UNESCO, cioè un programma accademico riconosciuto dall’UNESCO con funzioni di ricerca, formazione e cooperazione internazionale. La sua missione esplicita è il capacity building for futures literacy, vale a dire lo sviluppo e il rafforzamento di competenze, strumenti e pratiche che aiutano istituzioni, ricercatori e cittadini a pensare il futuro in modo più consapevole.
Questo significa che, in Finlandia, la futures literacy non resta una formula generica o uno slogan culturale, ma diventa un ambito concreto di ricerca, formazione, sperimentazione metodologica e cooperazione internazionale. La centralità finlandese dipende dunque anche dal fatto che il paese possiede sedi accademiche capaci di tradurre il discorso sul futuro in pratiche, corsi, laboratori e reti globali.
Il punto forse più importante, però, è che questa sensibilità istituzionale e scientifica entra anche nella scuola. Il curricolo nazionale finlandese per l’istruzione di base dichiara esplicitamente di aggiornare obiettivi e contenuti alla luce della società contemporanea e delle competenze necessarie per il futuro. Tra le competenze trasversali comuni a tutte le discipline rientrano la partecipazione, il coinvolgimento e la costruzione di un futuro sostenibile. Nella scuola secondaria superiore il quadro si amplia ulteriormente: tra le competenze trasversali compaiono la resilienza in un mondo segnato da cambiamenti e imprevisti, le competenze democratiche orientate alla costruzione di un futuro sicuro, giusto e sostenibile, e perfino forme di azione climatica fondata sulla ricerca.
Un’impostazione curricolare
Questa impostazione curricolare funziona anche perché si appoggia a una cultura pedagogica coerente. Le scuole e gli insegnanti finlandesi godono di un alto livello di autonomia, e questo rende più semplice tradurre gli obiettivi generali in pratiche concrete. Non a caso la Finlandia è nota anche per l’applicare il phenomenon-based learning, cioè un apprendimento che oltrepassa i confini rigidi delle discipline e affronta problemi reali, come il cambiamento climatico, in forma interdisciplinare.
Una didattica centrata sui fenomeni prepara naturalmente il terreno alla futures literacy, perché abitua gli studenti a collegare saperi diversi, a leggere sistemi complessi e a pensare il presente in rapporto ai futuri possibili.
Anche in Norvegia sono emerse esperienze significative di riflessione sui futuri possibili, soprattutto in ambito educativo e universitario. Il caso più rilevante è stato il progetto sviluppato alla fine del 2019 presso l’Università di Oslo, dove il Dipartimento di Media e Comunicazione ha elaborato scenari sul futuro dell’educazione norvegese (sino al 2050) nell’ambito della collaborazione tra Screen Cultures e Living the Nordic Model. L’UNESCO lo ha presentato come un esempio di scenario planning applicata ai futuri dell’educazione.
Questa esperienza non ha dato luogo a un programma istituzionalizzato di futures literacy paragonabile a quello finlandese, ma ha lasciato in eredità metodi che hanno continuato a circolare nella ricerca sulle politiche formative.