Inventare un poeta per raccontare il Novecento

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Ferrante Cuotolo attraversa tutto il Novecento italiano. È poeta, polemista, fascista insofferente del fascismo, antifascista, democristiano, comunista. C’è un solo problema: non è mai esistito. Con “Imbarchi e sbarchi” Maurizio Cavina costruisce attorno a lui un romanzo che riflette sulla memoria culturale, sugli archivi e sulla capacità della letteratura di inventare genealogie credibili.

Chi conosce i libri di Maurizio Cavina sa che la sua narrativa nasce dall’incontro tra memoria privata e storia pubblica. Già nei racconti di Le luci spente della storia l’autore sceglieva di osservare il Novecento dai margini, attraverso personaggi minori, vicende eccentriche e luoghi lontani dai grandi centri della storia. In Imbarchi e sbarchi questo progetto raggiunge una dimensione più ampia, e anche più ambiziosa: lo scopo è mostrare i modi in cui il passato viene costruito, trasmesso e ricordato.

Al centro di questo progetto si trova Ferrante Cuotolo, poeta lucano attorno al quale si organizza gran parte del romanzo. Cuotolo attraversa il Novecento italiano con una traiettoria improbabile e insieme perfettamente plausibile: nazionalista, fascista insofferente del fascismo, antifascista senza mai diventare davvero progressista, democristiano e poi comunista, protagonista di una lunga serie di scontri, polemiche, esclusioni e conversioni. La sua biografia sembra uscita da una ricerca d’archivio, da cui spuntano perfino alcune poesie inedite: un modo di raccontare e di documentare il racconto che è forse anche uno degli aspetti più originali e riusciti del libro.

Un poeta che non è mai esistito

Cuotolo infatti non è mai esistito, eppure il lettore fatica ad accorgersene. L’autore costruisce un sofisticato dispositivo di verosimiglianza, arrivando a infilarsi anche lui stesso, Cavina, nel libro: si fa personaggio, che racconta la propria esperienza universitaria, gli incontri con docenti e studiosi, le ricerche condotte per una tesi dedicata proprio al poeta lucano, le visite ai luoghi della sua vita, le testimonianze raccolte presso figli e nipoti. E il capitolo nel quale il giovane Cavina discute del proprio lavoro di ricerca con un professore universitario riproduce con straordinaria naturalezza il linguaggio e i rituali dell’accademia.

La sensazione è quella di trovarsi davanti a una figura realmente esistita e semplicemente dimenticata. Del resto, il Novecento italiano è pieno di personaggi altrettanto contraddittori e improbabili. Cavina sfrutta proprio questa plausibilità storica per allestire un esperimento narrativo che va oltre il romanzo storico tradizionale, usando il personaggio di. Ferrante Cuotolo per stimolare una riflessione sulla memoria culturale.

Come nasce una memoria letteraria

E quindi è il libro stesso a porre a chi legge una domanda: che cosa serve, o basta, per far esistere uno scrittore? Un archivio? Una tesi di laurea? Alcuni articoli critici? Una rete di testimonianze? Una comunità di lettori? Attraverso Cuotolo, Cavina mostra come la memoria letteraria sia sempre una costruzione collettiva, il risultato di racconti, interpretazioni, documenti e istituzioni che attribuiscono valore ad alcune figure e ne lasciano altre nell’ombra.

Non è un caso che uno dei temi ricorrenti del romanzo sia proprio l’oblio. Lo stesso Cuotolo viene descritto come una figura cancellata dalla memoria pubblica, destinata a scomparire senza lasciare traccia. Ma questa riflessione si estende progressivamente a tutto il mondo evocato dal libro: agli aviatori, ai soldati, ai pescatori, agli operai, ai militanti politici, ai piccoli paesi della Lucania, ai luoghi della laguna di Orbetello e persino agli “Imbarchi e Sbarchi” della Montecatini che danno il titolo all’opera.

Il romanzo come archivio del Novecento

In questo senso il libro assomiglia a un grande archivio narrativo del Novecento. Le vicende individuali sono continuamente impastate con la guerra, col fascismo, con la Resistenza, e poi con il dopoguerra, la guerra fredda, le trasformazioni economiche e sociali dell’Italia repubblicana. La struttura è dispersiva: ci sono personaggi che compaiono e scompaiono, fili narrativi che si interrompono per essere ripresi centinaia di pagine dopo, digressioni storiche, memorie personali, racconti tramandati oralmente. Talvolta questa abbondanza mette alla prova chi legge e indebolisce la compattezza narrativa dell’opera; alcuni episodi avrebbero forse beneficiato di una maggiore selezione (così come i volumi avrebbero meritato un lavoro redazionale più accorto), mentre certe deviazioni rischiano di rallentare il ritmo del racconto.

Eppure sarebbe un errore considerare questi aspetti soltanto come difetti. La forma stessa del libro sembra infatti imitare il lavoro della memoria e della ricerca storica: un procedere per accumulo, per scoperte casuali, per piste secondarie, per incontri inattesi. Come accade spulciando negli archivi, ciò che appare marginale può diventare improvvisamente centrale e ciò che sembrava decisivo può rivelarsi una falsa traccia.

La letteratura oltre gli archivi

Il romanzo ricorda che la letteratura dispone di strumenti conoscitivi propri, diversi da quelli della storiografia e della memoria pubblica. Là dove i documenti registrano fatti e gli archivi conservano tracce, la finzione narrativa prova a ricostruire esperienze, motivazioni, paure, desideri. È ciò che accade nei dialoghi e nei pensieri di personaggi come Baffigi, Gisella o don Giordano, attraverso i quali il passato torna a essere uno spazio abitato da esseri umani e non soltanto da eventi. Per questo Ferrante Cuotolo, poeta mai esistito, finisce per apparire così convincente, e non solo perché simula perfettamente la realtà. Le genealogie che contano, sembra suggerire Cavina, non sono soltanto quelle fondate sui documenti, ma anche quelle che la letteratura inventa per comprendere meglio chi siamo diventati.

Maurizio Cavina, Imbarchi e sbarchi, 2 voll., Effigi 2026.

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Simone Giusti

insegna didattica della letteratura italiana all’Università di Siena, ed è autore di ricerche, studi e saggi sulla letteratura italiana, sulla traduzione, sulla lettura e sulla didattica della letteratura, tra cui Insegnare con la letteratura (Zanichelli, 2011), Per una didattica della letteratura (Pensa, 2014), Tradurre le opere, leggere le traduzioni (Loescher, 2018), Didattica della letteratura 2.0 (Carocci, 2015 e 2020), Didattica della letteratura italiana. La storia, la ricerca, le pratiche (Carocci, 2023). Ha fondato la rivista «Per leggere», semestrale di commenti, letture, edizioni e traduzioni. Con Federico Batini organizza il convegno biennale “Le storie siamo noi”, la prima iniziativa italiana dedicata all’orientamento narrativo. Insieme a Natascia Tonelli condirige la collana scientifica QdR / Didattica e letteratura e ha scritto Comunità di pratiche letterarie. Il valore d’uso della letteratura e il suo insegnamento (Loescher, 2021) e i manuali per il triennio La nuova onesta brigata (2025) e Per incantamento (2026).

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