Sono sinceramente affascinato da due autori della mia casa editrice che se le danno di santa ragione sul tema centrale del nostro lavoro: a che serve quello che facciamo ogni giorno?
Si legge a scuola? E come si legge? Meglio leggere Kafka o la Rowling? Meglio leggere su carta o a video? Meglio leggere in silenzio o ad alta voce? Narrativa o saggistica? Per sé o per gli altri? Per il puro piacere o per imparare qualcosa di nuovo?
Ci sono momenti in cui non amo il lavoro che faccio. Sono quelli in cui passo intere giornate a decrittare leggi, decreti e circolari, tentando di ricavarne un costrutto utile per la nostra programmazione editoriale.
Partiamo dal titolo. Conciossiacosaché significa "poiché". L'occasione di ripensarci me l'ha data una lettera che stavo scrivendo e che cominciava con questa congiunzione, appunto. Alla terza riga mi sono fermato perplesso. Si può cominciare un testo con "poiché"?
L'articolo pubblicato su La ricerca ieri (a proposito delle ripercussioni dell'Agenda Digitale sulla scuola italiana) ha suscitato alcune riflessioni e stimolato un breve ma significativo scambio, che di seguito pubblichiamo.