Più di ogni altra cosa

Si può dire che mi piace la nuova pubblicità del Kobo?

Si può dire che mi piace la nuova pubblicità del Kobo? Quella con la donna che legge durante una rapina. È talmente presa dalla sua attività che non bada a quel che le capita attorno. Persino quando la fanno stendere per terra con tutti gli altri malcapitati, nel momento che si suppone più drammatico della vicenda, lei si posiziona bocconi, nella postura che spesso è dei bambini: ventre sul pavimento, gomiti a reggere l’oggetto, sguardo attento, intento a cogliere ogni sfumatura del testo che la appassiona.

koboIl messaggio recita “Per chi ama leggere. Più di ogni altra cosa.”.
Mi piace perché è efficace, nonostante non reclamizzi davvero quell’oggetto, a voler sottilizzare.
È la passione per la lettura che inchioda quella donna al suo mondo di fantasia, non l’e-reader. Se così non fosse, lo slogan dovrebbe essere diverso. Qualcosa del tipo: “Per chi ama fissare dispositivi elettronici”, e non farebbe lo stesso effetto.
Mi piace, alla fine, anche perché mi sembra un’azzeccata metafora di ciò che succede in campo educativo, con la retorica del digitale in classe, secondo la quale il semplice utilizzo del dispositivo elettronico si traduce automaticamente in buona didattica e valida disposizione comunicativa.
Non è così, lo sappiamo tutti.
Un bravo insegnante usa quello che ha, e produce comunque una buona lezione.
Esattamente come la donna della rapina: con un buon libro cartaceo tra le mani, continuerebbe a ignorare rapina, rapinati e rapinatori (e lo slogan allora sì sarebbe azzeccato, anche se tautologico: “Libro: per chi ama leggere. Più di ogni altra cosa.”).

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