
L’annuncio del ministro Valditara relativo all’introduzione del melodramma nella scuola italiana rappresenta un’occasione che chi si occupa di didattica della letteratura non può lasciarsi sfuggire.
Da anni discutiamo di educazione linguistica e letteraria, di lettura e scrittura, di interpretazione dei testi, di competenze e di risultati di apprendimento, quando ecco che finalmente si presenta la possibilità di ricondurre questi problemi a una tradizione culturale autenticamente nazionale. Sarebbe da sciocchi, in questo momento storico, accontentarsi di introdurre il melodramma nell’insegnamento dell’italiano. È l’insegnamento dell’italiano che deve finalmente entrare nel melodramma.
Il melodramma permette infatti di ricomporre le tradizionali fratture tra educazione linguistica e letteraria, tra formazione culturale e formazione morale, tra conoscenze disciplinari e competenze trasversali.
La sua struttura offre soprattutto un modello per interpretare le relazioni educative. Come nel melodramma, anche nella scuola i personaggi occupano posizioni ben definite, agiscono secondo gerarchie riconoscibili e sono chiamati a interpretare ruoli codificati. C’è chi comanda e chi obbedisce, chi impartisce ordini e chi li esegue, chi canta da protagonista e chi si limita al coro. Non mancano gli eroi, i traditori, le vittime sacrificali e, naturalmente, i buffoni.
Ne consegue che i futuri docenti debbano essere preparati a riconoscere la parte loro assegnata, a indossare il costume appropriato e a entrare in scena al momento giusto. Del resto, come insegna Leoncavallo, anche quando la vita prende una piega tragica, bisogna indossare la giubba e recitare.
A partire da queste premesse, ho deciso di rivedere radicalmente il manuale di didattica dell’italiano al quale sto lavorando, adottando il melodramma non soltanto come oggetto di insegnamento, ma come principio organizzatore dell’intera disciplina. Ne anticipo qui l’indice, nella speranza di offrire un contributo al rinnovamento della formazione degli insegnanti.
| Titolo: Cortigiani, vil razza dannata
Sottotitolo: Manuale di didattica dell’italiano per la scuola del belcanto e del merito
Parte prima. Fondamenti della pedagogia restaurativa 1. Rivedrai le foreste imbalsamate – la scuola di ieri come modello per la scuola di domani 2. Va’, pensiero, sull’ali dorate – identità nazionale, tradizione culturale e formazione del cittadino 3. Chi mi toglie il regio scettro? – autorità, disciplina e governo dei processi educativi
Parte seconda. Il curricolo di italiano 4. Di quella pira – il canone letterario e la pedagogia dell’emergenza nazionale 5. Una furtiva lagrima – la crisi della lettura e il rimpianto delle conoscenze perdute 6. Una voce poco fa – educazione linguistica, differenze di genere e trasformazioni sociali
Parte terza. Metodi e tecniche dell’insegnamento 7. Zitti, zitti, piano, piano – la partecipazione degli studenti e i limiti della libertà di parola 8. Nessun dorma – la disciplina dell’attenzione e il divieto degli smartphone 9. Tutto nel mondo è burla – l’intelligenza artificiale al servizio della personalizzazione degli apprendimenti
Parte quarta. La professione docente 10. Questa o quella per me pari sono – la valutazione educativa nell’epoca della media aritmetica 11. Vesti la giubba – l’identità professionale dell’insegnante e l’obbligo di rappresentazione 12. Pari siamo! – libertà d’insegnamento e lealtà istituzionale
Epilogo. La commedia è finita! – prospettive per il futuro della scuola democratica |
Non resta che augurare buon lavoro a chi sta per iniziare il percorso formativo per diventare insegnante. Il libretto è pronto, le parti sono assegnate, l’orchestra attende. Si vesta la giubba, e si alzi il sipario.