Vuoi una storia? Te la regalo

Tempo di lettura stimato: 4 minuti
Per quanto mi occupi di letteratura, ho impiegato molto tempo a comprendere a fondo – e non è detto che la riflessione sia ancora conclusa – il valore e il significato della lettura. Ho avuto bisogno, per arrivare almeno a inquadrare il ragionamento, di fare esperienza con i miei figli, con i quali ho avuto occasione di provare per la prima volta gli effetti della lettura ad alta voce: una pratica di condivisione di un tempo e di uno spazio concreti e, magicamente, di un mondo narrato, di un universo virtuale costruito gradualmente grazie agli stimoli forniti dalle parole e dalle immagini del libro, e dal corredo di gesti e di suoni di accompagnamento.

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Altrettanto importante è stata, per inquadrare il fenomeno, l’esperienza condotta nell’ambito del volontariato, da cui è scaturita una riflessione – supportata dalle teorie sull’economia civile di Stefano Zamagni – sul rapporto tra gratuità, dono e reciprocità. Secondo queste teorie, il dono ha in sé una grande potenzialità relazionale, poiché provoca sempre l’attivazione di rapporto di reciprocità, una delle principali modalità di relazione interpersonale. La reciprocità, che è un bisogno primario dell’uomo, può essere creata in due modi: attraverso il contratto o attraverso il dono.

Il primo si basa sullo scambio di equivalenti e crea una reciprocità simmetrica (io ti do una cosa, tu me ne dai un’altra di uguale valore). Il secondo è uno scambio in cui il donatore dà senza aspettare nulla in cambio – senza una garanzia o contratto – ma dando la possibilità all’altro di ricambiare. Il rapporto stabilito attraverso il contratto genera sicurezza, non cambia l’identità dei due soggetti, i quali sanno perfettamente cosa danno e cosa ricevono in cambio. Il passaggio di beni o di servizi avviene senza modificare la qualità delle persone. Il dono è invece all’origine di un rapporto che genera squilibrio, poiché non dà nessuna garanzia al donatore di ricevere qualcosa in cambio. Proprio quest’assenza di garanzie, presupponendo grande fiducia nell’altro, genera legami di fiducia nella società.

Il dono che genera reciprocità, in sintesi, è un dono interessato a creare relazioni con gli altri. Il volontario è colui che ha interesse per l’altro, che ha interesse e desiderio a creare legami attraverso il dono. Esso non può essere anonimo, come il filantropo: il volontario deve comparire per essere protagonista di una relazione.

Paolo Jedlowski nel suo ultimo libro dedicato a Il racconto come dimora (2009) ha paragonato il tipo di legame che si crea tra chi condivide con gli altri una storia attraverso una narrazione – qualunque sia il mezzo utilizzato per condividerla – al particolare legame di reciprocità che si crea grazie alla pratica del dono, fondando la lettura dei testi narrativi sull’interesse per la relazione con un ipotetico interlocutore. Non è sufficiente l’interesse per la storia, la fiducia cieca nella qualità del racconto che mi stai per proporre. Il punto di partenza – e la conditio sine qua non della narrazione, anche di quella mediata dalla scrittura – rimane la relazione.

Se io rifiuto di entrare in relazione con te – questa è la sintesi della mia riflessione – allora non mi interesserà nessuna storia che hai da propormi. Per questo è fondamentale che, per far circolare liberamente le storie nel suo spazio relazionale, il narratore – sia esso il genitore, l’insegnante o lo scrittore – riesca a rappresentarsi come un interlocutore affidabile che mette in comune delle storie senza aspettarsi un preciso ritorno ma manifestando interesse alla relazione con gli ascoltatori-lettori.

Devo molto alle esperienze di lettura ad alta voce. E ritengo che i progetti di volontariato centrati sulla lettura, cioè sulla condivisione di narrazioni e di storie, debbano essere collocati alle fondamenta di un sistema educativo integrato. Il progetto Nati per leggere, che dal 1999 promuove la lettura ad alta voce ai bambini di età compresa tra i 6 mesi e i 6 anni, i circoli LaAV (Lettura ad Alta Voce) nati in molte città per organizzare iniziative pubbliche di lettura, i Piccoli maestri, una scuola di lettura in cui gli scrittori condividono con gli alunni delle scuole un libro prediletto.

Regalare del tempo, mettere in gioco il proprio corpo in mezzo ad altri corpi, e condividere, attraverso la mediazione di un libro, una storia. Conoscete un modo migliore per aumentare la fiducia nel mondo?

Per approfondimenti: Il dono della lettura di Simone Giusti, sul sito RAI EDU – FILOSOFIA

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Simone Giusti

ricercatore, insegna didattica della letteratura italiana all’Università di Siena, è autore di ricerche, studi e saggi sulla letteratura italiana, sulla traduzione, sulla lettura e sulla didattica della letteratura, tra cui Insegnare con la letteratura (Zanichelli, 2011), Per una didattica della letteratura (Pensa, 2014), Tradurre le opere, leggere le traduzioni (Loescher, 2018), Didattica della letteratura 2.0 (Carocci, 2015 e 2020), Didattica della letteratura italiana. La storia, la ricerca, le pratiche (Carocci, 2023). Ha fondato la rivista «Per leggere», semestrale di commenti, letture, edizioni e traduzioni. Con Federico Batini organizza il convegno biennale “Le storie siamo noi”, la prima iniziativa italiana dedicata all’orientamento narrativo. Insieme a Natascia Tonelli condirige la collana scientifica QdR / Didattica e letteratura e ha scritto Comunità di pratiche letterarie. Il valore d’uso della letteratura e il suo insegnamento (Loescher, 2021) e il manuale L’onesta brigata. Per una letteratura delle competenze, per il triennio delle secondarie di secondo grado.

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