Via al concorso docenti! Quinto step: autovalutazione di istituto e miglioramento scolastico

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Nell’articolo analizzeremo il quinto punto del bando di concorso per docenti della scuola secondaria, che ha come fulcro la conoscenza dei principi dell’autovalutazione di istituto e l’area del miglioramento del sistema scolastico.

Un accenno alla valutazione interna e esterna

Il quinto punto del bando di concorso per i docenti della scuola secondaria include «La conoscenza dei principi dell’autovalutazione di istituto, con particolare riguardo all’area del miglioramento del sistema scolastico» (dal bando di concorso Decreto M.I.M. 26.10.2023, n.205). Nell’istituzione scolastica, la valutazione si divide in interna ed esterna; la valutazione interna riguarda gli apprendimenti, le competenze e il comportamento, mentre la valutazione esterna si riferisce al sistema scolastico, da un punto di vista estraneo al personale che opera nella scuola.

La valutazione interna della scuola riguarda l’intero atto valutativo all’interno del sistema scolastico, comprende tre tipi di valutazione che incidono sull’iter formativo degli studenti.

– La valutazione degli apprendimenti si presenta formativa e di qualità, oltre che promozionale. La sua funzione è orientativa e la finalità è di predisporre interventi educativi diretti a sollecitare i processi di sviluppo e di conoscenza e a facilitare il superamento delle difficoltà. Ciò si attua attraverso l’osservazione continua e sistematica, l’utilizzo di metodologie adeguate e di strategie adatte. In essa non si valutano solo gli esiti, ma si guarda allo sviluppo integrale di ogni studentessa e studente.

La valutazione degli apprendimenti è uno strumento di regolazione, perché rappresenta il controllo dei processi innescati e consta di tre momenti:

– la valutazione diagnostica, in cui si acquisiscono informazioni sullo studente, per rispondere con un adeguato intervento didattico;

– la valutazione formativa o in itinere, che si basa sull’osservazione sistematica e sulle difficoltà del soggetto;

– la valutazione sommativa o finale, che rappresenta il bilancio di tutto l’iter formativo, con i passi successivi da definire.

La valutazione, così come la verifica, è un atto imprescindibile della prassi didattica ed è presente in tutti i momenti dell’itinerario curricolare.

– La valutazione delle competenze richiede l’azione simultanea di tre dimensioni: soggettiva, ossia la percezione della propria competenza; sociale, che si riferisce al giudizio degli altri, il cui ruolo è significativo nel definire le competenze individuali; oggettiva, la quale è fornita da un insieme di indicatori ed è differente dalla valutazione delle conoscenze e delle abilità. Le competenze, identificate come un «insieme per dirigersi» o cumpetere (Pellerey 2008), rappresentano la volontà di ricerca comune per approfondire la conoscenza di qualcosa. Esse si suddividono in tre tipologie:

– competenze chiave, che sono «un insieme di conoscenze, abilità e attitudini appropriate al contesto» (Raccomandazione Parlamento Europeo 2006);

– competenze di base, le quali racchiudono i saperi fondamentali;

– competenze trasversali, che si basano sulla relazione e sull’aspetto sociale.

Le competenze chiave per l’apprendimento permanente, prima citate, emanate con la Raccomandazione del Consiglio Europeo del 2006 e riviste nel 2018, sono:

  1. competenza alfabetica funzionale,
  2. competenza multilinguistica,
  3. competenza matematica e competenze in scienze, tecnologie e ingegneria,
  4. competenza digitale,
  5. competenza personale, sociale e capacità di imparare a imparare,
  6. competenza in materia di cittadinanza,
  7. competenza imprenditoriale,
  8. consapevolezza ed espressione culturali.

Dette competenze includono conoscenze, abilità e atteggiamenti necessari per la crescita personale, l’occupabilità, l’inclusione sociale e la cittadinanza attiva.

La progettazione per competenze mira a una visione “ologrammatica” degli studenti e indica una scuola che insegna a pensare e a realizzare un apprendimento costruttivo (Castoldi 2009), per assicurare la capacità di creare, di usare conoscenze per risolvere problemi in contesti reali. La valutazione delle competenze si attua attraverso compiti autentici, di prestazione, realizzati in un contesto vero o verosimile e in situazioni di esperienza, che implicano la mobilitazione di saperi diversi. Per valutare i livelli raggiunti in tali compiti si strutturano le rubriche di valutazione, che sono prospetti sintetici, contenenti dimensioni, criteri e indicatori.

La valutazione del comportamento implica l’accertamento dei livelli di consapevolezza raggiunti, con specifico riferimento ai valori della convivenza civile, ai diritti ed ai doveri degli studenti. I criteri di valutazione del comportamento si basano sull’individuazione di alcuni indicatori:

– comportamento, come rispetto nei confronti delle persone e dell’ambiente;

– interesse e partecipazione, ossia l’atteggiamento nei confronti della proposta educativa e didattica;

– frequenza e rispetto delle regole, nell’interno della scuola.

Gli elementi indicati concorrono tutti alla valutazione nel suo complesso.

La valutazione esterna è affidata dal MIUR all’Istituto nazionale di valutazione o INVALSI, che valuta i livelli di padronanza nelle conoscenze e nelle abilità, contenuti negli obiettivi specifici di apprendimento. Fanno parte di tale sistema di valutazione le prove INVALSI, somministrate agli studenti dei diversi gradi di scuola; per la scuola secondaria di secondo grado le prove sono somministrate alla fine del primo biennio e alla fine del triennio, dove costituiscono uno step obbligatorio per accedere all’Esame di Stato finale. L’istituzione scolastica è coinvolta anche in prove internazionali come i test dell’OCSE-PISA, somministrate ai ragazzi quindicenni per verificare la loro competenza in lettura; le prove TIMMS, che misurano il rendimento in matematica e scienze degli studenti di quarta primaria e di terza della scuola secondaria di primo grado, e i test IEA PIRLS, le quali hanno lo scopo di verificare la comprensione della lettura in bambini al quarto anno di scolarità.

La valutazione di sistema

La scuola si presenta un ambiente di apprendiment, la cui caratteristica principale risulta essere la categoria del cambiamento. Già studiosi come Freinet e Don Milani erano giunti alla conclusione che è assurdo pretendere di isolare la scuola da tutto ciò che è sociale: infatti, l’ambiente scolastico riflette le contraddizioni del mondo attuale, il quale è connotato dal progresso, dalla plurietnicità, dallo sviluppo dell’attività tecnologica e scientifica e dal processo di mondializzazione degli scambi. Tali fattori hanno annullato tempi e distanze, introducendo nuove categorie spazio-temporali, come la simultaneità e la subitaneità e realizzando una «surmodernità» in cui anonimato e solitudine sono sempre più diffusi (Augé, 2018).

Il successo delle dinamiche educative dipende dalla capacità di operare una conciliazione tra queste forze e di conseguenza, accettare la diversità per poter soddisfare i bisogni di una società, che cambia velocemente.

È proprio in quest’ottica che si parla della scuola come di un’alleata, che prospetta percorsi di crescita e agisce come elemento di modificazione e di rafforzamento della struttura sociale, generando una differenziazione tra generazioni diverse ed esperienze differenti. Un simile contesto, quindi, necessita di continui stimoli, che partono dall’interno, ossia dalla singola istituzione scolastica, ma anche dall’esterno, cioè dai continui input trasformativi e innovativi, forniti sia dagli ambienti vicini e sia da quelli più generali. Tali situazioni ambientali sono la famiglia, il territorio e il contesto sociale. Si attuano interconnessioni e si realizzano relazioni bidimensionali tra micro e macro sistemi, che migliorano i soggetti appartenenti e permettono un adattamento reciproco ecologicamente valido e fruttuoso (Bronfenbrenner, 2002), in cui l’individuo figura essere un’entità dinamica, mentre la società si caratterizza quale contesto in continuo divenire, connotato sempre da una certa complessità. Si arriva all’idea che per potersi muovere in quest’ottica molteplice bisogna essere disposti a lavorare, anche nel campo scolastico, non in modo approssimativo, ma con ipotesi che devono essere sempre verificate e con l’adozione della flessibilità in chiave pedagogica ed organizzativa.

Lo strumento che si adotta per poter far progredire la conoscenza è un efficace metodo di valutazione dell’intero sistema formativo, che amplia le funzioni stesse della valutazione e non bada solo alla valutazione dei risultati dell’apprendimento cognitivo e affettivo degli studenti, ma arriva oggi, a comprendere l’intera valutazione della scuola nel suo complesso, a livello micro, ossia di singolo istituto e a livello macro, cioè dell’intero sistema scolastico. Il suo focus diventano i processi, che conferiscono al sistema scuola, un carattere in fieri ed autoformativo per tutti i soggetti che ne sono coinvolti.

Le informazioni relative ai processi, ai risultati, ai contesti, fornite attraverso gli indicatori, connotati come dati statistici, permettono l’analisi dettagliata dell’intero sistema scolastico nei differenti livelli. Sono tali indicatori, infatti, che forniscono lo stato d’essere dell’organizzazione e consentono di intraprendere le azioni opportune per migliorarla qualitativamente. La valutazione di sistema si distingue in due fasi: interna ed esterna.

La valutazione interna consta di due momenti: l’autoanalisi e l’autovalutazione, che sono procedure che riguardano la qualità del processo formativo dell’istituzione. Essa è condotta dalla scuola stessa, con il NIV o nucleo interno di valutazione, il quale è presieduto dal Dirigente Scolastico ed è composto da un nucleo di docenti esperti nella valutazione. Il Nucleo Interno di Valutazione è un organismo scolastico che monitora e valuta il funzionamento della scuola, con l’obiettivo di migliorare la qualità dell’offerta formativa e l’efficacia dell’organizzazione scolastica.
Le funzioni principali del NIV sono:

– l’autovalutazione con l’analisi dei dati e delle informazioni relative alla scuola per redigere il Rapporto di Autovalutazione o RAV;

– il miglioramento, sulla base del RAV, con la definizione e l’attuazione del Piano di Miglioramento o PdM, allo scopo di risolvere le criticità emerse e potenziare i punti di forza della scuola;

– il monitoraggio dell’andamento del PdM, raccogliendo dati e feedback per apportare eventuali correzioni o azioni di miglioramento; – la valutazione del raggiungimento degli obiettivi previsti dal Piano Triennale dell’Offerta Formativa o PTOF e dal PdM, con particolare attenzione ai processi educativi e formativi;

– la socializzazione tramite la condivisione dei risultati delle proprie valutazioni con la comunità scolastica, allo scopo di attuare un confronto aperto e costruttivo.

È utile analizzare i documenti della scuola citati precedentemente, ossia PdM, PTOF e RAV, sia perché sono oggetto di domande sia per poter avere un quadro più dettagliato di quanto esposto prima.

– Il RAV è una piattaforma web, che permette alle istituzioni scolastiche di analizzare: il proprio contesto, i risultati degli studenti e i processi didattici e organizzativi. Il passo successivo è la definizione delle priorità, cioè ciò a cui la scuola deve mirare, e che si trovano definite nella Legge n.107 del 2015 nell’articolo 1, c. 7. Il Rav è strutturato in cinque sezioni: Contesto e Risorse, Esiti, Processi, Autovalutazione, e Priorità, Traguardi, Obiettivi di processo. Queste sezioni permettono alla scuola di analizzare il proprio funzionamento, identificare i punti di forza e di debolezza e le lacune, e definire le azioni di miglioramento.

– Il PdM parte dalle criticità evidenziate dal Rapporto di autovalutazione ed è un processo dinamico che interessa tutta la scuola. Consta di quattro sezioni: scelta obiettivi di processo, decisioni delle azioni per raggiungere ogni obiettivo, pianificazione delle azioni per ogni obiettivo; valutare, condividere e diffondere i risultati del PdM. Il modello proposto è fornito dall’INDIRE o istituto Nazionale di Documentazione, Innovazione e Ricerca Educativa.

– Il PTOF è strettamente legato al RAV e al PdM, perché tali documenti sono strategici per la gestione e lo sviluppo della scuola. Il documento è stato introdotto a livello triennale dalla Legge n.107 del 2015, ma era già presente nella scuola a livello annuale, in chiave di POF, emanato dal Regolamento dell’Autonomia, DPR n.275 del 1999, che recepiva quanto stabilito dalla Legge n. 59 del 1997.

Il PTOF delinea la vision strategica dell’istituzione scolastica, le scelte formative, le attività e i progetti; il documento si articola in diverse sezioni, che coprono vari aspetti dell’attività scolastica, ossia: introduzione e contesto, obiettivi educativi, progettazione curricolare, organizzazione e risorse, valutazione e monitoraggio. Il Piano triennale dell’Offerta formativa è dinamico e seppur triennale, è rivedibile nel mese di ottobre, per revisioni e aggiornamenti, allo scopo di adattarsi alle nuove esigenze e alle nuove risorse. Se vogliamo sintetizzare il tutto, bisogna ricordare che il RAV è il documento di partenza, che offre l’analisi del funzionamento della scuola e identifica le priorità di miglioramento; il PdM pianifica le azioni concrete per raggiungere gli obiettivi prefissati, usando risorse e modalità di organizzazione della scuola; Il PTOF definisce l’identità culturale e progettuale dell’ambiente scolastico, alla luce delle priorità emerse dal RAV e dal PdM.

Per quanto concerne la valutazione interna ed esterna, gli obiettivi comuni sono il miglioramento della qualità dell’offerta formativa, la trasparenza e l’accountability del sistema scolastico. Si attua un’indagine riflessiva, che permette di ripensare, combinare e ricombinare e di cambiare strategie, a seconda del mutamento delle situazioni.

Analizziamo le due fasi della valutazione interna.

Autoanalisi: è il procedimento tramite il quale, la scuola riflette su tutti i processi che attiva. Esso si pone come tecnica di gestione, in quanto è un mezzo per valutare il funzionamento del sistema scolastico ed è anche una strategia di miglioramento, in quanto indica un modo con cui promuovere il cambiamento della scuola.

Autovalutazione: consiste in un processo che coinvolge la scuola nell’esame del proprio operato e che mira al raggiungimento dei risultati previsti. Si basa sull’analisi di dati, documenti e indicatori relativi al contesto, agli esiti degli studenti, alle pratiche didattiche e organizzative. Il suo percorso culmina nella redazione del Rapporto di Autovalutazione, che identifica punti di forza e di debolezza del processo organizzativo, e nella definizione del Piano di Miglioramento.

La valutazione esterna è svolta da enti esterni, come il Nucleo di Valutazione Esterna o NEV nominato dal MIM. Il NEV è un organo del Sistema Nazionale di Valutazione o SNV, ed è responsabile della valutazione esterna delle scuole. È composto da un dirigente tecnico che coordina il gruppo e da due esperti in valutazione, selezionati dall’INVALSI. Il loro compito è verificare la coerenza tra il Rapporto di Autovalutazione della scuola e le priorità e i traguardi dichiarati, considerando risorse e contesto.

Le funzioni del NEV sono la valutazione esterna, con le visite alle scuole per valutare il loro percorso e raccogliere dati attraverso interviste, osservazioni ed analisi; la verifica del RAV, la stesura del Rapporto di valutazione Esterna, ricco di osservazioni e di valutazioni, il supporto al miglioramento della scuola, con indicazioni per migliorare l’operato della scuola e con cui arricchire il Piano di Miglioramento.

Il processo della valutazione esterna è importante per il sistema di valutazione delle istituzioni scolastiche, perché fornisce un quadro oggettivo, utile per il miglioramento continuo dell’Offerta Formativa della scuola.

Miglioramento e qualità dell’ambiente scolastico

La nuova scuola, che si caratterizza come un laboratorio permanente per l’innovazione, è prioritariamente un sistema formativo, dove enti, società civile e mondo economico agiscono in sinergia ed in riferimento alle opportunità formative del contesto, in cui l’ambiente scolastico si muove. Essa, come tutti i sistemi, necessita di un’analisi e di una valutazione della qualità.

Entrambe le valutazioni di sistema, interna ed esterna, mirano al miglioramento continuo dell’istituzione scolastica, funzionale all’implementazione di un processo di innovazione. Il miglioramento della qualità avviene nel contesto della qualità «negativa», perchè si attua l’eliminazione dei difetti e nell’area della qualità «positiva», che consiste nel miglioramento dei requisiti.

Migliorare significa mettersi in discussione, attraverso la flessibilità organizzativa, che permette di lavorare in gruppo, di comunicare trasversalmente, di relazionarsi in rete. Il miglioramento diventa un orientamento, un’azione complessiva attraverso alcune strategie come: l’individuazione delle priorità, l’analisi delle diverse alternative, l’attuazione del problem-solving e la creazione di un tipo di mentalità che si diffonde nell’intero sistema della scuola.

In seguito ai processi di trasformazione di globalizzazione economica, si è passati da un’idea di qualità, riferita al prodotto, a quella indirizzata alla soddisfazione del «cliente» o utente e alla qualità del servizio. Il concetto di cliente indica una molteplicità di soggetti: i clienti diretti, ossia gli studenti e le famiglie, i clienti indiretti intesi come comunità, i clienti individuali e i clienti sociali, tutti in relazione con il sistema scolastico.

La qualità di un servizio può essere definita come la produzione di una risultante adeguata e idonea, grazie ad un utilizzo ottimale delle risorse che si hanno a disposizione. Ne deriva che il controllo della qualità è un sistema di mezzi per poter produrre un servizio che riesce a soddisfare le richieste del cliente, attraverso azioni pianificate, sistematiche e monitorate, le quali contribuiscono a sviluppare un vero e proprio «sistema qualità».

Tale sistema è formato dalla struttura organizzativa, dalle risorse, dalle responsabilità e dalle procedure, per garantire che gli obiettivi di qualità che la scuola si prefigge, siano idonei a soddisfare i bisogni dei clienti.

La metodologia del Progetto Qualità, prendendo in considerazione l’intero processo di erogazione del servizio scolastico, adotta un percorso di formazione operativo concreto, che garantisce una effettiva ricaduta in ogni singola scuola, progettando e realizzando miglioramenti che a poco a poco aumentano la qualità complessiva dell’intera istituzione scolastica.

Diversi sono i modelli riferiti alla qualità della scuola; in generale per la valutazione dell’organizzazione si fa riferimento ad approcci di tipo sistemico e approcci centrati sulla qualità. Costituiscono esempi, gli schemi che rispondono al criterio di efficacia, che caratterizzano il modello delle relazioni umane e quello a sistema aperto, i cui fini sono rappresentati dalla valorizzazione delle risorse umane, il primo e dall’acquisizione e dalla crescita delle risorse, il secondo.

Altri modelli sono quelli a processo interno e quello razionale per obiettivi, che tendono alla stabilità ed al controllo l’uno e alla produttività ed all’efficienza l’altro. I fattori di base del sistema qualità sono la responsabilità della direzione, collegata alla struttura del sistema qualità, al cliente, al personale ed alle risorse materiali e la loro relazione.

Gli elementi operativi del sistema qualità includono:

– un processo di ricerca riguardante le esigenze da soddisfare con il servizio;

– un processo di progettazione riguardante il tipo di servizio;

– la realizzazione del servizio;

– il controllo della qualità;

– il processo di fornitura del servizio.

Il controllo della qualità del servizio scolastico si attua attraverso lo sviluppo, la progettazione, la produzione e la fornitura di prodotti e di servizi utili e sempre soddisfacenti per l’utenza. La qualità del servizio scolastico è garanzia del successo formativo di ogni studentessa e di ogni studente e si controlla attraverso un percorso che si riassume globalmente in circa cinque fasi:

– la qualità attesa, con le aspettative degli utenti;

– la qualità progettata, attraverso l’erogazione del servizio;

– la qualità erogata, con il controllo e il monitoraggio continuo;

– la qualità percepita, tramite il controllo affidato alla soggettività dell’utente;

– la qualità paragonata, con il controllo di erogazione considerato in parallelo con altri sistemi simili.

Puntare alla “qualità totale” significa adottare una strategia che a scuola permette il miglioramento della competitività, della qualità della vita, della produttività del sistema, attraverso l’utilizzo di tecniche e di metodologie efficaci. Gli elementi operativi del sistema qualità includono un processo di ricerca e un processo di progettazione, la realizzazione e la fornitura del servizio, il controllo della qualità. Tra i principi della qualità totale o TQM figurano la leadership, la partecipazione attiva, la gestione delle relazioni ed il miglioramento, concetti da tenere presente nella scuola attuale, in cui la riflessività su cosa si fa va di pari passo con il cambiamento in atto.


Bibliografia

M. Castoldi, Valutare le competenze, Carocci, Roma 2009

M. Pellerey, Cumpetere. Promuovere e valutare competenze nella scuola, Istituto Pedagogico, Bolzano 2008

M. Augé, Nonluoghi, trad. di D. Rolland e C. Milani, Elèuthera- Feltrinelli, Milano 2017

U. Bronfenbrenner, Ecologia dello sviluppo umano, il Mulino, Bologna 2002

Raccomandazione del Consiglio Europeo del 19 dicembre 2016 sui percorsi di miglioramento del livello delle competenze: nuove opportunità per gli adulti

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Carmela Principato

Laureata in lettere moderne, con tesi in Storia del Giornalismo, è docente di lettere in un liceo artistico. È esperta in autoanalisi e autovalutazione di istituto e nella didattica integrata con approccio critico ai media.

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