Via al concorso docenti! Quarto step: analisi delle competenze digitali

Tempo di lettura stimato: 14 minuti
Nell’articolo analizzeremo il quarto punto del bando di concorso per docenti della scuola secondaria, che ha come fondamento le competenze digitali inerenti all’uso didattico delle tecnologie e della multimedialità.

Le competenze digitali per il concorso docenti

Il quarto punto del bando di concorso per i docenti della scuola secondaria include «La padronanza delle competenze digitali inerenti all’uso didattico delle tecnologie e dei dispositivi elettronici multimediali per potenziare la qualità dell’apprendimento» (dal bando di concorso Decreto M.I.M. 26.10.2023, n.205).

Si evidenzia che la padronanza delle competenze digitali implica la capacità di utilizzare in modo sicuro e critico le diverse tecnologie digitali, conoscere la loro influenza sull’apprendimento e promuoverne l’utilizzo in modo responsabile, sfruttandone positivamente le potenzialità.

Nel concorso dei docenti, le competenze digitali del candidato o della candidata sono importanti sia nella prova scritta, che contiene specifici richiami sull’uso delle tecnologie e dei dispositivi digitali, sia nella prova orale, in cui la progettazione efficace dell’UDA o lezione simulata integra le tecnologie dell’informazione e della comunicazione o ICT.

Le competenze digitali valutabili nel concorso comprendono:

– l’uso idoneo degli strumenti digitali, come computer, device, piattaforme online, per il loro futuro utilizzo nell’ambito scolastico, allo scopo di creare e condividere i prodotti didattici;

– la didattica digitale, intesa come la capacità di utilizzare le tecnologie digitali nell’insegnamento, per un apprendimento innovativo, accompagnate da metodologie didattiche differenti;

– la conoscenza di internet e delle varie reti, per la creazione di contenuti digitali a uso didattico, affiancata alla conoscenza dei rischi legati al navigare nel web e al concetto della privacy digitale, riferita alla protezione dei dati personali e al diritto alla riservatezza.

Altre competenze digitali che il docente dovrebbe possedere nell’insegnamento sono:

– le competenze di collaborazione e di comunicazione online, per interagire con le studentesse e gli studenti, con gli altri docenti e con i genitori;

– le competenze per la promozione della cittadinanza digitale, come guida alla responsabilizzazione e all’uso consapevole delle tecnologie;

– le competenze valutative digitali, con l’utilizzo di strumenti digitali per una valutazione in progress del gruppo classe.

È fondamentale anche conoscere i software applicativi, allo scopo di creare e condividere contenuti; essi comprendono, tra gli altri:

– Microsoft Word o LibreOffice Writer o simili, per elaborare testi;

– Microsoft Excel, LibreOffice Calc o simili, per realizzare fogli di calcolo;

– Microsoft Powerpoint, LibreOffice Impress, Google Slides o simili per presentazioni.

Per la costruzione dell’UDA ci serviremo di applicazioni che rappresentano strumenti validi per la creazione di materiali e permettono di esportare i contenuti in diversi formati.

Nello specifico:

– PowerPoint, che si presenta come l’applicazione tradizionale per presentazioni; ha funzionalità più avanzate per animazioni e transizioni; può richiedere più tempo ma è più idoneo per presentazioni complesse.

– Canva, che è un’alternativa online; ha un’interfaccia più intuitiva, con ampie risorse grafiche e modelli predefiniti.

– LibreOffice Impress, la quale è un’applicazione versatile, inclusa nella suite LibreOffice; serve per creare presentazioni multimediali efficaci e realizzare presentazioni con testo, immagini, transizioni e animazioni.

– iWork Keynote, che è un programma di presentazione sviluppato da Apple; è parte della suite iWork e permette di creare presentazioni dinamiche; la sua funzionalità è simile a PowerPoint.

– Presentazioni Google o Google Slide, che fa parte della suite Google Workspace, prima chiamata G Suite; è un’applicazione web gratuita per creare presentazioni anche da dispositivi mobili.

La scelta dipende dalla complessità del contenuto e dalla personalizzazione dell’UDA.

Le competenze di insegnamento nelle TIC sono presenti anche nella formazione iniziale degli insegnanti e nello sviluppo professionale continuo, ciò perché attraverso l’uso delle tecnologie il/la docente favorisce lo spostamento dell’attenzione da cosa si apprende a come si apprende, controlla gli strumenti di comunicazione che si usano, spinge a migliorare lo stile apprenditivo, attraverso la dimostrazione e la padronanza guidata. Gli e le insegnanti, tramite le tecnologie, facilitano il processo formativo, aggiornando i processi di apprendimento disciplinare e interdisciplinare, scegliendo nuove forme di didattica, adottando nuove metodologie e costruendo nuovi ambienti di apprendimento, di comunicazione e di esperienza diretta e indiretta.

Le competenze digitali per l’apprendimento

Le competenze digitali per l’apprendimento, da parte dell’insegnante, si focalizzano sull’uso didattico delle tecnologie e degli strumenti elettronici, con lo scopo di migliorare l’apprendimento delle studentesse e degli studenti. I docenti dovrebbero approcciarsi anche alla conoscenza di framework fondamentali, tra cui:

– DigCompEdu o Digital Competence Framework for Educators: quadro europeo che illustra le competenze digitali degli insegnanti nell’apprendimento; esso definisce ventidue competenze specifiche, raggruppate in sei aree, tra cui compaiono l’apprendimento e la valorizzazione delle competenze digitali delle studentesse e degli studenti.

– TPACK o Technological Pedagogical Content Knowledge: guida che permette agli insegnanti di integrare tecnologia, pedagogia e contenuti, per un insegnamento produttivo; il TPACK si riferisce alla padronanza della materia che si insegna, alla conoscenza delle metodologie didattiche, alla capacità di utilizzo delle tecnologie didattiche.

– SAMR o Substitution, Augmentation, Modification, Redefinition: paradigma che analizza il livello di integrazione della tecnologia in particolari attività didattiche; il modello ha quattro stadi che considerano la tecnologia, come sostituto o trasformazione del modello classico.

-TASC o Teachers And Students improving School Climate together: consiste in un progetto europeo che intende migliorare il benessere in classe attraverso il coinvolgimento diretto di insegnanti e studentesse e studenti; esso si concentra sul clima positivo in classe, la collaborazione attiva e stimola il Task Based Learning o TBL, metodologia didattica che pone al centro dell’apprendimento, il gruppo classe e si serve della tecnologia per facilitare il cooperativismo ed il costruttivismo.

Le competenze digitali per l’apprendimento a scuola da parte dei gruppi classi consistono nella capacità di utilizzare le tecnologie digitali in modo sicuro e responsabile, per apprendere e partecipare attivamente alla proposta scolastica. Tali competenze sono menzionate nelle Competenze chiave per l’apprendimento permanente, definite dal Consiglio dell’Unione Europa nel 2006 e aggiornate nel 2018.

Uno degli aspetti delle competenze digitali è, tra gli altri, la produzione di contenuti digitali, come presentazioni, video e lo sviluppo delle attività didattiche coinvolgenti e motivanti, con la creazione di ambienti di apprendimento sempre più inclusivi.

Il PNSD o Piano nazionale Scuola Digitale è lo strumento della trasformazione moderna e digitale della scuola italiana; introdotto dalla legge 107 del 2015 o legge della Buona Scuola, nell’articolo 1, cc. 56-59 e adottato con decreto del Ministro dell’Istruzione, dell’Università e della Ricerca n. 851 del 2016. Esso consta complessivamente di 35 azioni, comprende la cultura digitale innovativa e promuove la didattica attiva.

Tra le aree di intervento figurano la garanzia, per tutti gli studenti e le studentesse e per il personale scolastico, dell’accesso alle tecnologie e alle risorse digitali, e la trasformazione degli spazi scolastici in ambienti più flessibili, non solo fisici, ma anche virtuali, e adatti all’apprendimento digitale.

Gli ambienti di apprendimento a cui si riferisce il PNSD implicano un’organizzazione complessiva funzionale, che tiene conto degli interventi e delle preferenze di chi apprende e favorisce le relazioni positive tra i vari soggetti coinvolti.

Successivamente il Piano Scuola 4.0 del PNRR o Piano Nazionale di Ripresa e Resilienza del 2021 ha promosso azioni come le Next Generation Labs, che consiste in laboratori per le professioni digitali del futuro, e le Next Generation Classrooms, aule scolastiche trasformate in ambienti di apprendimento innovativi, con torrette atte al collegamento dei dispositivi elettronici, banchi esagonali uniti in quattro isole, libreria e poltrona.

Attraverso la didattica digitale si possono realizzare ambienti di apprendimento collaborativi, con classi virtuali e ambienti digitali, dove sia studenti che docenti interagiscono, per esempio grazie a un LMS o Learning Management system, tipo Moodle (software libero, molto versatile, che rappresenta un ambiente virtuale di interazione tra docenti e studenti, con condivisione di materiali didattici, lezioni e attività formative). Anche Google Classroom consente una maggiore comunicazione tra docenti e studenti, attraverso la creazione, da parte del docente, di corsi virtuali online, l’invio di materiali, la creazione di moduli e la condivisione di contenuti e risorse da parte del gruppo classe. Classroom permette anche compiti interattivi che danno una risposta in tempo reale o programmata, con la semplificazione dell’apprendimento. Esso si combina con Google Meet per la creazione di video lezioni e con Drive condiviso per la diffusione e la divisione dei compiti.

Per rendere l’apprendimento più efficace è utile citare anche il Learning Designer, strumento web-based, che si adatta a diversi settori, tra cui quello scolastico, in cui il docente crea materiali, contenuti e piani didattici per raggiungere gli obiettivi prefissati. Anche qui c’è l’utilizzo di piattaforme online per creare attività di insegnamento/apprendimento (TLA) e la tecnologia è al servizio della didattica con percorsi di apprendimento che implicano: esplorazione e scoperta, investigazione e discussione, alla presenza del docente in alcune fasi e con l’autonomia dei gruppi di lavoro.

La didattica digitale e le tecnologie didattiche

Le tecnologie didattiche fanno riferimento a un ambito interdisciplinare il cui focus è rappresentato dai processi didattici, metacognitivi e metacomunicativi che usano le TIC, ma non coincide con esse; le TIC, infatti, riguardano le tecnologie utilizzate o utilizzabili nella didattica, la cui caratteristica prevalente è tecnologico-digitale.

L’offerta formativa utilizza la multimedialità, la tecnologia informatica, il linguaggio multimediale, per il miglioramento dell’azione educativa e didattica. Gli obiettivi che possono essere raggiunti sono molteplici: sviluppare il coinvolgimento emotivo, sollecitare la motivazione intrinseca e stimolare il piacere di fare e di ragionare su cose concrete. Ci si immerge in un ambiente accattivante, che spinge al coinvolgimento personale, al gusto della scoperta e alla capacità di risolvere un problema. Attraverso un uso consapevole e mirato delle tecnologie in certi contesti si può promuovere la concentrazione, l’attenzione e la memorizzazione; si può migliorare inoltre l’impegno, contribuire allo sviluppo formativo e potenziare gli stili di apprendimento individuali, con l’organizzazione delle informazioni, in modo da sviluppare le potenzialità di ognuno e costruire nuove conoscenze.

La didattica digitale è un approccio che potenzia l’apprendimento e offre opportunità interessanti sia per insegnanti sia per studenti, mentre le nuove tecnologie hanno ridato forza alle correnti pedagogiche basate sul costruttivismo di Bruner e ai laboratori promossi da Freinet, caratterizzati da un ambiente dinamico e dalla didattica del fare insieme.

Le tecnologie stimolano le intelligenze multiple (Gardner 2013), sollecitano un apprendimento significativo e metacognitivo, attraverso una didattica collaborativa e cooperativa, che si muove in chiave dell’interdisciplinarietà. Gli strumenti digitali favoriscono un atto apprenditivo più duraturo e personalizzato, migliorano il processo di insegnamento/apprendimento e il rapporto insegnante e studente. Esse creano ambienti di apprendimento interattivi, che esplorano concetti complessi in modo pratico e coinvolgente e stimolano a produrre contenuti digitali diversi. La didattica innovativa digitale fa quasi scomparire la tradizionale lezione frontale, presente solo in alcuni momenti, e porta avanti l’idea del docente come regista dell’azione didattica, facilitatore del processo apprenditivo e punto di riferimento per il successo formativo di tutti, con la creazione di percorsi su misura per le esigenze di ognuno.

Si promuove l’apprendimento cooperativo strutturato attraverso alcuni impianti di lezione diversa, tra cui:

didattica laboratoriale: modo intenzionale di operare in classe che privilegia la didattica esperienziale, capace di coinvolgere, di suscitare interesse e motivazione, di far imparare in modo pratico, combinando pratica e teoria; attraverso tale metodologia, le aule sono intese come laboratori, adeguate a una didattica attiva che non fa perno su una trasmissione passiva e l’imparare a memoria, ma permette un apprendimento basato sull’Inquiry Learning, cioè su processi di apprendimento fondati sull’esperienza e sull’indagine globale.

Flipped Classroom o insegnamento capovolto: «la lezione diventa compito a casa, mentre il tempo in classe è usato per attività collaborative, esperienze, dibattiti e laboratori. In questo contesto, il docente non assume il ruolo di attore protagonista, diventa piuttosto una sorta di facilitatore, il regista dell’azione didattica» (dal sito Indire).

Apprendimento basato sui problemi o Problem Based Learning, in cui gli studenti affrontano problemi reali o simulati attraverso la strategia del problem solving.

Apprendimento basato sui progetti, nel quale gli studenti creano un progetto completo utilizzando le conoscenze acquisite.

Digital Storytelling, in cui le studentesse e gli studenti creano delle storie digitali, con l’uso di video, immagini, suoni e testi.

Una citazione merita anche Google Gemini, che rappresenta un’intelligenza artificiale integrata in Google Workspace for Education, che opportunamente usato agevola e semplifica il lavoro di ricerca e di rielaborazione dei contenuti di insegnanti e di studenti.

Uso didattico delle tecnologie

L’uso didattico delle tecnologie e dei dispositivi elettronici multimediali integrati favorisce la collaborazione tra studenti e personalizza il processo di insegnamento/apprendimento. Il gruppo classe, infatti, può sviluppare il processo attentivo, sentirsi più coinvolto e interessato alla proposta didattica, e l’accesso a nuove risorse può aumentare la creatività e la produzione di soluzioni originali. L’uso delle tecnologie nella didattica permette immediatezza e rapidità nello scambio di informazioni, maggiore fruizione dei contenuti, creazione di un percorso trasversale e la diffusione di un clima positivo in classe. Tale uso costituisce una risorsa soprattutto nelle difficoltà di apprendimento con l’uso del tablet e del computer, i quali intervengono a sostegno di studentesse e studenti con DSA. Anche l’impiego delle sintesi vocali, che determinati software mettono a disposizione, può rappresentare una soluzione risolutiva, realizzando da un lungo testo una sintesi più concisa e più comprensibile da parte di chi apprende. La realizzazione di mappe concettuali permette una maggiore ritenzione, grazie alla trasformazione di un argomento scritto o orale da parte del docente, in una rete visiva e immediata. In questo modo è possibile, in senso metacognitivo per tutta la classe, ricavare varie informazioni in maniera semplice, e avere, al tempo stesso, uno strumento di studio efficace. La creazione di mappe concettuali si ha attraverso software freemium, come Mindomo, che offre vari modelli, e Monica che è un generatore di mappe mentali AI online, il quale permette anche la conversione di audio in testo.

Uso didattico della multimedialità

Oggi si parla di scuola di multimedialità, di linguaggio multimediale, di didattica multimediale. Il linguaggio multimediale comunica i messaggi utilizzando una pluralità di codici espressivi, come immagini, movimenti, colori, musiche, suoni, parole. Già la Media Education, nata negli anni Settanta, è stata una disciplina che ha proposto un nuovo modo di lavorare, prefiggendosi sia una comprensione critica sia una partecipazione attiva e dinamica, per cui le studentesse e gli studenti erano spinti a formulare giudizi basati su una propria interpretazione.

La multimedialità annuncia il laboratorio, che integra teoria e pratica e permette tre momenti fondamentali: la costruzione, l’interpretazione e la ricostruzione, puntando sull’arricchimento del come si conosce, attraverso l’uso di strategie diverse, di metodologie attive e del potenziamento della creatività, atto che porta ad intuire nuove e produttive combinazioni (Bruner 1972).

La Media Literacy o alfabetizzazione ai media è ritenuta uno sforzo conoscitivo indirizzato a sviluppare una competenza, stimolando un’acquisizione più ampia riguardo le risorse mediali e per tale motivo occupa un ruolo importante e costituisce la base dell’apprendimento dei mezzi di comunicazione, che attualmente esistono.

L’inclusione, la problematizzazione, la sperimentazione e la didattica metacognitiva stimolano la consapevolezza dei processi di apprendimento messi in atto, attraverso l’utilizzo dei linguaggi multimediali, che fanno della multimedialità un ambiente di apprendimento dove esiste la collaborazione tra pari, la strutturazione attenta sia dello spazio sia del tempo, e che si basa sulle forme di flessibilità organizzativa e didattica annunciate nella scuola italiana dal DPR n.275 del 1999 o Regolamento dell’autonomia e confermate dalla legge 107 del 2015 nell’articolo 1.

Considerazioni

L’analisi delle tecnologie mostra i lati positivi della didattica digitale, ma bisogna riflettere anche sui rischi da dipendenza da schermo, sulla facilità della distrazione, sulla superficialità della navigazione online, e non dare nulla per scontato. L’empatia e la collaborazione spingono a un’elaborazione dell’informazione più profonda, e mentre la risposta immediata con il digitale offre subito la soluzione, la ricerca sui materiali di studio avvia allo sviluppo di un pensiero critico duraturo. Come docenti, teniamolo sempre a mente.


Bibliografia

J.S. Bruner, Il conoscere. Saggi per la mano sinistra, Armando Editore, Roma 1972

A. Calvani, I nuovi media nella scuola. Perché, come, quando avvalersene, Carocci, Roma, settima ristampa 2013

P. Camagni, R. Nikolassy, Tecnologie informatiche, Hoepli, Milano 2012

H. Gardner, Formae mentis-Saggio sulla pluralità dell’intelligenza, trad. it. di L. Sosio, Feltrinelli, Milano 2013

Condividi:
Carmela Principato

Laureata in lettere moderne, con tesi in Storia del Giornalismo, è docente di lettere in un liceo artistico. È esperta in autoanalisi e autovalutazione di istituto e nella didattica integrata con approccio critico ai media.

Contatti

Loescher Editore
Via Vittorio Amedeo II, 18 – 10121 Torino

laricerca@loescher.it
info.laricerca@loescher.it