Il settimo punto del bando di concorso per i docenti della scuola secondaria include «La conoscenza dei seguenti documenti in materia educativa: Organizzazione delle Nazioni Unite-la Risoluzione adottata dall’Assemblea Generale il 25 settembre 2015; Trasformare il nostro mondo-l’Agenda 2030 per lo Sviluppo Sostenibile; Raccomandazione del Consiglio dell’Unione Europea, relativa alle competenze chiave per l’apprendimento permanente del 22 maggio 2018; Risoluzione del Consiglio: quadro strategico per la cooperazione europea nel settore dell’istruzione e della formazione verso uno spazio europeo dell’istruzione e oltre, 2021-2030» (dal bando di concorso Decreto M.I.M. 26.10.2023, n. 205).
Uno sguardo all’Unione Europea in materia di istruzione
Prima di parlare dei documenti europei, oggetto del bando, è utile conoscere gli obiettivi riguardanti l’internazionalità dei sistemi scolastici, che comprendono: il miglioramento del potenziale dei risultati degli studenti, attraverso processi di innovazione didattica, anche in un’ottica internazionale; l’aumento in modo sistematico della flessibilità curricolare attraverso modelli didattici innovativi aperti; la realizzazione dell’acquisizione delle competenze dei cittadini, con l’aumento del concetto di cittadinanza globale, l’attuazione del legame tra lo sviluppo delle competenze e la piena comprensione delle sfide generate dalla mondializzazione degli scambi.
A tal proposito è proficuo menzionare un documento europeo che riguarda i concetti generali dell’istruzione in Europa, la Raccomandazione sulla promozione di valori comuni di un’istruzione inclusiva e della dimensione europea dell’insegnamento del 2018, in cui si insiste sul concetto che l’istruzione europea deve essere rafforzata e migliorata, perché ha un ruolo cruciale nella promozione di valori comuni. Essa infatti, secondo il documento, garantisce l’inclusione sociale, afferma i valori democratici, promuove il rispetto dei diritti fondamentali anche nei confronti di persone provenienti da altri contesti.
Per quanto riguarda la pratica dell’insegnamento, in linea di massima in tutti i Paesi dell’Unione, l’insegnamento non è mai considerato come un’attività di sola applicazione di programmi ministeriali o centrali, decisi dall’alto, e l’autonomia metodologica e didattica, sia a livello individuale sia a livello collegiale inoltre, è riconosciuta in tutti i sistemi scolastici.
Dalla serie dei Quaderni di Eurydice, dedicati ai sistemi scolastici europei, emerge che, nel curricolo obbligatorio, la percentuale relativa ai tempi di istruzione che deve essere dedicata a determinate materie è abbastanza simile nei vari Paesi. A livello primario, è data maggiore attenzione alla lettura e alla scrittura, e in quasi tutti i Paesi forte accento è posto, a livello secondario, sulle lingue straniere.
Nei sistemi occidentali prevalgono tre sistemi di cambiamento che riguardano l’istruzione: il modello ordinamentale, presente in Germania, Italia e Francia, che parte dal concetto che un sistema cambia quando è varata una legge che ne modifica l’aspetto; il modello processuale, attuato in Inghilterra, che definisce un piano a medio-lungo periodo con vari fattori che integrano il sistema, ossia i servizi, l’organizzazione e le tecnologie; il modello osmotico, applicato particolarmente a livello scuola, in cui è l’organizzazione dell’istituto scolastico che si deve adattare ai cambiamenti continui del macrosistema sociale, attraverso nuove modalità e nuove attività.
I Paesi che si distinguono a livello europeo sono l’Estonia per la sua società digitalizzata, le scuole pubbliche gratuite e l’attenzione alla tecnologia, e la Finlandia, che è riconosciuta per il suo sistema inclusivo, equo e incentrato sul benessere degli studenti, con l’interesse principale alla creatività, al pensiero critico e ad un curriculum scolastico meno carico di compiti.
Per quanto riguarda i modelli organizzativi, in Europa sono diffuse tre modalità riguardo all’istruzione primaria e secondaria inferiore: la prima prevede un’istruzione a struttura unica, tipicamente caratterizzante i Paesi nordici, ad esempio Finlandia e Svezia, dove l’istruzione viene offerta senza transizioni dall’inizio alla fine del percorso scolastico obbligatorio; la seconda prevede l’offerta di un curricolo comune di base, nell’ambito del quale al completamento dell’istruzione primaria, si passa all’istruzione secondaria inferiore, seguendo un curricolo comune di base di tipo generale, che si riscontra in Paesi quali l’Italia, la Francia, la Spagna; la terza, infine, è caratterizzata da un’istruzione secondaria inferiore differenziata, come quella che si trova nel sistema educativo tedesco.
L’istruzione secondaria varia nei Paesi europei, ma in genere l’obbligo termina tra i 15 e i 16 anni, con eccezioni come l’Italia e la Germania, che dura fino a 18 anni. Alcuni Paesi, come la Finlandia, hanno un sistema unificato e obbligatorio fino ai 18 anni, con un forte accento sulla continuità, e altri sistemi, come la Germania, si basano sull’alternanza scuola-lavoro, con il sistema duale, per una formazione professionale più concreta.
La struttura della scuola secondaria prevede di solito la divisione tra percorsi liceali generali e professionali, che portano a diversi tipi di diplomi.
Risoluzione adottata dall’Assemblea Generale il 25 settembre 2015
La Risoluzione adottata dall’Assemblea Generale dell’ONU il 25 settembre 2015, numero 70/1, ha sancito l’adozione dell’Agenda 2030 per lo Sviluppo Sostenibile, intitolata Trasformare il nostro mondo. È un piano d’azione globale che è stato sottoscritto da 193 Stati membri, fissa 17 Obiettivi di Sviluppo Sostenibile o Goal, e contiene un ampio numero di targets, frutto di una visione che viene definita «people centred», con la lotta alla povertà e alla fame, la promozione della salute e dell’istruzione, l’uguaglianza di genere, la gestione sostenibile di acqua e energia e la protezione dell’ambiente. Il documento mira a sradicare la povertà, a proteggere il pianeta e a garantire prosperità per tutti. Gli obiettivi devono essere raggiunti entro il 2030.
Agenda 2030
L’Agenda 2030 del 2015 definisce un quadro per lo sviluppo sostenibile a livello globale. Si basa su cinque aree di intervento chiave: Persone, Pianeta, Prosperità, Pace e Collaborazione. È costituita da un preambolo e 91 paragrafi che delineano i 17 obiettivi e 169 target. Nell’Agenda 2030 per lo sviluppo sostenibile si armonizzano tre aspetti: la crescita intelligente, la crescita sostenibile e la crescita inclusiva. L’Agenda è entrata in vigore il primo gennaio 2016, e ha sostituito i precedenti Obiettivi di Sviluppo del Millennio o Millennium Development Goals, che avevano orientato l’azione internazionale allo sviluppo nel periodo 2000-2015. Gli obiettivi, collegati e indivisibili, si basano su tre dimensioni dello sviluppo sostenibile: la crescita economica, l’inclusione sociale, la tutela dell’ambiente, ed estendono l’Agenda 2030 dal solo pilastro sociale, previsto dagli Obiettivi del Millennio, ad altri due pilastri: economia e ambiente. Le cinque P dell’Agenda riguardano:
– le Persone, per eliminare fame e povertà e garantire dignità e uguaglianza;
– la Prosperità, per tutelare vite in armonia con la natura;
– la Pace, per promuovere società pacifiche e inclusive;
– la Partnership, per implementare l’Agenda;
– il Pianeta, per proteggere le risorse naturali e il clima per le generazioni future.
Raccomandazione del Consiglio dell’Unione Europea, relativa alle competenze chiave per l’apprendimento permanente del 22 maggio 2018.
La prima definizione delle competenze in Italia appare nel Decreto Ministeriale, numero 9 del 2010, che ha introdotto l’obbligo di certificazione delle competenze al termine del ciclo di studi decennale e quindi alla fine del secondo anno di scuola secondaria di secondo grado.
Il documento definisce la competenza come la capacità di utilizzare le proprie conoscenze per affrontare compiti e problemi in contesti reali o simulati, distinguendola dal concetto di conoscenza, con cui si sottintende il sapere e dalla definizione di abilità, che indica il saper fare.
Nella Raccomandazione del Consiglio europeo del 22 maggio 2018, numero 189/01, sono elencate le otto Competenze chiave per l’apprendimento permanente.
Il documento è un’evoluzione della precedente Raccomandazione del 2006, per rispondere meglio ai cambiamenti sociali, economici e tecnologici, concentrandosi sull’apprendimento permanente, o lifelong learning, per tutti.
Le differenze principali tra le due raccomandazioni riguardano l’aggiornamento delle competenze chiave, l’accento più forte sulle competenze trasversali, la maggiore importanza e centralità data alla competenza digitale e alla competenza sull’imprenditorialità, allo scopo di creare nuove opportunità.
La nuova Raccomandazione, oltre a superare una visione statica dei contenuti, offre un quadro più inclusivo con riferimento ai diversi contesti di apprendimento: formale, non formale e informale. L’apprendimento formale avviene in un contesto organizzato e strutturato ed è finalizzato a una certificazione; l’apprendimento non formale è connesso ad attività pianificate, ma non esplicitamente progettate come apprendimento; l’apprendimento informale è costituito da forme di apprendimento attraverso l’esperienza di attività del quotidiano legate al lavoro, alla famiglia, al tempo libero, e non è strutturato.
Il punto chiave del documento è l’apprendimento continuo, rafforzando l’idea di sviluppare competenze per tutto l’arco della vita e nei diversi contesti.
Secondo il Consiglio Europeo, le competenze chiave per l’apprendimento permanente sono utili per lo sviluppo personale, l’occupabilità, l’inclusione sociale e la cittadinanza attiva.
Risoluzione del Consiglio su un quadro strategico per la cooperazione europea nel settore dell’istruzione e della formazione verso uno spazio europeo dell’istruzione e oltre, 2021-2030.
La Risoluzione del Consiglio riguardante il quadro strategico per la cooperazione europea nel settore dell’istruzione e della formazione, 2021-2030, è un documento che stabilisce obiettivi e principi per migliorare l’istruzione e la formazione in Europa. Essa si basa su iniziative precedenti, ma mira a rafforzare fortemente la cooperazione nell’istruzione tra gli Stati membri dell’Unione europea, per costruire società più inclusive e per sostenere la competitività europea.
Tra gli obiettivi principali figurano il miglioramento della mobilità degli studenti e, attraverso quadri standard, il riconoscimento delle qualifiche in Europa; la promozione di un’istruzione inclusiva e di qualità, che mira a ridurre le differenze in materia educativa; il riconoscimento dell’importanza delle competenze digitali e sostenibili, importanti per l’economia europea futura.
L’Unione Europea considera l’istruzione come uno strumento essenziale non solo per il progresso economico, ma anche per la costruzione di società più inclusive; essa è vista come mezzo insostituibile per preparare cittadini capaci di affrontare realtà complesse e lavorative.
Le azioni della Risoluzione sono volte a elevare lo standard dell’insegnamento e a garantire che il personale educativo sia motivato e supportato nella sua professione.
Il Quadro europeo delle qualifiche o QEQ, European Qualifications Framework, del Parlamento Europeo e del Consiglio dell’Europa, prima citato, è uno strumento creato nel 2008, che rende le qualifiche dei diversi Paesi europei più facili da comparare, grazie a un sistema comune basato su otto livelli. Ogni livello, da quello Base, connotato come livello 1, a quello universitario avanzato, indicato come Livello 8, descrive conoscenze, abilità e competenze, in chiave di autonomia e responsabilità, per tutte le qualifiche, dalle scolastiche alle professionali e alle universitarie. La classificazione si basa sui risultati dell’apprendimento, ossia su ciò che una persona sa, comprende ed è in grado di fare al termine di un iter formativo. L’obiettivo è aumentare la mobilità lavorativa e di studio e la trasparenza dei livelli delle qualifiche.
Il quadro è stato rivisto nel 2017, con lo scopo di dare nuovo slancio alla sua implementazione. Le principali revisioni includono l’aggiornamento delle procedure di referimento ai livelli descritti nel documento, il miglioramento della comunicazione dei criteri descrittivi per aumentare la trasparenza e la comparabilità delle qualifiche e l’incentivo alla cooperazione con Paesi terzi.
In particolare, il termine «competenze» è stato sostituito dal criterio «autonomia e responsabilità» per descrivere i diversi livelli.
Riferimenti e bibliografia
Raccomandazione sulla promozione di valori comuni di un’istruzione e della dimensione europea dell’insegnamento del numero 70/1, 2018.
Livelli di responsabilità e autonomia delle scuole in Europa, numero monografico, Eurydice, sito web ufficiale Eurybase, 2009.
Strutture dei sistemi educativi europei: diagrammi 2020/2021, Eurydice, sito web ufficiale Eurybase, 2020.
F. Butera, B. Coppola, A. Fasulo, E. Nunziata, Organizzare le scuole nella società della conoscenza, Carocci, Roma 2002
Agenda 2030 per lo sviluppo sostenibile, 2015.
Raccomandazione del Consiglio dell’Unione Europea, relativa alle competenze chiave per l’apprendimento permanente del 22 maggio 2018 numero 189/01.
Risoluzione del Consiglio su un quadro strategico per la cooperazione europea nel settore dell’istruzione e della formazione verso uno spazio europeo dell’istruzione e oltre (2021-2030).
Quadro europeo delle qualifiche, 2008.
***
Leggi tutti gli articoli della serie Via al concorso docenti:
https://laricerca.loescher.it/via-al-concorso-docenti/
https://laricerca.loescher.it/via-al-concorso-docenti-secondo-step-focus-su-psicologia-e-pedagogia/
https://laricerca.loescher.it/concorso-docenti-terzo-step-personalizzazione-individualizzazione-didattica/
https://laricerca.loescher.it/via-al-concorso-docenti-quarto-step-analisi-delle-competenze-digitali/
https://laricerca.loescher.it/via-al-concorso-docenti-quinto-step-autovalutazione-istituto-miglioramento-scolastico/
https://laricerca.loescher.it/via-al-concorso-docenti-sesto-step-conoscenza-della-legislazione-e-della-normativa-scolastica/