Riapre a Roma la Casa Museo “Mario Praz”

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Dal 2 marzo nuovamente visitabile la collezione di arredi e opere d’arte di 1200 pezzi riunita dal celebre anglista a Palazzo Primoli.
Dentro la casa museo. Foto dell’autore.

A Roma, in via Zanardelli, è Palazzo Primoli, l’ultima residenza di Mario Praz. Dal 1986, quando fu acquistata dallo Stato italiano, è una delle rare case-museo in Italia, che accoglie la collezione di arredi e opere d’arte (1.200 pezzi) riunita dal celebre anglista. Dal 1995 la casa museo Praz è aperta al pubblico come polo museale alle dipendenze della Galleria Nazionale d’Arte Moderna. Dal 2 marzo è nuovamente visitabile dopo un periodo di chiusura di circa 4 anni per consentire lavori di restauro e ristrutturazione.

Palazzo Primoli, in origine del conte-dandy Giuseppe Primoli, fu un noto ritrovo mondano durante la Belle Époque: qui Gabriele D’Annunzio il 16 marzo 1908 conobbe la contessa russa Nathalie de Goloubeff, sua futura amante e musa ispiratrice della Fedra, che il poeta ribattezzò «Donatella Cross».

Dentro la casa museo. Foto dell’autore.

Praz vi si trasferì intorno alla metà degli anni Sessanta, dopo aver lasciato Palazzo Ricci, la casa della vita di via Giulia. L’appartamento è al terzo piano: un ipogeo che conserva splendori che il tempo non ha ancora offuscato, affollato di quadri, consolle, collezioni di cere, pitture Biedermeier, una barcellonette della Restaurazione e ninnoli di ogni sorta. Se i dettagli dell’arredo sfuggono molto facilmente, l’atmosfera che si percepisce, la Stimmung del proprietario, è inconfondibile.
Praz ha messo su un piccolo museo (per un totale di 782 opere) ed è riuscito a cristallizzare un mondo. Un arredo non sfarzoso, ma a cui presiede un gusto prezioso.

Dentro la casa museo. Foto dell’autore.

L’abitazione si compone di nove ambienti, preceduti da un piccolo ingresso e raggruppati in due nuclei collegati da una stanza di passaggio, una galleria, uno studio che accoglie tra l’altro una collezione di ritratti a cera (sec. XVII-XIX), una camera da letto decorata da grandi «papier peint» di fine xv sec., la stanza delle biblioteche, una seconda camera da letto che ospita mobili in miniatura e giocattoli a molla dell’Ottocento, una camera da pranzo rosso pompeiano.
A parte una testa attribuita allo scultore Antonio Canova, le restanti opere sono di artisti minori italiani, francesi, svizzeri, austriaci, inglesi e tedeschi, tra cui Giuseppe Borsato, Carlo Labruzzi, Francois-Xavier Fabre, Achille Etnà Michallon, Jacques Sablet, Edward Henry Whenert, William Dunkel, Johann Philip Hackert), mentre mobili e arredi appartengono a diverse manifatture europee. Due statue raffiguranti Cupido, rispettivamente di Adamo Tadolini e Tito Angelini, sono poste all’inizio e alla fine del percorso, l’una a rappresentare l’eros nel pieno del suo vigore e l’altra col dardo spezzato la cessazione d’ogni desiderio.

Dentro la casa museo. Foto dell’autore.

Praz non fu un mero accumulatore di oggetti: ai mobili egli si rivolse come se fossero presenze vive che scandiscono l’esistenza; la casa e il suo arredamento sono proiezione diretta dell’io. Per Praz lo stile è l’uomo; la casa è l’uomo. L’ambiente circostante è un “potenziamento dell’anima”, un museo dell’anima, un archivio delle sue esperienze; essa vi ripercorre la propria storia, ed è costantemente consapevole di sé; l’ambiente è la sua «cassa armonica dove, e costì soltanto, le sue corde rendono la loro autentica vibrazione; tutto l’ambiente finisce col diventare un calco dell’anima, l’involucro senza il quale l’anima si sentirebbe come una chiocciola priva della sua conchiglia», come «l’antichissima zampa di leone conserva ancora qualche vestigio del primitivo significato sacrale che era di trasfondere la sua virtù, la sua forza, nella persona che sedeva sulla seggiola così sostenuta». Nonostante il gran numero di oggetti possa suscitare in un primo momento una sensazione di stordimento, la disposizione degli arredi e la geometria che ne viene comunicano un pacato senso di ordine, che rende l’appartamento un buen retiro dove ritirarsi per fuggire alle brutture della esistenza globalizzata e alla caotica Roma odierna.

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Giuseppe Balducci

Nato nel 1992, ha compiuto studi letterari. Consulente editoriale per vari editori, ha curato testi di Mario Praz, Pierre Loti, Marcel Proust e Henry de Montherlant

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