Non menti, ma segni

Tempo di lettura stimato: 2 minuti

 «L’IA non pensa, non capisce, non mente. Produce segni.» Con questa provocazione, Davide Picca, docente di Linguistica Computazionale e Digital Humanities all’Università di Losanna, ha aperto il suo intervento alla Biennale Tecnologia, sfidando il modo in cui siamo abituati a parlare  (e a pensare) all’intelligenza artificiale.

La tesi è semplice nella forma, radicale nella sostanza: ogni volta che diciamo che un modello linguistico «comprende», «ragiona» o «crede», stiamo usando categorie mutuate dalla psicologia, proiettando su una macchina una soggettività che non possiede. Picca propone invece di adottare il vocabolario della semiotica – la scienza dei segni – attingendo a due grandi tradizioni: quella di Charles Sanders Peirce e quella di Umberto Eco.

Nella triade peirciana (representamen, oggetto, interpretante), i grandi modelli linguistici come ChatGPT o Claude occupano un posto preciso: producono il representamen, la forma simbolica, il testo ma non hanno accesso all’oggetto, cioè al mondo reale. Il significato, l’interpretante, emerge altrove: nella mente del lettore. «L’LLM naviga la cultura, non la realtà», ha spiegato Picca. «Ogni output è un atto di navigazione dentro la semiosfera del training data».

Faceplate and lens of the computer "HAL 9000" from the movie "2001 - A Space Odyssey", part of a display at the exhibition Stanley Kubrick: The Exhibit, TIFF, in Toronto/Canada
La lente di “HAL 9000” esposta alla mostra “Stanley Kubrick: The Exhibit”, TIFF, Toronto (da Wikimedia).

A illustrare la tesi, un esempio cinematografico diventato fil rouge del talk: HAL 9000, il computer di 2001: Odissea nello Spazio. Quando HAL pronuncia la celebre frase «Mi dispiace, David, purtroppo non posso farlo», non sta mentendo né esprimendo una volontà di sopravvivenza. Sta producendo un segno. Siamo noi – spettatori, utenti, lettori – a riempirlo di intenzione, paura, coscienza.

«HAL non ha mentito, ha segnato. E i segni producono effetti indipendentemente dall’intenzione di chi li emette», afferma lo studioso.

Picca ha presentato anche uno strumento analitico originale, articolato su tre dimensioni: Ground (il tipo di relazione tra segno e referente), Lambda (il livello di elaborazione linguistica, dal letterale al metalinguistico) e Isotopia (la coerenza interna del testo). Lo strumento consente di classificare gli output di un LLM in diciotto profili semiotici distinti, utili tanto alla ricerca quanto alla didattica critica dell’IA.

Il messaggio finale è un invito alla consapevolezza: «Il linguaggio non descrive la realtà, la costruisce. E le macchine che producono linguaggio cambiano il mondo anche senza una mente dietro. Usatele sapendo cosa sono: operatori semiotici, non soggetti pensanti».

Condividi:

Contatti

Loescher Editore
Via Vittorio Amedeo II, 18 – 10121 Torino

laricerca@loescher.it
info.laricerca@loescher.it