L’alunno come eroe dell’umanità: il potere della parola e della cura in classe. Parte IV

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Come si può passare dall’alienazione all’inclusione? Un articolo in cinque parti che pone in dialogo Vittorini con Jeremias e Hardwick: la dialettica tra “quiete della non speranza” e parola performativa mostra come la dignità nasca da una cura che trasforma la fragilità in risorsa. L’inclusione autentica è un atto fondativo della comunità, che riconoscendo l’altro lo restituisce alla sua identità di eroe del quotidiano. Parte quarta: l’alunno come eroe della sua umanità

L’eroismo del quotidiano: la spontaneità come forza

Silvestro conclude la sua parabola come un uomo comune che ha finalmente decriptato il codice della propria essenza. La sua grandezza risiede in una dimensione intima e universale. Ciò che fa di Silvestro un eroe moderno è il suo rapporto naturale col mondo, quella che potremmo definire una spontaneità innata e primordiale. Egli non ambisce alla gloria né alla visibilità. Il suo è un eroismo della vulnerabilità, che attraversa il dubbio e l’errore per approdare a una consapevolezza ferita ma autentica.

Questa prospettiva ribalta il concetto tradizionale di successo. Essere eroi nella propria umanità significa possedere la tenacia di non soccombere all’apatia, trasformando la sofferenza in un cantiere di rinascita. Per la e lo studente, questo si traduce nel coraggio di abitare le proprie fragilità senza nasconderle, scoprendo che la vera statura morale non deriva dall’assenza di cadute, ma dalla capacità di sentire e riconoscere l’altro/a attraverso le proprie crepe.

Il riscatto degli offesi: dalla solitudine alla solidarietà

Vittorini colloca il protagonista nel cuore del mondo degli offesi, tra coloro che subiscono il peso dell’ingiustizia e del silenzio. Tuttavia, il messaggio del romanzo è un monito etico potentissimo, il rifiuto categorico di scivolare dal ruolo di offeso a quello di offensore. La vera metamorfosi avviene tramite la solidarietà, intesa come riconoscimento di appartenenza a un destino comune. Solidarietà umana e rinascita degli offesi cessano di essere un topos letterario per farsi imperativo pedagogico.

In questa luce, l’alunno/a non si salva fuggendo dal mondo o primeggiando sugli altri, ma si salva nel mondo, assumendosi la responsabilità della propria debolezza e accogliendo quella dei compagni e delle compagne. L’eroismo educativo è atto radicale di riscoprirsi parte viva di una comunità che integra le ferite di ciascuno.

Crescere anziché vincere: la pedagogia dell’inclusione

Se trasportiamo la lezione vittoriniana tra i banchi, la scuola si rivela come una palestra di partecipazione attiva, dove la/lo studente non è un vaso da riempire, ma l’architetto del proprio riscatto. Non a caso il nome Silvestro «richiama subito il potere magico connesso con gli elementi primitivi catturati nel legno verde dell’albero […] e insieme fa oscuramente presagire […] un legame di possibile offuscamento di quel rapporto solare-naturale con i dati fisici della realtà»[1], una tensione simbolica che riflette il percorso di crescita dell’eroe vittoriniano, non colui che vince, ma colui che cresce. Questo principio è il cardine dell’inclusione. Lo studente eroe è colui che, inciampando, trova una rete di relazioni, docenti, compagni, comunità, pronta a sorreggerlo.

Pensiamo ai ragazzi che convivono con disabilità, disturbi dell’apprendimento o fragilità sociali. In una scuola autentica, la loro differenza smette di essere uno stigma per diventare lo spazio di una rinascita collettiva. L’eroismo in classe consiste nel condividere il peso del cammino, dimostrando che si cresce davvero solo quando nessuno è costretto a camminare da solo.

(continua)


Note

[1] E. Catalano, La forma della coscienza: l’ideologia letteraria del primo Vittorini, edizioni Dedalo, Bari 1977, pag. 67.


Bibliografia

E. Catalano, La forma della coscienza: l’ideologia letteraria del primo Vittorini, edizioni Dedalo, Bari 1977.

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Dalila Sabella

Dopo la Laurea Magistrale in Filologia, Linguistica e Tradizioni Letterarie (Università “G. d’Annunzio” di Chieti-Pescara, 2018), ho intrapreso la carriera nell’insegnamento come docente di sostegno in una scuola secondaria di primo grado della provincia di Pescara. Successivamente ho insegnato lettere nelle scuole secondarie di primo e secondo grado della provincia di Ancona, maturando competenze didattiche in contesti eterogenei. Tornata in Abruzzo, ho superato le selezioni per il TFA sostegno per entrambi i gradi scolastici. Attualmente sto concludendo il corso di specializzazione TFA sostegno per la scuola secondaria di primo grado, affiancando allo studio il tirocinio formativo. Questa esperienza rappresenta per me una crescita sia professionale sia umana, orientata alla costruzione di una didattica sempre più inclusiva.

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