La filosofia nelle Indicazioni nazionali. Uno sguardo d’insieme

Tempo di lettura stimato: 6 minuti
Una riflessione sui punti di forza e sulle criticità della nuova bozza delle Indicazioni, tra tradizione storica, approccio tematico e filosofia del Novecento

Ci era parso importante, in un primo intervento, attirare l’attenzione sul grave pericolo insito nelle attuali Indicazioni nazionali per i licei, per quanto riguarda la filosofia. Abbiamo perciò spiegato perché l’indicazione di dedicare i primi due anni a una corsa dai “presocratici” a Nietzsche è impraticabile a chi voglia offrire solide basi agli studenti.

Essa, inoltre, potrebbe causare danni strutturali permanenti, perché costringerebbe la manualistica, nel secondo anno, a semplificare eccessivamente autori fondamentali. In quel contesto, ci era parso opportuno isolare anzitutto quello che ritenevamo la criticità più urgente, senza disperdere l’attenzione sul quadro complessivo del documento.

Vorremmo ora, con maggiore ampiezza ma senza un intento sistematico, dare uno sguardo di più ampio respiro alle Indicazioni.

Ci soffermeremo prima su quelli che riteniamo essere dei punti di forza che emergono nelle Indicazioni, per poi riflettere su un elemento di debolezza – a nostro parere – minore rispetto a quanto ricordato sopra, ma effettivo. Il tipo di lettura che ci riproponiamo qui non ha l’intento speculativo che l’occasione meriterebbe, ma quello pragmatico riguardo a un documento in fase di modifica. In questo senso, osserviamo che l’incipit della sezione delle Indicazioni che riguarda la filosofia contiene alcune formulazioni metafilosofiche discutibili, ma ciò nel testo è svolto senza pretese fondative ed è comprensibilmente orientato a mediare tra concezioni diverse della disciplina. Non è però questo il nodo ora urgente.

Insegnamento storico, approccio tematico e filosofia del Novecento

Veniamo dunque a enucleare quelli che, a nostro avviso, sono alcuni punti di forza delle Indicazioni, li ritroviamo:

  • nella non scontata salvaguardia dell’insegnamento storico;
  • nell’indicare “due modalità di insegnamento e apprendimento della filosofia di valore reciproco, complementari e integrabili fra loro” (storica e “per problematiche fondamentali”);
  • nell’importanza assegnata allo studio dei testi classici;
  • nel richiamo all’argomentazione (anche scritta);
  • nella spinta a studiare il Novecento;
  • nel sottolineare l’urgenza di una formazione sugli sviluppi scientifici e tecnologici, con particolare riferimento all’IA e alle ricadute etiche e ontologiche riguardo all’infosfera.

Si tratta di punti che innervano il documento, soprattutto nella parte degli Obiettivi specifici. La salvaguardia dell’insegnamento storico conserva una positiva qualità della tradizione italiana che ha formato generazioni di studiosi capaci di primeggiare a livello internazionale. Essa ben si presta a una introduzione graduale alla disciplina e forma a una sana attitudine alla contestualizzazione storica dei concetti.

Quanto alle “due modalità” (storica e per problematiche), riteniamo che anche se fossero un compromesso instabile, potrebbero però costituire un elemento di qualità, innovativo della didattica. In fondo, nell’incedere ogni passo è un compromesso instabile tra conservazione statica e proiezione in avanti.

Le Romanae Disputationes ormai da anni e con successo sono proprio questo: nella didattica ordinaria offrono un momento straordinario di riflessione tematica (Natura e possibilità della ragione umana, L’esperienza della libertà, Radici, condizioni ed espressioni della giustizia, Tecnologia e filosofia, etc.).

In questi anni abbiamo visto come solide conoscenze storiche offrano un terreno fertile su cui riflettere coi filosofi, entrando nei problemi che essi dibattevano, così da viverli in prima persona. Difficilmente l’opportunità della lettura dei classici può trovare obiezioni ed è una pratica raccomandata in filosofia non da Gentile, ma già nell’antichità.

Osservando i testi che ogni anno premiamo alle Romanae e di cui curiamo la pubblicazione, siamo ben consapevoli che la difficoltà di argomentare con rigore in forma scritta è notevole e abbiamo apprezzato il lavoro di tanti colleghi che, con generosità e dedizione, hanno seguito i loro allievi nella stesura di testi scritti. Si tratta di abilità che accompagneranno gli studenti per la vita.

Quanto al Novecento, nei dibattiti e nelle tesine delle Romanae abbiamo assistito a discussioni di epistemologia e riflessioni esistenziali arricchite da uno studio di qualità del Novecento: uno studente oggi non può mancare – soprattutto in una formazione liceale – di questo genere di conoscenze e riflessioni. Viviamo un’epoca in cui mai come prima la tecnologia apre nuove sfide bioetiche, rispetto all’uomo e all’ambiente, e il digitale coi suoi nuovi concetti e le sue nuove realtà si impongono rapidamente (echo chamber, bolle di filtraggio, effetto ELIZA, deepfake, digital divide, digital panopticon, post-truth, etc.).

Ciò rende l’infosfera una realtà complessa: viviamo onlife e dobbiamo aiutare i ragazzi a dominare tutto questo, per non esserne dominati. I punti enucleati, insomma, costituiscono insieme una spinta innovativa che si accompagna a metodologie tradizionali. Si diventa infatti maestri confrontandosi coi maestri; si comprende l’oggi imparando da ciò che è stato ieri e si impara la pulizia nel pensiero, molto spesso, vedendolo fissarsi nel dire scritto. Ci si proietta nel futuro sapendo chi si è e conoscendo ciò che si usa.

Il problema delle ore e la sostenibilità della didattica filosofica

A dire il vero, sarebbe qui il caso di riprendere quanto abbiamo scritto circa le poche ore a disposizione per fare tutte queste belle cose. Ma si tratta di un problema ormai strutturale della scuola che andrebbe affrontato a un livello ancora più alto di quello delle Linee guida, che peraltro per lo più indirizzano e lasciano libertà. Affrontarlo richiederebbe un serio e ampio ripensamento del ruolo della scuola, oggi caricata in maniera estemporanea di sempre nuovi compiti – ci sembra il caso di ripeterlo, specie a chi decide della scuola non vivendola dall’interno.

Figure femminili, canone filosofico e costruzione del curricolo

Riguardo ai limiti del testo, ci soffermiamo qui su un ulteriore punto, peraltro mescolato a elementi positivi. Le Indicazioni avanzano quella che, negli intenti che condividiamo, è una apprezzabile richiesta riguardo all’inserimento di figure femminili. Nonostante la formula abbastanza perentoria (“va  prevista”) il fatto di approfondire la “presenza femminile nella ricerca filosofica” nasce da preoccupazioni condivisibili e di fatto condivise da molti docenti oggi in Italia. La formula scelta nell’esprimere l’indicazione ci lascia però perplessi.

Essa è svolta mentre si carica la docenza di nuovi compiti e rischia di sembrare l’ennesima formalità “in linea con la sensibilità dei tempi”, percepita come calata dall’alto. Attualmente la lista offerta nel documento (“Ipazia, Ildegarda di Bingen, Eloisa, Madame de Staël, Émilie du Châtelet, Edith Stein, Simone Weil”), per quanto con funzione esemplificativa, risulta molto eterogenea sotto il profilo della rilevanza speculativa e della spendibilità didattica.

Mentre si fissa un canone di classici irrinunciabili, ogni inserimento, a prescindere dal genere, sottrae tempo, o costa scelte di superficialità. La proposta di nomi specifici dovrebbe perciò essere giustificata da ragioni filosofiche.

Perciò all’attuale lista di nomi giustapposti, talvolta più adatti a una trattazione in seminari universitari che al contesto liceale, meriterebbe sostituire una lista di nomi con esemplificazioni che – pur brevemente – indichino il valido contributo alla filosofia. Un buon esempio di questo sano modo di procedere è ritrovabile nelle stesse Indicazioni, ove si parla di “Arendt e la filosofia politica contemporanea”.

Speriamo che le Indicazioni, nella versione finale, potranno costituire un miglioramento della bozza iniziale, mirando all’effettiva utilizzabilità nella scuola di oggi. Gli estensori del testo infatti non offriranno solo indicazioni operative ai docenti di oggi, ma segneranno dei solchi per la manualistica di domani, con ricadute a lungo termine sugli studenti del futuro.

Condividi:
Gian Paolo Terravecchia

Cultore della materia in filosofia morale all’Università di Padova, si occupa principalmente di filosofia sociale, filosofia morale, teoria della normatività, fenomenologia e filosofia analitica. È coautore di manuali di filosofia per Loescher editore. Di recente ha pubblicato: “Tesine e percorsi. Metodi e scorciatoie per la scrittura saggistica”, scritto con Enrico Furlan.

Marco Ferrari

è preside dei Licei Malpighi e docente di filosofia. È ideatore del concorso nazionale di filosofia Romanae Disputationes e dei tornei di disputa regolamentata Age Contra, vice presidente del Festival dell’Innovazione Scolastica e presidente di Amore per il Sapere-ApiS Ets. È autore di Bocche di leone (Mimesis 2024), Educare a pensare (Carocci 2025), Dire la bellezza (Bonomo 2026) e Il manuale pratico che stavi cercando per scegliere che cosa fare dopo le superiori (San Paolo 2026).

Contatti

Loescher Editore
Via Vittorio Amedeo II, 18 – 10121 Torino

laricerca@loescher.it
info.laricerca@loescher.it