Vivere, nell’arte, molte vite. O dia triunfal de Pessoa

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Oggi è un giorno importante per la poesia, uno dei più importanti che io riesca a immaginare. Ricorre, infatti, il centesimo anniversario della nascita del primo degli eteronimi di Fernando Pessoa (Lisbona 1888-1935), Alberto Caeiro.

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La notizia l’apprendiamo da una lettera dello stesso Pessoa ad Adolfo Casais Monteiro del 13 gennaio 1935:

Un giorno in cui avevo definitivamente rinunciato — era l’8 marzo 1914 — mi sono avvicinato a un alto comò e, prendendo un foglio di carta, mi sono messo a scrivere, all’impiedi, come faccio ogni volta che posso. E ho scritto circa trenta poesie di seguito, in una specie di estasi di cui non riesco a capire il senso. Fu il giorno trionfale della mia vita e non potrò mai averne un altro come quello. Cominciai con un titolo: O Guardador de Rebanhos (Il guardiano di greggi). E quello che seguì fu la nascita in me di qualcuno a cui diedi subito il nome di Alberto Caeiro. Scusate l’assurdità di questa frase: il mio maestro era sorto in me.

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Alle soglie della guerra che sconvolse l’Europa e il mondo, nel bel mezzo di quell’epoca industriale che ha sancito la divisione del lavoro, la frammentazione dei saperi e la dissociazione dell’umano, il ventiseienne Fernando sembra trovare, all’improvviso, una forma di scrittura – e, quindi, di vita – capace di affrontare la complessità dell’esistenza senza per questo doverne accettare l’alienazione e la perdita a cui sembravano condannati gli uomini e le donne del suo secolo.

Ed ecco, d’improvviso, dalla penna di Pessoa, sulla solida carta, prende forma il poeta Alberto Caeiro. Un poeta che non esistette e che, tuttavia, rimane oggi uno dei più grandi del Novecento. Sappiamo poco di come visse, non solo perché non visse, ma anche perché le informazioni che ci sono giunte su di lui sono poche: due testimonianze dei suoi allievi Álvaro de Campos, anch’egli inesistente, e di Fernando Pessoa, il suo creatore. E così è per tutti gli altri eteronimi: personaggi d’invenzione, proiezioni del loro autore, fantasmi di poeti che, nonostante la dimensione immaginaria, possiedono una loro personalità, una poetica e, quasi, una vita.

Questa poesia è la XXXI del Guardiano di greggi (in portoghese Guardador de Rebanhos). La traduzione è di Maria José de Lancastre.

Se a volte dico che i fiori sorridono
e se dirò che i fiumi cantano,
non è perché creda che ci siano sorrisi nei fiori
e canti nello scorrere dei fiumi…
È perché così faccio sentire di più agli uomini falsi
l’esistenza veramente reale dei fiori e dei fiumi.

Poiché scrivo affinché essi mi leggano, mi sacrifico a volte
alla loro stupidità dei sensi…
Non sono d’accordo con me stesso ma mi assolvo,
perché son solo questa cosa seria, un interprete della Natura,
perché ci sono uomini che non capiscono il suo linguaggio,
per il fatto che esso non è nessun linguaggio.

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Il lettore e sociologo Ercole Giap Parini, nel suo libro Gli occhiali di Pessoa, ha scritto che:

Il sociologo che legge Pessoa difficilmente non scorge in questa poetica che si frammenta, per ricostituirsi in tanti progetti di vita, una disperata reazione ai contraltari convenzionali della modernità, quelle tattiche che dividono e segmentano l’umana esistenza in tanti frammenti incapaci di contenere visioni ampie. E così Pessoa può diventare l’esempio di una critica poetica alla proceduralizzazione, intimamente connessa al connubio di scienza e di tecnica che, dalla Rivoluzione scientifica, fino ad arrivare a quella industriale, si uniscono per costruire, in quell’epoca, un corollario conoscitivo…

Oggi, 8 marzo 2014, giorno trionfale di Fernando Pessoa, sarei tentato di far firmare questo pezzo encomiastico a un altro me stesso, un po’ meno retorico e più capace di scrivere. Mentre io sarei tranquillo a scuola, come ogni sabato mattina, impegnato a costruire la mia identità di insegnante a forza di esercizi, lezioni, dialoghi e interpretazioni. Lontano dalle tentazioni della poesia, dalle sue facili contraddizioni.

[A Lisbona, alla Fondazione Calouste Gulbenkian, in questi giorni si tiene il Colloquio Internazionale “O dia triunfal de Fernando Pessoa”. Il convegno celebra il centenario del giorno trionfale di Fernando Pessoa, 8 marzo del 1914, e vede riuniti circa 50 specialisti in un ampio dibattito intorno alla vita e all’opera del poeta. La parola pessoa, in portoghese, significa persona.]

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Simone Giusti

insegnante di lingua e letteratura italiana in un istituto professionale e docente a contratto di didattica della letteratura italiana all’Università di Siena, è autore di ricerche, studi e saggi sulla letteratura italiana, sulla traduzione, sulla lettura e sulla didattica della letteratura, tra cui Insegnare con la letteratura (Zanichelli, 2011), Per una didattica della letteratura (Pensa, 2014), Tradurre le opere, leggere le traduzioni (Loescher, 2018), Didattica della letteratura 2.0 (Carocci, 2015 e 2020). Ha fondato la rivista «Per leggere», semestrale di commenti, letture, edizioni e traduzioni. Con Federico Batini organizza il convegno biennale “Le storie siamo noi”, la prima iniziativa italiana dedicata all’orientamento narrativo. Insieme a Natascia Tonelli condirige la collana scientifica QdR / Didattica e letteratura e ha scritto Comunità di pratiche letterarie. Il valore d’uso della letteratura e il suo insegnamento (Loescher, 2021) e il manuale L’onesta brigata. Per una letteratura delle competenze, per il triennio delle secondarie di secondo grado.

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