L'ironia gentile e surreale di Kaurismäki, la sua estraneità da qualsiasi pregiudizio e semplificazione saranno il vostro balsamo in queste vacanze pasquali.
Come in un implacabile rewind, il bel noir di Arévalo si svolge dentro un tempo schizofrenico, che da un lato procede e dall’altro si riavvolge su se stesso.
Due ambientazioni antitetiche, l'abitacolo di un'auto e i boschi scozzesi, fanno da sfondo a un film sul potere del viaggio e sull'inganno del cinema e della politica.
L’ultimo film di Paul Verhoeven appartiene a un cinema eticamente scomodo, psicologicamente disturbante, brutalmente sincero, di fronte al quale non si può restare indifferenti.
Chi lo conosce si attendeva molto dall'ultimo film di Cianfrance. Che però è un mélo scontato che sostituisce alla regia un vedutismo di second'ordine. Peccato.
La Jackie di Larraín è una donna dalla freddezza inquietante, calcolatrice, completamente calata nel suo ruolo pubblico, consapevole di essere destinata a rappresentare un pezzo di storia americana.
Il film, che promette di fare incetta di premi, esplora senza retorica la tragedia di vivere fino in fondo il proprio destino, in un senso d’ineluttabile rassegnazione che sconfina nell’espiazione.
Miglior film drammatico ai Golden Globe e candidato a 8 premi Oscar, «Moonlight» di Barry Jenkins è un film di straordinaria sensibilità e intensità emotiva, che scava nel rapporto tra un individuo e l’ambiente che lo circonda.
La vera storia di un medico contro la lobby delle industrie farmaceutiche: si sposa la causa di Irène non per simpatia, ma perché il film fornisce tutti gli elementi di fatto per farlo.