Autore

Marco Guastavigna

Insegnante nella scuola secondaria di secondo grado e formatore. Tiene traccia della sua attività intellettuale in www.noiosito.it.

"Ma la teoria dei “nativi digitali” è fondata su basi scientifiche o è pura propaganda a fini commerciali? Finché si tratta di un dibattito intellettuale, poco male, il problema si pone seriamente quando su di essa si costruiscono le politiche scolastiche".
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Archive.org, American Libraries, Canadian Libraries, Universal Library, Project Gutenberg, Children’s Library, Biodiversity Heritage Library, Additionals Collections: archivi online, contaminazione e integrazione tra vecchie e nuove forme di costruzione e diffusione della conoscenza.
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E così, mentre scorrono i giorni impropriamente concepiti dall’immaginario professionale e soprattutto dal vituperio sociale diffuso come vacanze natalizie, vengo raggiunto dalla notizia che sono stati prorogati al 31 dicembre 2013 i termini per proporre la propria candidatura a partecipare a un corso sul tema dell’impiego delle tecnologie a scopo di inclusione.
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Non sono previste proroghe o dilazioni: le “proposte di voto”, che formalizzeranno i risultati trimestrali degli apprendimenti degli allievi, devono infatti improrogabilmente essere collocate da ciascuno di noi insegnanti sul registro elettronico – leggi sui server della ditta privata che fornisce alla scuola il servizio, ovviamente a pagamento – entro il 6 gennaio 2014.
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Misure di sicurezza e esercitazioni non hanno solo lo scopo di salvaguardare l’incolumità di studenti e personale, ma anche di contribuire allo sviluppo di competenze di cittadinanza attiva: le stesse che erano in gioco domenica scorsa allo Juventus Stadium, le cui curve erano affollate di ragazzi e ragazzini, molti dei quali non hanno trovato di meglio da fare che imitare i peggiori comportamenti della tifoseria adulta.
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Qualche sera fa ho visto più o meno per caso Code Name Geronimo, film uscito in Italia nel 2012; diretto da John Stockwell, ricostruisce l’operazione che si concluse con l’uccisione di Osama Bin Laden. La vicenda è nota e la trama è di conseguenza abbastanza noiosa – ad un certo punto credo di essermi addirittura addormentato –, ma quel che colpisce è l’uso intensivo delle tecnologie.
Pochi giorni fa, al convegno nazionale “L’innovazione tecnologica nella scuola italiana e i capi d’istituto. Quali orientamenti per una politica sostenibile ed efficace?”, un’ineffabile relatrice ci informava che, secondo recenti e attendibili ricerche scientifiche, è proprio Facebook la fonte di informazione privilegiata da parte di moltissimi tra i nostri adolescenti.
Le mappe sono una delle star della (presunta) innovazione metodologica; troppo spesso sono considerate una panacea universale in grado di risolvere molti – se non tutti – i problemi dell’apprendimento. Sono lo strumento di mediazione didattica forse più noto a livello del senso comune e meno conosciuto nel merito.
Per uscire dall’attuale opinionismo selvaggio – particolarmente attivo sui social network - e dal crearsi di schieramenti che “tifano” a priori per l’impiego esclusivo o per il rifiuto preconcetto dei libri digitali a scuola,  possono essere utili due convegni, che si svolgeranno uno di seguito all’altro di qui a pochi giorni.
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“Perché sei così scettico nei confronti del registro elettronico?", mi ha apostrofato qualche giorno fa una collega. "Ormai tutto è informatizzato, ovunque. Non possiamo essere fuori”. E infatti a scuola sono informatizzate anche redazione e archiviazione del nostro lavoro di progettazione e rendicontazione didattica.

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