
Ci siamo arrivati per strade molto diverse, ma la convergenza è stata immediata, forse inevitabile.
Simone ha un dottorato in fisica teorica, insegna informatica e intelligenza artificiale in un istituto tecnico e nel tempo libero, quando non è in montagna, trasforma oggetti matematici in arte visiva con Python. Tre mestieri che sembrano distanti ma condividono la stessa radice: l’idea che le cose difficili vadano attraversate con rigore e curiosità, senza cercare scorciatoie. Coautore di un manuale di intelligenza artificiale per Zanichelli, è convinto che si capisce davvero solo ciò che si è capaci di costruire.
Marco si definisce un esploratore empirico. Ha una laurea in lettere, ma ha avuto la fortuna di occuparsi per decenni di un tema diverso, l’utilizzo consapevole e critico dei dispositivi digitali nella didattica, soprattutto nel rapporto con la conoscenza e le attività intellettuali e culturali. Questo percorso ha innescato e consolidato in lui un approccio dinamico: provare e sperimentare senza paura di sbagliare: giocare per traguardare, insomma.
Dario, docente di Informatica e animatore digitale presso l’ITI Majorana di Grugliasco, è esperto di sistemi e reti con una storia che parte dal coding in Assembler su KIM-1 e dal fascino pionieristico per ELIZA. Collaboratore di Dschola, è attivamente impegnato nella formazione docenti: il suo obiettivo è integrare tecnologie, coding e intelligenza artificiale nella didattica quotidiana di ogni ordine di scuola.
Il punto di incontro è stato l’argomento del percorso – a puntate, come nelle migliori tradizioni – che vi proponiamo: l’utilizzo dell’intelligenza artificiale generativa “in locale”. Sarebbe forse meglio riferirsi a “macchine statistico-induttive che forniscono servizi generativi”, però il focus è l’acquisizione di pratiche emancipanti non solo sul piano professionale, ma anche etico e civico, più che l’epistemologia.
Cosa vuol dire “in locale”? Significa che tutto ciò che ci serve è concentrato sul nostro PC. Ovvero che disponiamo di almeno un LLM (Large Language Model) scaricato sul dispositivo e di un’interfaccia che ci consente di interagire con esso e di ottenere servizi generativi nel modo a cui siamo abituati: finestre, menu, icone, spazi di gestione del testo e così via, componenti fondamentali del modo di proporsi di computer, tablet e smartphone. Anche senza internet.

Sovranità digitale
Perché incontrarsi ha voluto dire decidere di collaborare?
In primo luogo, perché siamo tutti e tre certi che cooperare con spirito mutualistico e dialogico sia condizione per crescere singolarmente e – soprattutto – per accrescere la conoscenza intesa come bene comune.
In secondo luogo, perché siamo tutti e tre convinti che nella scuola – e non solo – sia necessario e produttivo costruire quanta più autodeterminazione digitale sia possibile, in contrapposizione esplicita con l’attuale colonizzazione operativa, cognitiva e cultura dell’istruzione pubblica da parte del complesso oligopolistico dei grandi player digitali, GAFAM[1].
Tra le pratiche contrastive possibili vi è il passaggio dal consumo di servizi “cloud” forniti dall’oligopolio a quello di servizi erogati in toto sui nostri computer. Come vedremo via via in dettaglio, è possibile infatti ridurre l’uso di interfacce e LLM residenti sui server dei provider e incrementate l’impiego di moduli che agiscono soltanto sul dispositivo in nostro esclusivo possesso.
Del resto, ve ne abbiamo già parlato precedentemente, in termini generali, con particolare riferimento al profondo valore di un approccio artigianale e della sovranità professionale e intellettuale sui dispositivi.
Vi vorremmo coinvolgere, insomma, in un rovesciamento dell’impostazione corrente, che si fonda invece sulla dipendenza dagli inviti operativi dell’oligopolio e sulla auto-imposizione di concetti subordinanti e competenze adattive, in un’illusoria acquisizione di skill per il mercato del lavoro. Insomma, ti trovi di fronte alla puntata introduttiva di un corso di formazione a distanza; ogni volta chiariremo concetti, spiegheremo procedure, proporremo attività.
E, poiché siamo di fronte a un sapere quanto mai dinamico, aggiorneremo a proposito di eventuali cambiamenti e probabili trasformazioni.