Il latino, i latini, nei vari indirizzi liceali

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Una riflessione sulle nuove Indicazioni nazionali per il latino, tenendo conto della varietà di indirizzi liceali nei quali la disciplina è presente nel curricolo.

Anche per la disciplina Lingua e cultura latina la Premessa – una novità trasversale di queste Indicazioni nazionali 2026 – intitolata stavolta Perché studiare il latino, contiene espressioni nel complesso prevedibili, ma non per questo inutili da ribadire.

Ragioni e finalità di una disciplina

Il testo sottolinea – e si tratta delle medesime parole per tutti e tre gli indirizzi liceali classico, scientifico e delle scienze umane – che lo studio della lingua e della cultura latina, attraverso opere di autori significativi, permette di comprendere il valore della tradizione antica in relazione al presente, cogliendo continuità e differenze.

La lettura e la traduzione dei testi latini, che sono l’esito di una trasmissione storica plurisecolare, stimolano l’interesse degli studenti, aiutandoli a riflettere sia sul mondo contemporaneo sia su sé stessi, anche grazie al confronto con altre culture. In particolare, la traduzione è vista come un’attività di problem solving (termine ormai onnipresente…) che sviluppa capacità di interpretazione e argomentazione.

Parimenti condivisibili, nella loro globalità, sono le affermazioni contenute nella sezione Linee generali e competenze, nella quale si afferma che al termine del corso liceale, lo studente saprà comprendere, tradurre e analizzare testi latini, collocandoli nel contesto storico e letterario.

La traduzione svilupperà le sue capacità critiche, linguistiche e interpretative, rafforzando – sul versante linguistico – la padronanza dell’italiano. Ma, poiché è previsto nel corso del triennio lo studio della storia della letteratura latina, sarà opportuno abituarsi a comparare i testi classici con «opere delle letterature moderne», magari attraverso la consultazione di pagine critiche.

Anche in questo paragrafo non appaiono grandi differenze tra i tre diversi indirizzi liceali, poiché ovunque si raccomanda che si sottopongano agli allievi testi in lingua originale e/o in traduzione ma con il testo originale a fronte. Ormai abituale – poiché una costante in queste Indicazioni – l’accenno all’utilizzo critico delle potenzialità dell’intelligenza artificiale: l’impressione però è che questo riferimento, insieme con la generica menzione successiva di «strumenti multimediali», si configuri come una sorta di atto dovuto, privo di particolari indicazioni metodologiche. Ma forse è giusto così, perché le Indicazioni sono fatte per durare negli anni e invece questi supporti cambiano rapidamente.

L’importanza del lessico

Si diceva della sostanziale identità anche delle Linee generali e competenze tra i diversi indirizzi liceali: qualche elemento prudentemente innovativo – e distintivo (vedremo poi se sufficiente…) c’è nella successiva sezione Obiettivi specifici di apprendimento e conoscenze, dove si legge anzitutto:

La distinzione tra lingua e cultura, richiesta dalla normativa vigente, viene già declinata nella prassi didattica con l’integrazione fra i due aspetti; si consiglia quindi di implementare questa modalità didattica, presentando il lessico come espressione della cultura…

La frase viene poi diversamente terminata a seconda che ci si riferisca al liceo classico:

…(con particolare attenzione alle parole che veicolano valori specifici di riferimento e/o alla loro ricezione in culture successive, in particolare nelle culture europee).

scientifico:

…(con particolare attenzione alle parole che veicolano concetti scientifici e valori specifici di riferimento e/o alla loro ricezione in culture successive, in particolare nelle culture europee).

delle scienze umane:

…(con particolare attenzione alle parole che veicolano concetti relativi alla cultura filosofica e all’ambito educativo, ai valori specifici di riferimento, e/o alla loro ricezione in culture successive, in particolare nelle culture europee).

Si tratta di un’affermazione composita, che inizia con l’invito – più che opportuno – a cercare un terreno comune tra la lingua e la cultura; e che identifica questo trait d’union soprattutto nel lessico, aspetto che, come vedremo meglio infra, è stato molto valorizzato dai “saggi” estensori di questo documento.

La lingua e le sue certificazioni

Passando in rassegna i “contenuti” – scusate la semplificazione – del coté linguistico della disciplina, non insisteremo sugli aspetti più propriamente tradizionali (morfosintassi, retorica, traduzione, metrica e confronto con il greco – per il liceo classico – etc.) che si trovano proposti negli Obiettivi del biennio e nel triennio di tutti e tre gli indirizzi, con alcune ovvie distinzioni e gradualità.

Tra gli elementi più innovativi, ci pare invece utile, anche alla luce di quanto anticipato, ricordare come venga prevista una quantificazione dell’apprendimento del lessico di base che prevede questi “numeri”: per il liceo classico ca. 1200 parole a fine biennio, per il liceo scientifico e delle scienze umane ca. 800 parole a fine biennio e 1200 a fine triennio.

E anche l’uso del dizionario andrebbe in futuro un po’ ripensato, poiché se resta «uno strumento importante soprattutto per lo sviluppo delle capacità traduttive», esso deve diventare progressivamente «uno strumento utile per cogliere la complessità del lessico e delle sue articolazioni».

Inoltre si suggerisce quanto segue:

Per articolare i livelli di competenza e di comprensione/lettura dei testi in lingua latina può essere utile riferirsi ai livelli della certificazione linguistica individuati in via sperimentale dal protocollo stipulato dalla Consulta Universitaria di Studi Latini e dal Ministero dell’Istruzione e del Merito nel 2019 e rinnovato nel 2024.

Il documento introduce pertanto per la prima volta – pur se in forma di possibilità – le certificazioni linguistiche del latino, e al liceo classico si punta a un A2 a fine primo biennio e a un livello B a fine percorso, mentre al liceo scientifico e al liceo delle Scienze umane il livello atteso alla fine del primo biennio è indicativamente l’A1, l’A2 a fine percorso; comunque la si pensi in merito sono soglie dichiarate, che rendono i progressi degli studenti misurabili e confrontabili.

Alcune regioni italiane (ad es. Lombardia, Veneto, Liguria, ma non solo) hanno già una significativa esperienza in tal senso, ma si tratta certamente – soprattutto per il liceo classico – di una diversa prospettiva di approccio ai testi in lingua, che sta prendendo piede anche nelle Università: quella della comprensione invece che della più consueta traduzione. Quest’ultima, ovviamente, non dovrà essere abbandonata (in particolare al liceo classico), ma accompagnata da esercizi di confronto tra traduzioni diverse ed eventuali altre forme di manipolazione del testo.

Tra cultura, letteratura, autori

Anche in questo ambito ci pare interessante proporre una breve comparazione sui “contenuti” del triennio, durante il quale la prospettiva culturale del latino sicuramente si irrobustisce in virtù dello studio della storia letteraria e della lettura dei testi d’autore.

Pure in questo caso ci sono – tra i tre indirizzi – differenze quantitative e qualitative, che vanno dall’arco di storia letteraria da prendere in esame a quello degli autori da affrontare. Cercheremo ora di valorizzare soprattutto gli aspetti di novità rispetto dalle Indicazioni ora vigenti, senza entrare troppo nei dettagli, per evitare di trasformare queste riflessioni in un arido elenco.

Per il liceo classico, sul versante letterario, la novità più significativa è la proposta di affrontare le conoscenze introduttive non solo di letteratura cristiana (suggerimento già presente nelle Indicazioni del 2012) ma anche di letteratura latina medievale e umanistica: obiettivo ambizioso, che non sappiamo se immaginare come qualcosa che da sviluppare in parallelo alla letteratura italiana del III anno o da pensare come conclusione del ciclo liceale.

A questo si aggiunge l’attenzione – assai potenziata – data ai generi letterari, alla trasmissione e ricezione dei testi, alla permanenza del latino nelle culture europee. Le nuove Indicazioni nazionali raccomandano inoltre esplicitamente moduli dedicati al confronto tra latino e greco nel secondo biennio e nell’ultimo anno. Si suggerisce infatti di «costruire moduli pluridisciplinari di comparazione tra latino e greco e di traduzione» (indicazione invero un po’ generica…) e moduli pluridisciplinari relativi alla ricezione/permanenza del latino nella cultura europea, anche avvalendosi criticamente e consapevolmente di strumenti informatici, inclusi quelli basati sulle tecnologie dell’intelligenza artificiale.

Per il liceo scientifico, laddove lo studio della storia letteraria si estende fino a una generica «letteratura latina di età imperiale», la novità è un tentativo di declinazione del latino in senso scientifico: il documento raccomanda attenzione specifica alle parole che veicolano concetti scientifici. Nel quinto anno si suggerisce di costruire moduli pluridisciplinari relativi al latino come lingua della cultura e della scienza o dedicati alla ricezione/permanenza. Si raccomanda anche il ricorso a testi in traduzione, preferibilmente con originale a fronte, ad integrazione e completamento della lettura dei testi in lingua (prassi che de facto era già ampiamente in uso nel secondo biennio e ultimo anno dei Licei Scientifici). Si consiglia inoltre di utilizzare l’analisi linguistica dei testi letterari oggetto di studio per far emergere la connessione tra lingua, contesto storico e culturale, ove possibile con specifica attenzione ai testi scientifici.

Per il liceo delle Scienze umane, che – al pari del liceo scientifico – estende studio della storia letteraria fino a una generica «letteratura latina di età imperiale», le nuove Indicazioni declinano il latino verso la filosofia e la riflessione educativa. Il lessico è presentato come portatore di concetti relativi alla cultura filosofica e all’ambito educativo e le verifiche del secondo biennio devono prestare attenzione specifica a questo patrimonio concettuale; nel quinto anno si suggerisce di costruire moduli pluridisciplinari relativi alla ricezione/permanenza, o al latino come lingua della filosofia (soprattutto nella riflessione sull’educazione e sull’interiorità). Si tratta di un riconoscimento della specificità di un indirizzo che ha nel dialogo tra lingua, pensiero ed educazione la sua ragion d’essere.

Qualche considerazione complessiva

Difficile fare una valutazione complessiva (e comparativa) di una realtà così ampia e composita; proveremo comunque – per punti – a sottolineare senza troppa sistematicità qualche elemento di particolare condivisione e qualche altro di maggiore criticità.

  • Positiva la costante ricerca di connessioni tra la dimensione linguistica e quella culturale, e apprezzabile l’idea che il lessico possa essere un elemento chiave di questo legame. Forse un po’ troppo precettiva, però, l’idea di una quantificazione numerica del lessico di base da imparare.
  • Positivo pure il riferimento alla lettura di testi anche in traduzione (preferibilmente con originale a fronte) e allo sforzo di inserirli in generi letterari, il che sovente è funzionale a meglio comprendere la loro continuità nei secoli successivi.
  • A quest’ultimo proposito, ci pare importante che per tutti e tre gli indirizzi compaia l’invito a «percepire la lingua e la cultura latina come eredità condivisa dalle lingue e dalle culture europee; acquisire così interesse per il patrimonio culturale costituito dalle tracce della civiltà latina e per la sua trasmissione e tutela (secondo l’art. 9 della Costituzione)». La speranza è che si possa allagare – nella prassi didattica – questa idea di «tracce», valorizzando il grande patrimonio archeologico e museale – nostro antico “pallino”, lo ammettiamo… – che può, deve, anch’esso “dialogare” con i testi classici. In quest’ottica, come già si suggeriva nelle recenti Indicazioni per il latino per l’educazione linguistica della Secondaria di Primo grado, avremmo inserito l’invito alla «lettura guidata di semplici epigrafi». Questi preziosi documenti di lingua e civiltà si trovano infatti in tutti i nostri musei, ma sono anche in larga parte digitalizzati e pertanto facilmente accessibili a tutti: per l’Italia, l’esempio più completo, aggiornato e rigoroso è l’Epigraphic Database Roma (EDR).
  • Da verificare meglio “sul campo” l’efficacia della pratica (non precettiva ma suggerita) delle certificazioni linguistiche, che dovranno essere accompagnate senza dubbio da alcune modifiche della prassi didattica (specialmente al liceo classico). Le prove di certificazione sono infatti molto diverse da quelle alle quali prepariamo gli studenti per l’esame di maturità. Un’obiezione simile potrebbe essere formulata – in generale – davanti ai numerosi inviti alla interdisciplinarietà, in presenza di un esame che, nella sua recente riforma, parrebbe invece privilegiare il disciplinarismo.
  • Da ultimo c’è la vexata (e maxima) quaestio relativa alle differenziazioni dell’insegnamento liceale del latino, tema che ci pare si sia scelto sì di affrontare, ma in modo estremamente Se infatti al liceo classico il latino “si giustifica da sé” (scusate la semplificazione) negli altri due indirizzi il curricolo lo comprende senza prevederne la stessa centralità e spesso – soprattutto al liceo scientifico – viene percepito dagli studenti come un corpo estraneo: da qui il boom di iscrizioni al liceo delle scienze applicate, lo scientifico “senza latino” secondo la vulgata.
    Insomma, nonostante i correttivi visti sopra e qualche nobile tentativo di diversificazione (in particolare attenzione ai lessici specialistici) ci pare di vedere ancora nel latino proposto per lo scientifico e le scienze umane una sorta di versione minor di quello del classico: eppure i quadri orari sono sensibilmente diversi, poiché al classico abbiamo 5 ore settimanali al biennio e 4 al triennio, allo scientifico 3 e 3, alle scienze umane 3 e 2. Gli scriventi non hanno soluzioni immediate in tasca, e nemmeno suggeriscono facili scorciatoie (ad esempio, con meno ore, puntare solo su lingua o solo su cultura: le sale insegnanti e i Dipartimenti sono spesso sede di vivaci discussioni tra colleghi di questo tenore). Starà dunque agli Istituti – quando non ai consigli di classe o addirittura a singoli docenti – riuscire a trovare la strada per (ri)dare il giusto appeal a una disciplina che, al di là del generale interesse mediatico per la Romanità e nonostante il suo “recupero” nella Secondaria di Primo grado, ha senza dubbio bisogno di qualche ripensamento.
    L’augurio, dunque, è che i semi che le Indicazioni contengono possano essere non un punto d’arrivo, bensì di partenza in questa direzione.

La specificità del liceo linguistico

Vale la pena, da ultimo, analizzare separatamente quanto previsto dalle nuove Indicazioni Nazionali per il liceo linguistico, poiché qui lo studio del latino è circoscritto al solo primo biennio e la sua dizione è semplicemente lingua latina; lo faremo in forma più sintetica e meno “commentata” per una ragione precisa: entrambi non abbiamo esperienza di insegnamento in questo indirizzo liceale, anche se riteniamo che una conoscenza di base del latino possa essere molto utile a chi studia le lingue cosiddette “moderne”.

Le Indicazioni del 2012 si limitavano a definire competenze linguistiche di base (morfologia, sintassi e lessico) con particolare attenzione al confronto tra latino e lingue romanze. Più ampia e articolata è invece la sezione dedicata all’insegnamento del latino nelle nuove Indicazioni del 2026.

Anche per il liceo linguistico il documento si apre con il titolo Perché studiare il latino, declinando argomenti specifici per questo indirizzo in modo nel complesso dettagliato e convincente. Lo studio del latino nel biennio deve mirare a far riconoscere agli studenti il valore della tradizione europea latina, dall’antichità fino all’età moderna. Attraverso la lettura e la traduzione di testi latini (classici, medievali e moderni, opportunamente adattati al livello della classe) gli studenti possono sviluppare competenze analitiche e di problem solving trasferibili anche ad altre discipline. La scelta dei testi dovrà essere orientata a creare ponti con le lingue straniere studiate: non solo quelle romanze, ma anche quelle di altre famiglie linguistiche che hanno attinto al lessico latino per via colta o attraverso la mediazione delle lingue neolatine.

Il documento prevede anche in questo caso certificazioni linguistiche con livello atteso A1 al termine del biennio e l’apprendimento di un lessico fondamentale di almeno 600 parole. Lo studio del latino dovrà inoltre integrare – anche in questo indirizzo liceale – strumenti digitali e intelligenza artificiale generativa, usati, secondo la consueta formula, in modo consapevole e critico con il supporto dei docenti. Le verifiche dovranno comprendere prove scritte e orali, incluse traduzioni, esercizi lessicali, analisi linguistica e stilistica, e attività di riflessione personale in prospettiva comparativa.

Se possiamo formulare una piccola aggiunta, in relazione agli Obiettivi specifici di apprendimento e conoscenze, auspicheremmo l’esplicitazione di qualcosa che è sicuramente intrinseco in quanto già espresso, e cioè l’idea che il latino sia – a differenza dell’Italiano, ma come altre lingue moderne – una lingua “flessiva”. Ripetiamo, può sembrare un’ovvietà o banalità, ma tanti anni di insegnamento ci hanno fatto capire che per i nostri studenti non lo è affatto: che ci ragionino soprattutto quelli del liceo linguistico (ma non solo) ci pare cosa di grande utilità e importanza.

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Gisella Turazza

Classicista, docente di Liceo a Monza, è consulente editoriale e autrice storica di Loescher (da “Genius loci” a “Veteres amici”, per la letteratura latina; da “Le pietre parlano” a “L’intelligenza storica”, per geostoria biennio; dei versionari greco/latino “Allos Idem” e “Logoi Verba”; del volume “LEL”, Latino per l’educazione linguistica nella Scuola secondaria di primo grado). Per D’Anna ha curato la nuova edizione della prestigiosa grammatica greca Sivieri-Vivian, edita col titolo di “Hestia” nel 2026. Ha inoltre pubblicato articoli in riviste scientifiche e curato opere di autori greci e latini.

Mauro Reali

Docente di Liceo, Dottore di Ricerca in Storia Antica, è autore di testi Loescher di Letteratura Latina e di Storia. Le sue ricerche scientifiche, realizzate presso l’Università degli Studi di Milano, riguardano l’Epigrafia latina e la Storia romana. È giornalista pubblicista e Direttore responsabile de «La ricerca».

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