Nuovamente visitabile il Mausoleo di Augusto

Per anni abbiamo sbirciato dal recinto del cantiere per vedere se c’erano novità: ora, finalmente, i lavori hanno avuto un’importante accelerazione e, pur se parzialmente, è possibile riprendere a visitare il monumento, la cui storia è degna di un romanzo d’avventura più che di un libro di archeologia.
Ara Pacis – l’Altare della Pace Augustea, eretto a Roma per celebrare il ritorno dell’imperatore romano Augusto dal suo trionfale ritorno dalla Spagna

Vado spesso a Roma (devo forse però dire “andavo”, dati i tempi…) e mai mi faccio mancare, da anni, un giretto sul Lungotevere per guardare anche dall’esterno (se non ho tempo di entrare, o se è sera tardi) l’Ara Pacis Augustae racchiusa nel moderno “involucro” in vetro-cemento opera dell’architetto Richard Meier. Ho un debole per questo monumento e – lo confesso – mi piace anche il suo contestato allestimento museale inaugurato nel 2006, ingiustamente paragonato da qualche noto critico a una “pompa di benzina”.
Ma, forse, la ragione vera di tale insistenza è quella di guardare di fronte all’Ara Pacis e scorgere se dal recinto di un cantiere si intravede qualche novità. Sì – i lettori lo avranno capito – il cantiere è quello del Mausoleo di Augusto, il “dente cariato” di Roma, secondo l’ineguagliabile definizione di uno dei padri dell’ambientalismo italiano, e cioè il compianto Antonio Cederna.

Le mie indagini, fino a un anno fa, erano state del tutto prive di esito. Mi era infatti toccato rileggere per l’ennesima volta, lungo la recinzione, la rocambolesca storia del monumento e dell’area di Piazza Augusto Imperatore, incrociando le gesta (scusate il paragone irrispettoso…) del princeps fondatore dell’impero con quelle – assai più nefaste, in tutti i sensi – del Duce picconatore e demolitore che negli anni Trenta volle cambiare volto a quell’angolo di Roma. Sapevo che restauri erano in progetto e in corso, ma poco o nulla si vedeva.

L’Auditorium Augusteo dopo le demolizioni (1938)

So invece che i lavori hanno avuto un’importante accelerazione e che, pur se in forma parziale e limitata (non solo causa Covid19), è ora possibile riprendere a visitare un monumento che era divenuto una sorta di “leggenda” (purtroppo in negativo…) per quelli della mia generazione; ciò anche grazie a un’importante sponsorizzazione della Fondazione TIM, che si è affiancata agli Enti pubblici di tutela. Il progetto di restauro, lo stato dei lavori (e molto altro) possono essere visionati sul sito web dedicato, alla cui consultazione rimando.

Ciò che voglio fare qui è solo ricordare brevemente la storia del Mausoleo, degna di un romanzo d’avventura più che di un libro di archeologia. Da qui in poi il testo non è solo mio, ma scritto a quattro mani con Gisella Turazza.

M.R.

Il Mausoleo di Augusto

La storia di un monumento  

Già le vicende antiche sono interessanti, perché Ottaviano Augusto decise di farsi costruire il Mausoleo ancora giovane (tra il 31 e il 28 a.C.), in un’area del Campo Marzio che sarà poi abbellita anche dalla presenza dell’Ara Pacis (9 a.C.) e dell’Horologium Augusti (10 a.C.).
Si trattò – ha affermato l’archeologo Mario Torelli – di un “esempio unico di un’organizzazione spaziale esclusivamente simbolica”, nel quale il “potere delle immagini” – di cui tanto ha scritto Paul Zanker – si fondeva con quello propagandistico delle parole: infatti all’ingresso del Mausoleo vennero esposte le cosiddette Res Gestae Divi Augusti, cioè l’autobiografia epigrafica del principe, che venne pubblicizzata anche in molte altre località dell’impero.
Ciò perché Augusto non aveva solo – come scrive Svetonio – trasformato la Roma di mattoni in una città di marmo; ma l’aveva anche disseminata di tracce di sé, riempita di simboli della sua geniale e machiavellica rivoluzione politica e culturale, che consistette nel creare una monarchia affermando di avere restaurato la repubblica.

Il Mausoleo in un stampa settecentesca (Thomas Salmon)

La descrizione di Strabone

L’imponente costruzione cilindrica (aveva diametro di 89 metri, e un’altezza ricostruita di circa 45 metri), ispirata a quelle dei sovrani orientali, era fiancheggiata da due obelischi egizi in granito rosa (oggi in piazza del Quirinale e dell’Esquilino) e sormontata da una statua dell’imperatore. Così la descrive il sepolcro il geografo di lingua greca Strabone, che di Augusto fu contemporaneo:

Perciò, avendo considerato questo luogo sacro più di ogni altro, hanno voluto disporvi anche i monumenti degli uomini e delle donne più illustri. Il più notevole è il cosiddetto Mausoleo, grande tumulo che sorge su un’alta base di marmo bianco presso il fiume, interamente ricoperto fino alla sommità di alberi sempreverdi. Sulla sommità c’è una statua in bronzo di Cesare Augusto, mentre sotto il tumulo ci sono le tombe di lui stesso e dei suoi parenti e amici intimi; dietro c’è un grande bosco sacro che offre meravigliose passeggiate. Nel mezzo del campo c’è un recinto, sempre di marmo bianco, costruito intorno al crematorio di Augusto, che ha una balaustra circolare in ferro ed all’interno ci sono dei pioppi. (Strabone, Geografia V, 3,8, trad. A. M. Biraschi)

Strabone non poteva sapere, a quel tempo, che anche molti successori di Augusto sarebbero stati lì sepolti; e non solo i principi Giulio-Claudii, se è vero che vi furono ospitate – ad esempio – le ceneri di Nerva, che del Divino Augusto era stato un grande fan. Ma, soprattutto non poteva sapere cosa sarebbe capitato a quella costruzione nei secoli a venire.

Il Giardino Soderini in una veduta di Dupérac, 1575

Da castello a giardino a rovina

Non sapeva, ad esempio, che il monumento nel XII secolo sarebbe stato trasformato in un castello dalla nobile famiglia dei Colonna e che in seguito, nel XIII secolo, sarebbe stato oggetto di una sistematica opera di spoliazione: i marmi (di cui ci parla Strabone) vennero infatti ridotti in calce e nel migliore dei casi utilizzati come materiali da costruzione. Né immaginava che nel Cinquecento Monsignor Francesco Soderini – con devozione rinascimentale – avrebbe acquistato i resti del Mausoleo e allestito nella parte superiore un giardino all’italiana adorno di statue e di sarcofagi. Ma il giardino si degradò e quello della tomba imperiale divenne un luogo che suggestionò nei tempi a venire numerosi artisti: tra questi citiamo solo il grande incisore settecentesco Giovan Battista Piranesi, che non poteva non lasciarsi rapire da tale contesto monumentale e nel contempo rovinistico, il preferito dalla sua “mente nera”.

Ricostruzione ottocentesca del Mausoleo, opera di Luigi Canina

Un luogo di spettacoli

Ma soprattutto ignorava, il geografo Strabone, che la destinazione funeraria dello spazio avrebbe poi ceduto il passo a quella ludica. Alla fine del Settecento, infatti, nel Mausoleo-giardino, si allestì un anfiteatro ligneo nel quale si tennero delle specie di tauromachie fino a 1844 circa, quando tali spettacoli furono definitivamente soppressi. Ciò perché il monumento era divenuto di proprietà del nobile portoghese Vincenzo Mani Correa che lo aveva, a sua volta, affittato all’impresario spagnolo Bernardo Matas: dalla storpiatura del nome “Correa” deriva la definizione popolare di “Anfiteatro Corea” a lungo in uso.
Non mancarono, negli anni successivi (nei quali Roma divenne capitale dell’Italia unita), vari passaggi di proprietà e destinazione: di certo si costruì un palco e il Mausoleo si trasformò in teatro di prosa all’aperto per spettacoli diurni ed esibizioni ginniche.
Ciò fino al 1907, quando in quella sede fu inaugurato il nuovo Auditorium comunale, meglio noto come “Augusteo”, sede dell’attività concertistica dell’orchestra dell’Accademia Nazionale di Santa Cecilia: si esibì qui, tra gli altri, anche il grande Arturo Toscanini. Ma nel 1936 l’Auditorium venne definitivamente chiuso, in vista della ristrutturazione di un’area dove il piccone mussoliniano avrebbe abbattuto oltre un centinaio di edifici; e fu dunque proprio Mussolini – che pure si vantava di essere un novello Augusto (come si è scritto in questa sede) – dare il colpo di grazia alla “salute” del monumento funebre del suo nume ispiratore.

I lavori dell’attuale restauro.

Dal degrado al restauro

Infatti a poco a poco la “carie” – avrebbe detto Cederna – cominciò a guastare sempre di più l’edificio, visitabile sì – pur con alcune pause – fino al 2007, ma vistosamente consunto. La speranza (ci piacerebbe dire, la certezza) è che l’intervento attuale sia qualcosa di più duraturo di una semplice seduta di “igiene dentale”: alla tomba di Augusto, infatti, serve un bravo dentista, che la rimetta in grado di “masticare” (scusate la metafora continuata…) tutti i potenziali visitatori che – dopo una chiusura così lunga – già sgomitano per visitarlo, come dimostra il rapidissimo esaurimento delle visite guidate fin qui programmate.

Giostra di Tori al Mausoleo di Augusto, stampa del 1780

Un rapido confronto

Qualcuno potrebbe chiedersi il perché di tanta, plurisecolare, incuria per il Mausoleo augusteo, mentre quello adrianeo – oggi Castel Sant’Angelo – ha avuto una conservazione assai migliore. La risposta è proprio nel nome e nella funzione assunta nei secoli dal sepolcro di Adriano, cioè quella di fortezza papale. Perché ciò che della Roma dei Cesari è stato poi “cristianizzato” e reso funzionale alla Roma dei papi si è certamente conservato meglio (si pensi al Pantehon), ed è stato oggetto di maggior rispetto in confronto ai ruderi semplicemente “pagani”. Difficile immaginare, infatti, una rocca pontificia trasformata in teatro o ancor peggio in improvvisata plaza de toros

M. R., G. T.

Gisella Turazza

Classicista, docente di Liceo a Monza, è autrice storica di Loescher (da “Genius loci” a “Primordia rerum”, per la letteratura latina; di “Le pietre parlano”, nel 2018, per geostoria biennio, del versionario greco/latino “Allos Idem”, nel 2020) e consulente editoriale. Ha pubblicato articoli in riviste scientifiche e curato opere di autori greci e latini.

Mauro Reali

Docente di Liceo, Dottore di Ricerca in Storia Antica, è autore di testi Loescher di Letteratura Latina e di Storia. Le sue ricerche scientifiche, realizzate presso l’Università degli Studi di Milano, riguardano l’Epigrafia latina e la Storia romana. È giornalista pubblicista e Direttore responsabile de «La ricerca».

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