Un regalo di Natale da Shirley Jackson

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Questa storia inizia con un manoscritto ritrovato, un viaggio nel tempo, un regalo da parte di un fantasma: sembra proprio un racconto di Shirley Jackson, invece è la sua vita – anzi, la nostra.

Oltre 25 anni dopo la morte della scrittrice americana, avvenuta nel 1965, dei «raccoglitori coperti di ragnatele ritrovati in un fienile del Vermont» arrivano a casa dei figli. C’è il manoscritto originale di Hill House, ma ci sono anche scritti brevi inediti: a quel punto inizia la quest degli eredi, ed è una missione di successo. Da fratelli e da altri familiari, in archivi e biblioteche pubbliche, spuntano materiali variegati come appunti e diari, ma soprattutto racconti, spesso inediti, o pubblicati solo su riviste. C’è materiale per un libro, alla raccolta segue la selezione: in America il volume è uscito con il titolo Just an Ordinary Day, da noi ci pensa Adelphi, che in La luna di miele di Mrs. Smith (traduzione di Simona Vinci) inserisce gli inediti puri, riservando al prossimo libro gli scritti presi da magazine e antologie.

Come sono questi vecchi/nuovi racconti di Shirley Jackson? I due figli e curatori, nell’introduzione, tengono a sottolineare che «non sono tutti raggelanti capolavori come La lotteria», e ci mancherebbe. Ma, forse proprio per questo mettere le mani avanti, che abbassa le aspettative, io li ho trovati meravigliosi come sempre. Leggendo, ho iniziato a lasciare dei segni in corrispondenza dei pezzi più belli, lo faccio spesso, da quando ho capito che dimentico anche i libri che amo, oltre ai manuali di diritto amministrativo, mi da l’illusione del controllo, di poter ritrovare le cose facilmente in seguito: stavolta, fatica inutile, perché arrivato a metà mi sono accorto di aver segnato come memorabile praticamente ogni racconto.

Certo, in alcuni scritti il tono è leggero, l’ambientazione familiare: ma pure nei pezzi più divertiti, che sfiorano la satira sociale – come Invito a cena, che parla di una donna negata per la cucina alle prese con un cuoco maschilista – non manca il tocco di magia. Pure nelle ambientazioni più familiari e quotidiane si cela una inesorabile deriva weird: anche quando non succede niente di strano, soprattutto quando non succede niente di strano, Shirley Jackson è capace con la forza delle parole di farti scendere lentamente in un gorgo. L’incubo può nascondersi in un maniero stregato come in un tinello scrostato: ce lo ricorda la sua vita – anzi, la nostra.

[Intermezzo cinematografico]

Non c’entra niente, ma poche ore prima di scrivere questo articolo, a casa mia abbiamo visto Tenet, il film più atteso dell’anno già prima della pandemia, e poi il film che da solo doveva salvare gli incassi di un anno disastroso, al cinema come altrove (è andata un po’ diversamente, ma poverino non è colpa sua). Non ci penso proprio, a unirmi alla sarabanda di interpretazioni e spiegazioni, diatribe sulla sceneggiatura e annessi buchi, precisazioni sulle complicate leggi fisiche che governano l’universo e la testa di Christopher Nolan (ma se volete farvi due risate leggete questa recensione). Notavo solo, alla fine, che il film si sofferma in spiegoni for dummies sui punti più banali (ancora col paradosso del nonno, eddài). E viceversa quando la fisica si fa dura è sfuggente, sorvola, impapocchia, fa il gioco delle tre carte, si nasconde dietro le sparatorie e le sequenze spettacolari, insomma bluffa – proprio come Memento. Ecco, Shirley Jackson (come Amparo Dávila) fa tutto il contrario: non spiega, non bluffa. (Se poi volete l’opera definitiva sui paradossi temporali e come sfruttarli, non è un film e neanche un romanzo, ma un racconto breve: Tutti voi zombie di Robert Heinlein.)

[Fine primo intermezzo]

Non ci vogliono molte parole, per far capire senza spiegare: ci vogliono quelle giuste. E lei ce le ha sempre. In questo concordo con i figli, quando citano una vecchia recensione: «Sembra proprio che Shirley Jackson non sia in grado di scrivere una brutta frase». Davvero, a volte pare sforzarsi di buttarla lì, di scrivere in modo trasandato, ma niente da fare, non ci riesce, le viene comunque bene. È incredibile per esempio come sia capace di riportare sulla pagina, in poche righe, i processi mentali rigorosi e aberranti che governano la follia.

È fantastico come in due pagine riesca a dare una versione fresca e originale di Jack lo squartatore (Jack begins, l’avrebbe intitolato Nolan). Ma è un’altra rivisitazione – della fiaba di Barbablù – il pezzo più interessante per l’appassionato di racconti. Anzi, i pezzi: perché La luna di miele di Mrs. Smith è seguito da una riscrittura, una versione ripensata a distanza di anni: La sposa assassinata. La scelta può sembrare da curatela old style, da nerd della filologia, ma dimostra invece il contrario: che due racconti con lo stesso tema, la stessa vicenda, composti all’80% dalle stesse parole, possono risultare totalmente diversi, essere due racconti distinti. E mentre il primo è basato sull’ignoranza della protagonista, sul dubbio a proposito del destino che l’attende, sul mistero, sulla tensione che diventa sempre più insopportabile, il vero colpo di maestria è nel secondo. Che gioca a carte scoperte, e rende tutto il climax ancora più inquietante perché in chiaro: la donna è in qualche modo artefice del proprio, comunque tragico, destino.

[Intermezzo italiano]

A proposito di rivisitazioni, favole e cover. E anche a proposito di fantasmi, inediti e regali. È uscito un libro di Malerba. Sì, Luigi Malerba: l’autore di capolavori come Salto mortale e Il serpente, adesso che va tanto lo strano e l’insolito, potremmo anche ritirarlo fuori. Lo tira fuori l’editore Italo Svevo, nella collana Piccola Biblioteca di Letteratura Inutile, con un volumetto che si chiama Avventure (progetto da applausi anche lato grafico, e non potrebbe essere diversamente, data la mano di Maurizio Ceccato: il libro piccolo e piacevole al tatto, pagine intonse!). Ci sono dieci grandi personaggi letterari, che si incontrano a coppie, e dialogano: Sancio Panza con Anna Karenina, Frankenstein con DonAbbondio, Bertoldo con Turandot, l’Innominato con l’Uomo Invisibile, Otello (Verdi) e Othello (Shakespeare). Un altro regalo molto bello che ci possiamo fare per questo Natale molto brutto.

[Fine secondo intermezzo]

Perché questo è quello che ci sta facendo Shirley Jackson: il migliore regalo di Natale possibile. Che contiene, come da tradizione, anche un racconto di Natale: Riempi casa di agrifoglio, forse il pezzo più bello, sicuramente quello più inspiegabile e sospeso, a metà tra una beffa stile Roald Dahl e una strage alla Stephen King. Ma è sempre, inconfondibile, la nostra amatissima Shirley Jackson.

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Dario De Marco

È nato a Napoli e vive Torino. Giornalista, è stato in redazione a Giudizio Universale e Esquire Italia; si occupa di cultura e gastronomia su Artslife, CheFare, Dissapore, Esquire, L’Indiscreto, L’Integrale, Singola. Scrittore, ha pubblicato un’autobiografia in forma di romanzo (“Non siamo mai abbastanza”, 66thand2nd) e una in forma di saggio (“Mia figlia spiegata a mia figlia”, LiberAria); nel 2021 è uscita quella in forma di racconti, “Storie che si biforcano” (Wojtek).

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