Istemi, il romanzo che (non) ci spiega l’invasione russa dell’Ucraina

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Tra spy story e fantasy, tra finzione e realtà: il capolavoro di Aleksej Nikitin, scrittore ucraino di lingua russa, è uscito nove anni fa ma continua a parlarci.

 

I libri migliori sono quelli che si leggono quasi per caso. Istemi lo presi al Salone di Torino qualche anno fa: era uscito in Russia nel 2011 e in Italia nel 2013, ma io lo comprai parecchio dopo, sarà stato il ’17: da allora sono passati altri quattro anni, sembra un eone. Non so perché nei fui attratto, mentre mi attardavo davanti allo stand della casa editrice Voland: la copertina non è particolarmente bella, il nome dell’autore – Aleksej Nikitin – non mi diceva niente (ho letto i russi maggiori, come tutti, ma non sono un esperto di letteratura slava), il titolo men che meno. Temo di essere stato spinto soprattutto dal fatto che era breve, 136 pagine, e dal brivido dell’ignoto; o semplicemente dalla quarta di copertina. La quarta:

Kiev, 1984. Un innocente gioco di ruolo fantastorico tra cinque studenti universitari attira l’attenzione del KGB trasformandosi, per un pericoloso equivoco, in un evento che segnerà per sempre le loro vite. Vent’anni dopo, una mail improvvisa con un inquietante ultimatum risveglia un passato che si credeva sepolto e con cui si devono fare di nuovo i conti. Sul protagonista Davydov si allunga l’ombra del suo alter ego, il condottiero Istemi, che ne sconvolge ancora una volta l’esistenza…
Un racconto brillante, a volte ironico, a volte duro, che si dipana in un’Ucraina popolata da spie, affaristi e personaggi di dubbia moralità.

Lo lessi, mi piacque, lo dimenticai. Mi è tornato in mente adesso, che la Russia ha invaso l’Ucraina, ma non è stato per quello. Non ricordavo assolutamente che fosse ambientato a Kiev, né che parlasse dei luoghi che purtroppo oggi dominano le cronache, o dell’ombra lunga che gli ex del KGB continuano a gettare sui paesi un tempo sovietici. Eppure è stato proprio grazie a quello, anche se indirettamente: una delle centrali nucleari più grandi d’Europa, occupata dall’esercito russo e teatro di una drammatica vicenda, è quella di Zaporižžja, che come informa Wikipedia, in ucraino è Запоріжжя, in russo Запоро́жье, traslitterato anche Zaporiggia in italiano, e Zaporizhzhya o Zaporizhia in inglese. Mi rigiravo in testa questi nomi, e poi il flash: ma certo! Il khanato di Zaporož’e, il cui ultimo indimenticabile signore, quindici secoli fa, fu il grande Istemi.

Istemi è un personaggio d’invenzione, anche rispetto ai protagonisti inventati del libro. Ci sono due piani di realtà: il primo è quello degli studenti che creano un complicato gioco di ruolo tra potenze in lotta per il dominio dell’est Europa. Il gioco – il secondo piano di realtà – è fatto di lettere e carteggi, minacce e diplomazia, mappe e documenti, ma riprodotti con tale dettaglio e verosimiglianza da ingannare gli agenti dei servizi segreti.

Parallelamente ai due piani di realtà, ci sono quindi due tempi, anzi tre: l’alto Medioevo dei khan, dei califfi islamici, degli atamani slovenorussi; e il tempo presente, che però rimbalza tra il 1984 e il 2004: in mezzo, come ognun sa, la dissoluzione dell’Urss e tutto quello che ne consegue. A un certo punto il passato ritorna, ma in forme imprevedibili, tanto da far dubitare lo stesso protagonista, e me che leggevo: certi fatti sono davvero successi? Certe persone sono mai esistite?

Parallelamente ai tre tempi, ci sono tre attori storici, anzi quattro: il khanato di Zaporož’e, l’Ucraina, l’Unione Sovietica, la Russia. A proposito di questo libro (meravigliosamente tradotto da Laura Pagliara), sono stati fatti accostamenti – lusinghieri ma giusti – con il Kafka del Processo, con il Kundera dello Scherzo. A me ha ricordato anche qualcosa di Borges (non è una novità, lo vedo ovunque), per la felice intuizione di accostare due generi apparentemente distanti, la spy story e il fantastico, giocando su ciò che hanno in comune: entrambi mettono in discussione il reale.

Aleksej Nikitin, dice sempre la scheda della casa editrice, è uno «scrittore di lingua russa nato a Kiev (Ucraina) nel 1967, è laureato in fisica e ha collaborato al progetto del sarcofago destinato a mettere in sicurezza la centrale di Černobyl’. […] L’infermiere di via Institutskaja (2016), romanzo dedicato alle recenti proteste di Euromajdan, è stata la prima opera di Nikitin a essere pubblicata in Ucraina».

Nikitin è stato di recente intervistato da Monica Perosino sulla Stampa. Di recente, a inizio febbraio, ma quando la guerra che sarebbe scoppiata neanche un mese dopo sembrava ancora un’eventualità remota, scongiurabile. Lo scrittore dice varie cose, alcune purtroppo sbagliate («Non credo che la Russia ci invaderà»), altre molto interessanti, a proposito dell’identità nazionale in Ucraina, paese composto da diverse etnie, e della sua propria identità di russo – per origine e lingua – a Kiev, che comunque considera casa.

Istemi è un ottimo libro per capire la guerra tra Russia e Ucraina, per conoscere i rapporti tra due paesi e due popoli, per spiegarsi come siamo arrivati fin qui? Probabilmente no; sicuramente no. Però è bellissimo.


PS: Per aggiungere un altro piano di realtà, visto che due non mi bastavano, subito dopo aver letto il libro scrissi all’autore, a quello che speravo (non) fosse l’autore. Infatti, nel libro c’è un indirizzo e-mail, anzi è più corretto dire che il libro inizia con un indirizzo, cui viene spedita una misteriosa e-mail: è l’indirizzo del protagonista, che però non porta il suo nome, ma quello di Istemi.
Scrissi un messaggio breve e allusivo, chiedendo informazioni a proposito di un certo agente del KGB e della sua reale natura. Lo feci anche io usando l’e-mail di un personaggio di finzione, mio cugino Aristide Maselli. Lo inviai, ne sorrisi, lo dimenticai.
La risposta arrivò, sono andato a verificare, un anno e mezzo dopo. Io, che quella casella postale la controllavo ancora meno di lui, ci misi un altro annetto per accorgermene. Il suo messaggio era non meno breve, non meno allusivo. Ma quello che mi rivelò, non mi è concesso scriverlo.

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Dario De Marco

È nato a Napoli e vive Torino. Giornalista, è stato in redazione a Giudizio Universale e Esquire Italia; si occupa di cultura e gastronomia su Artslife, CheFare, Dissapore, Esquire, L’Indiscreto, L’Integrale, Singola. Scrittore, ha pubblicato un’autobiografia in forma di romanzo (“Non siamo mai abbastanza”, 66thand2nd) e una in forma di saggio (“Mia figlia spiegata a mia figlia”, LiberAria); nel 2021 è uscita quella in forma di racconti, “Storie che si biforcano” (Wojtek).

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