
Il 19 e 20 settembre 2026 si è svolta a Trieste la prima edizione di Pagina dopo Pagina, Convegno sulla lettura dei ragazzi e delle ragazze. La prima giornata è stata interamente dedicata all’ascolto di giovani lettrici e lettori forti tra i 10 e i 18 anni, invitati a raccontare il loro rapporto con la lettura. D’ora in avanti, ci riferiremo a loro al femminile, dal momento che, su 53 partecipanti, 52 erano lettrici.
Gli interventi sono stati vari per contenuti, approcci e modalità espressive. Ad esempio c’è chi ha costruito la propria autobiografia intrecciandola con i libri letti nel corso degli anni. E c’è chi ha colto l’occasione per difendere il romance, il genere prediletto, dalle accuse del mondo adulto. Una lettrice di 12 anni ha condiviso un piano dettagliato delle proprie letture, completo di titoli e scadenze, fino al 2029. Sono stati comunicati i risultati di un’indagine su lettura e fruizione culturale condotta su un campione di 564 studenti da 10 a 20 anni dell’area di Trieste.
Nella seconda giornata di convegno, si sono avvicendati brevi interventi di relatrici e relatori adulti a commento dei dati emersi nella giornata precedente, con l’obiettivo di avviare una discussione con il pubblico. Sia tra gli oratori che in sala erano presenti insegnanti di diverso ordine e grado, docenti e ricercatori universitari, scrittori, bibliotecari, formatori, esperti, educatori e promotori della lettura.
Questo contributo non intende proporre una sintesi esaustiva degli interventi, ma restituisce alcuni tra i temi emersi che hanno maggiormente colpito il pubblico adulto e sono diventati spunto di discussione e riflessione.
La scuola
Le testimonianze hanno spesso messo in evidenza come il rapporto tra scuola e lettura presenti delle criticità.
Le studenti hanno raccontato come la loro passione per i libri sia nata principalmente in un contesto familiare nel quale la lettura è una pratica abituale e dove sono presenti risorse economiche e culturali sufficienti a garantire l’accesso ai libri, a partire dalla presenza di una biblioteca domestica. L’istituzione scolastica, invece, è apparsa poco determinante per la loro formazione di lettrici.
Molte tra le relatrici hanno rivelato che la fonte principale di suggerimenti per quanto riguarda la scelta di un libro è costituita dai consigli tra pari. Gli adulti non sono ritenuti “affidabili” in tal senso, perché la loro proposta ha sempre uno scopo di ammaestramento morale, o di imporre la lettura dei classici.
Le pratiche dell’insegnamento della letteratura sembrerebbero, quindi, non ancora sufficientemente differenziate dall’educazione alla lettura. L’introduzione alle opere della tradizione letteraria non produce automaticamente lettori e lettrici autonomi. Se l’obiettivo consiste anche nel formare lettori in grado di orientarsi in base ai propri interessi, sono necessari un tempo scolastico dedicato e condiviso tra i docenti delle varie materie, oltre a un percorso di formazione specifico e costante.
Le lettrici hanno lamentato, inoltre, una proposta incentrata su titoli tradizionali, che tradisce il pregiudizio verso alcuni generi, come il fumetto, e non prevede la loro libertà di scelta. Auspicano l’apertura a una pluralità di generi, un aggiornamento sui titoli e, in alcuni casi, una revisione delle modalità con cui il libro viene proposto, adottato e discusso in classe.
È stato l’incontro casuale con un ex allenatore in una sala d’attesa a cambiare il rapporto con la lettura di una giovane partecipante al convegno. L’entusiasmo con cui l’adulto ha saputo raccontare un’opera di Nietzsche l’ha spinta a ricercare autonomamente quel titolo e a superare la fatica di leggere opere impegnative. A conferma del fatto che non è pensabile trasmettere agli altri una passione senza che questa sia vissuta in prima persona e che, invece, è possibile proporre letture sfidanti se si è capaci di comunicarle adeguatamente.
Per una studente delle superiori la musica ha costituito la chiave d’accesso a letture come l’Odissea e La ballata del Vecchio Marinaio. Secondo una strategia elaborata in autonomia, la ragazza ha associato a ogni opera un brano musicale scovato nel web. Perché i docenti possano sviluppare pratiche efficaci e personalizzate come questa, è necessario che la conoscenza degli studenti sia fondata su una relazione educativa vitale e rispettosa.
Questioni di genere
Le rilevazioni Istat nazionali mostrano che i lettori nel biennio 2024/2025 sono soprattutto donne. In media, legge almeno un libro all’anno il 62,6% delle donne contro il 51,2% degli uomini. Dal risultato della rilevazione effettuata a Trieste sul target 10-20 anni, è emerso che il 56% delle ragazze legge almeno un libro all’anno, contro il 39% dei ragazzi.
Questa proporzione, tuttavia, non è stata rispecchiata nella composizione dei giovani oratori del convegno: 52 lettrici e un solo lettore. È plausibile che le ragazze avvertano ancora un’aspettativa sociale che le vuole accondiscendenti e diligenti verso le richieste degli adulti, mentre i ragazzi percepiscano una maggiore libertà di sottrarsi agli impegni, specie se non imposti dalla scuola. Non è inoltre da escludere che alcuni lettori maschi, pur desiderando partecipare, siano stati condizionati da uno stigma che li induce a nascondere la propria esperienza di lettura, per il timore di essere derisi dai coetanei. In questa direzione va anche la testimonianza dell’unico lettore maschio presente, che ha confermato l’esistenza di uno stereotipo legato alla lettura come attività prettamente femminile.
Nel corso del dibattito, è stata avanzata l’ipotesi che la minore propensione alla lettura da parte dei maschi possa essere correlata anche a una minore disponibilità di libri percepiti come rivolti specificamente a loro. È tuttavia poco plausibile che l’industria editoriale non cerchi costantemente di intercettare un segmento di mercato rilevante quale quello della popolazione maschile. È più probabile che, per le ragioni di carattere socioculturale succitate, la risposta dei lettori maschi alle proposte editoriali sia più debole.
Su questo punto è però necessaria una distinzione. La letteratura non si lascia ricondurre a categorie anagrafiche o di genere. Mentre il libro, in quanto oggetto materiale e prodotto editoriale, è anche una merce e può essere progettato per intercettare specifici segmenti di pubblico. L’aspetto grafico, il formato, la copertina, il paratesto e le strategie di comunicazione possono contribuire a orientare la percezione del destinatario, anche indipendentemente dal contenuto dell’opera.
Nell’attuale mercato editoriale, sono presenti, allo stesso modo, pubblicazioni che riproducono stereotipi di genere o che li mettono in discussione. Sia le une che le altre vengono proposte con tutte le tecniche persuasive utili a promuovere un prodotto. La ricezione di tali proposte, tuttavia, non è prevedibile. Se i giovani lettori percepiscono un intento pedagogico troppo riconoscibile, è possibile che reagiscano orientandosi verso proposte di segno opposto. Anche questa dinamica potrebbe contribuire, almeno in parte, a comprendere il successo del romance, a fronte di un’ondata di proposte editoriali incentrate su figure femminili forti e ribelli.
Generi, bibliodiversità, un focus sul romance
Le lettrici hanno ribadito la richiesta di maggiore autonomia nella scelta delle letture. Eppure, la scelta autonoma le ha orientate verso i prodotti più visibili e mainstream del mercato editoriale attuale. Per la maggior parte delle partecipanti, la lettura rappresenta una forma di evasione dalle angosce e dalla quotidianità. I titoli da loro citati appartengono, in larga misura, ai generi e alle serie che negli ultimi anni hanno raggiunto le posizioni più alte nelle classifiche di vendita: fantasy, giallo, romance e manga. Determinante il ruolo svolto dai social network e dai sistemi algoritmici, che tendono a riproporre contenuti affini a quelli già selezionati dall’utente e lo confinano all’interno di un perimetro di interessi sempre più omogeneo.
La questione del rapporto tra lettori, lettrici e generi letterari può costituire un ulteriore ambito di riflessione per chi si occupa di educazione alla lettura. Non si tratta di mettere in discussione la legittimità delle preferenze individuali, né di contrapporre letture considerate più o meno “alte”, ma di favorire una maggiore consapevolezza dei meccanismi che orientano le scelte e tentare di aprire il repertorio alla bibliodiversità.
Negli ultimi anni, il romance ha conosciuto una diffusione particolarmente significativa tra le giovani lettrici anche perché ha intercettato il desiderio di affrontare temi quali i sentimenti, l’affettività, l’amore e la sessualità e ha colmato un desiderio di appartenenza: attorno al romance si sono sviluppate community di lettrici che condividono gli stessi interessi.
Le principali riserve nei confronti del romance provengono dal mondo adulto e riguardano sostanzialmente la rappresentazione delle relazioni, spesso caratterizzate da stereotipi di genere, rapporti di potere asimmetrici e comportamenti tossici. Da qui la preoccupazione che una fruizione ripetuta di questo tipo di storie possa si traduca in “un’educazione sentimentale distopica” e possa concretamente influenzare la vita affettiva delle lettrici. Quale postura deve assumere l’educatore nei confronti di questo genere? La domanda ha dato luogo a diverse riflessioni. Anzitutto, è necessario confrontarsi con la richiesta di affrontare questi temi. E riconoscere che, senza una relazione educativa fondata sulla fiducia, è difficile che i giovani siano disposti a farlo con gli adulti. Se proibire o delegittimare queste letture appare controproducente, più efficace può essere affiancarle ad altre proposte narrative, in modo da aumentare il «catalogo dei destini e delle relazioni possibili» a disposizione delle lettrici.
Conclusioni
Tra le reazioni raccolte a margine del convegno, una delle più ricorrenti è stata la sorpresa di fronte alla capacità delle ragazze di prendere parola, argomentare le proprie idee e trasmettere l’entusiasmo che i libri sanno suscitare in loro. Una docente ha ammesso, con un atteggiamento di aperta autocritica, di non aver mai chiesto alle proprie studentesse che cosa amassero leggere. È probabile che il suo non sia un caso isolato ed è altrettanto probabile che non sia sufficiente chiedere ai ragazzi cosa leggono se non si pongono le condizioni perché possano rispondere liberamente.
La nascita stessa del convegno, fortemente voluto anche da docenti, testimonia la necessità di creare uno spazio alternativo, extrascolastico, dove tutto ciò risulta possibile. Da qui, una duplice riflessione. Da un lato è auspicabile che la scuola diventi un luogo nel quale poter parlare dei propri interessi, dei propri gusti e delle proprie esperienze culturali senza essere valutati o giudicati. Un luogo in cui la relazione e il benessere siano riconosciuti come determinanti nei processi di apprendimento. Allo stesso tempo, è necessario che le conversazioni intorno ai libri e alla lettura si estendano a contesti e spazi differenti, coinvolgendo un numero più ampio e diversificato possibile di interlocutori. In questa prospettiva, l’appuntamento di Pagina dopo pagina ha rappresentato un’occasione significativa di confronto tra professionalità e competenze diverse ed è stato utile a condividere esperienze, individuare criticità e aprire nuove prospettive di lavoro.