Quest’anno, dopo molti – forse troppi… – anni di scuola, mi si propone un nuovo, inaspettato, punto di vista dal quale commentare le Prove scritte d’Esame. Infatti sono solito svolgere il ruolo di commissario – interno o esterno – di Italiano o Latino, anche perché nel mio Liceo – Scientifico e Classico – insegno per lo più nel Classico, da vecchio “classicista” quale sono, abilitato pure all’insegnamento del Greco. Invece il MIM celebrerà in Anno Domini 2026 non solo il ritorno alla dizione vintage “Esame di Maturità”, ma anche – evento assai meno roboante e di nessun pubblico interesse – la nomina dello scrivente a commissario di Storia (mai insegnata al Triennio…) in due classi del Liceo delle Scienze Applicate. Spero comunque che questa “apertura delle maglie” non preveda a breve anche una possibile nomina sulla disciplina di Scienze Motorie, perché sono decisamente fuori forma!
Chat GPT e il Toto-tema
Scherzi a parte, eccoci qua a riflettere per l’ennesima volta – lo faccio su queste colonne dal 2015! -+– sugli scritti d’Esame, cominciando da quello di Italiano. Voglio però, prima di parlare della «verità effettuale», come direbbe Machiavelli, proporre ai lettori l’esito di una richiesta fatta ieri da me a ChatGPT in questa forma: «quali gli argomenti più probabili per la Prova di Italiano alla maturità?». Ed ecco la risposta:
Naturalmente nessuno può prevedere con certezza le tracce della prima Prova, ma sulla base degli anniversari, degli autori assenti da molti anni e delle tendenze seguite dal Ministero, alcuni argomenti appaiono più probabili di altri.
Tipologia A (analisi del testo)
Gli autori più “quotati” sono:
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- Luigi Pirandello (ricorrenze legate al Nobel e lunga assenza dalle tracce).
- Grazia Deledda (100 anni dal Nobel del 1926).
- Giosuè Carducci.
- Gabriele D’Annunzio.
- Primo Levi, spesso considerato un autore “in attesa” di ritorno.
Tipologia B (testo argomentativo)
Possibili nuclei tematici:
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- Intelligenza artificiale, tecnologia ed etica digitale.
- Comunicazione, informazione e ruolo dei media.
- Cittadinanza, democrazia e partecipazione politica.
- Ambiente e sostenibilità.
- Memoria storica e costruzione dell’identità collettiva.
Tipologia C (tema di attualità)
Le ricorrenze più significative del 2026 potrebbero suggerire tracce su:
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- 80 anni della Repubblica italiana (1946-2026).
- Suffragio universale e partecipazione democratica.
- 40 anni dal disastro di Chernobyl (1986-2026).
- Legalità e giustizia (40 anni dal Maxiprocesso di Palermo).
- Impatto sociale dell’intelligenza artificiale.
Se dovessi scommettere su 5 argomenti
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- Pirandello
- Grazia Deledda.
- Intelligenza artificiale.
- 80 anni della Repubblica italiana.
- Chernobyl e rapporto tra uomo, scienza e ambiente.
Ed ecco le Prove d’Esame
Ed eccoci invece alla «verità effettuale», che – nel complesso – mi pare si possa definire soddisfacente. E che smentisce (quasi) totalmente le previsioni di IA, evidentemente basate sulle frequenti ipotesi che negli ultimi tempi si sono palesate sul web, oltre che su opinabili criteri di alternanza e probabilità. Prima di analizzare le singole Prove, però, due considerazioni generali: una positiva e l’altra meno. Infatti mi è parso di leggere – in molte tracce (e finanche in quella B2 di taglio scientifico) – un condivisibile afflato umanistico nel senso più ampio del temine, che si concretizza nella richiesta di riflettere su temi come la natura, la memoria, i rapporti umani in un contesto civico, e perfino – pur con qualche rischio… – la meraviglia e la fatica. Un po’ meno bene – ma è un “classico” italiano… – l’assenza di riferimenti all’universo letterario femminile e più in generale al ruolo della donna nella storia e nella società. Piccole eccezioni la donna “oggetto” della poesia di Pavese (A1) e il fatto che l’autrice del testo della Prova C1 sia una giornalista donna. Ma «veniamo al fatto», come direbbe Boiardo, senza dimenticare che questa analisi viene da me redatta proprio mentre sorveglio gli studenti, privo di strumenti adatti ad approfondire le tematiche suggerite, e – per scelta – senza collegarmi al web per vedere come la pensano gli altri; altri che, sicuramente – stando al di fuori di un rovente corridoio di scuola padana – hanno a disposizione mezzi assai più raffinati di indagine!
Pavese poeta e Brancati memorialista
Pavese – ormai una presenza frequente alla Maturità – poeta e il meno “praticato” Brancati prosatore e memorialista. Questi sono gli autori proposti ai “maturandi” come tipologia A, con due testi molto interessanti.
Il primo (A1) è la bellissima poesia Passerò per Piazza di Spagna, scritta da Pavese nel fatidico – e tragico – 1950, nella quale immagina un incontro con l’amata (e mai nominata) Constance Dowling. In un’atmosfera colorita e profumata, direi gioiosa, la figura femminile si palesa come un’epifania: una moderna donna-angelo «ferma e chiara» che produce un «tumulto del cuore». Adeguate le consegne di Comprensione analisi, ma forse un po’ troppo generica – però è sempre così… – l’Interpretazione, nella quale si chiede di riflettere «sulle modalità con cui scrittori e artisti in generale proiettano i propri sentimenti sull’ambiente circostante e la natura».
Mi ha convinto anche la proposta di alcune riflessioni di Vitaliano Brancati sul tema della memoria, tratte da I Piaceri (edito nel 1946) come tipologia A2. Il passo è ricco di vivide espressioni metaforiche, e l’autore dice che è solito «contare ogni sera i … ricordi come l’avaro conta i suoi marenghi», nel timore che le nostre azioni «possano non appartenerci più il giorno in cui non riusciamo a ricordarle». Perché il tempo, la malattia, la senescenza o – perché no? (aggiungo io, parlando con i colleghi in Commissione) – l’IA potrebbero con «mano di ladro… sacrilega» privarci del nostro passato. Certo non è né immediato né semplice per uno studente meno che ventenne riflettere su questo tema; eppure – soprattutto nell’ottica suggerita di «collegamento tra generazioni» – credo possa essere molto stimolante.
Costituzione, creatività scientifica…
Anticipo che, tra le tre Prove di tipologia B, trovo adeguate le prime due, mentre più avanti esprimerò le mie riserve sulla B3.
Il discorso che Giuseppe Saragat (che fu poi il Presidente della Repubblica della mia infanzia…) tenne nella seduta del 26 giugno 1946 dell’Assemblea Costituente (B1) andrebbe letto a prescindere dall’Esame di Maturità. E, io stesso, leggendolo oggi per la prima volta mi sono dispiaciuto (e un po’ vergognato) di non averlo fatto prima. Infatti il livello morale della sua esortazione-riflessione sulla democrazia e la libertà è davvero molto elevato: perché la «democrazia non è soltanto un rapporto tra maggioranza e minoranza» ma anche «un problema di rapporti tra uomo e uomo». Di conseguenza – ricorda Saragat ai Costituenti con toni accorati (e forse echi “verghiani”…) – «nel grande moto che spinge le classi diseredate a rivendicare un destino meno iniquo voi non vedrete una minaccia per la libertà, ma, al contrario, la forza motrice del progresso». È proprio questa idea di uno Stato, una legislazione, che contemperi il rigore del diritto con quell’umanesimo cui accennavo all’inizio che distingue la nostra Repubblica dalla «pesante eredità di macerie» che il fascismo aveva lasciato.
Insomma, se si voleva far riflettere i giovani sugli 80 anni della Repubblica era difficile trovare un testo più adatto; se poi ci riflettessero un po’ anche gli adulti (specie se con responsabilità politiche) male non sarebbe, soprattutto relativamente alla necessaria richiesta di attenzione – politica, sociale, umana – verso l’odierno «moto di classi diseredate» che anima (e talora funesta) le acque del nostro Mediterraneo.
La Prova B2 suggerisce di analizzare un testo del giornalista e divulgatore scientifico Piero Bianucci dal titolo Storie di creatività scientifica. Anche qui si vede la prospettiva umanistica di cui parlavo, che si esplicita già nella frase «la scienza è una miniera di narrazioni, non soltanto perché le sue vicende hanno spesso la struttura del giallo, ma anche perché le storie scientifiche fanno leva sulla sorpresa, sul colpo di scena». Creatività, genio e talora casualità sono alla base della scoperta dei raggi X, della penicillina o della teoria della relatività, e proprio su questi aspetti i maturandi sono chiamati a riflettere, in una prospettiva che – mi pare – va oltre i tradizionali steccati tra scienza e umanesimo che troppo spesso ancora condizionano il nostro sistema scolastico. Già immagino, a questo proposito, qualche collega obiettare perché avrebbe auspicato una traccia scientifica «più scientifica»; non dimentichiamoci, però, che in testa ai fogli è stampata la dizione «Prova di Italiano»!
… e adultescenza
Mi pare invece un po’ complicato per degli adolescenti riflettere in sede d’esame sull’«adultescenza», e cioè sulla difficoltà di cogliere davvero i confini tra la più “leggera” età giovanile – che qualcuno vorrebbe prolungare il più possibile… – e quella adulta e “responsabile”; ciò a partire da un testo del sociologo ungherese Frank Furedi (B3). Intendiamoci, il passo è interessante, ma si fa esplicitamente riferimento a una fascia di età («venti-trentacinquenni») della quale i nostri esaminandi non hanno troppa esperienza diretta (non è la loro generazione né quella dei loro genitori): pertanto non so se siano davvero in grado di affrontare la richiesta contenuta nella Produzione, cioè di riflettere «alla luce delle tue conoscenze, delle tue esperienze e della tua sensibilità… sul tema del ‘confine tra generazioni’». Inoltre il riferimento alla domanda «cos’è che rende la persone mature?» cui Furedi allude a proposito di un articolo di The Atlantic, siamo davvero sicuri che sia la cosa più adatta da proporre a una Prova scritta di Maturità? Siamo, mi pare, davanti a un esempio di meta-Maturità…
Stupore e fatica a rischio retorica?
Passando alla Tipologia C, troviamo qui due testi opera di giornalisti: il primo della tedesca Wenke Husmann, relativo al tema dell’incanto e della meraviglia (C1), il secondo dell’italiano – e notissimo ai più – Mario Calabresi, che tratta l’idea di fatica (C2).
Niente da dire sulla qualità dei passi, e anche sulla forte suggestione che emanano: nel primo Wenke ammira lo stupore della figlia davanti all’aurora boreale, nel secondo Calabresi descrive (nel suo libro Alzarsi all’alba), a partire dalle conversazioni avute con la nonna, la progressiva modifica, l’attenuazione e – per certi versi – la (quasi) scomparsa del concetto di «fatica». Ho però qualche timore che si tratti di tematiche che possano spingere i nostri maturandi (che vedo comunque lavorare tranquilli) verso eccessi di retorica o imprevedibili voli pindarici. Lo dico nella speranza di essere smentito; ma soprattutto lo dico perché se – ex improviso – mi chiedessero di scrivere una riflessione sulla «versione adulta dell’incanto» o sull’idea di «fatica» sarei un po’ in difficoltà. Meno male che la Maturità l’ho fatta nel 1980 con un tema su Parini, Foscolo, Manzoni e Pellico…