La casa multilingue della letteratura a Trieste

Tempo di lettura stimato: 8 minuti
Alla scoperta del Museo LETS di Trieste: in una città di confine, crocevia di culture e ispiratrice di scrittori come Svevo, Joyce e Saba, uno spazio multifunzione e un luogo vivo che celebra la ricchezza letteraria triestina e il suo influsso sulla cultura europea.
Una sala del museo LETS a Trieste
© Museo LETS – Letteratura Trieste.

Trieste è sempre stata una città di passaggi che, a volte anche suo malgrado, vive di confine e di mescolanza: di merci, di persone, di lingue. Non stupisce allora che proprio qui, nel cuore della città vecchia, sia nato il Museo LETS – Letteratura Trieste, inaugurato nel 2024 a fianco della biblioteca civica di Piazza Hortis. Non si tratta di un museo “classico”, ma di uno spazio vivo, che si presenta come un’edicola, un cinema, una libreria, un salotto: un invito a entrare nei mondi degli scrittori e delle scrittrici che hanno fatto di Trieste la loro casa, reale o spirituale. E i nomi sono tantissimi: da Scipio Slataper a Susanna Tamaro, da Paolo Rumiz a Rainer Maria Rilke, da Anita Pittoni a Bobi Bazlen…

Fin dalla sua apertura il LETS ha raccolto l’eredità di altri musei triestini che erano dedicati ad alcuni fra gli autori più noti della sua storia letteraria. Al suo interno ci sono infatti tre spazi speciali: il Museo Svevo, il Museo Joyce e il Museo Saba che conservano materiali originali, lettere, appunti, edizioni rare, restituendo l’immagine viva dei tre grandi scrittori a cui sono dedicate queste sale. Qui sono state riunite in uno stesso luogo le collezioni che fino a qualche anno fa erano sparse in varie sedi cittadine, creando così un percorso di fruizione unico per il pubblico.

Ma per esplorare il LETS non serve seguire un percorso lineare: il bello è piuttosto perdersi in una sorta di labirinto letterario che a ogni angolo può regala sorprese. Per esempio, nella sala chiamata “Edicola della Storia” si attraversano i decenni leggendo citazioni, cartoline e ritagli di giornale che ripercorrono le vicende triestine, a partire dal XVIII secolo fino a oggi. Invece, nel “Cinematografo delle Storie”, i libri diventano immagini in movimento, a dimostrare che la letteratura è in continuo dialogo con altri linguaggi: si possono infatti vedere spezzoni di vecchi film come Cuori senza frontiere (del 1950) o serie più recenti come La porta rossa (2017-2023).

Una città fatta di parole

Un ritratto fotografico di Italo Svevo.
Un ritratto fotografico di Italo Svevo.

Ma la sala più ricca è sicuramente la “Libreria degli Scrittori” dove ci si può immergere per ore nelle storie raccolte dentro cassetti e scaffali o su totem multimediali che raccontano i grandi autori e autrici che sono nati o hanno vissuto a Trieste. Nella grande stanza affacciata sugli alberi della piazza la letteratura si dispiega in tutta la sua ricchezza, sia di stili sia di lingue.
Questa città è stata la casa di tanti scrittori proprio per la sua natura di crocevia culturale, dato che qui si incontravano (e si incontrano tuttora) l’italiano, lo sloveno, il tedesco, l’inglese, il dialetto triestino. E questa pluralità si riflette anche nelle opere delle sue firme più rinomate.
Solo per citare alcuni nomi, si può partire da Italo Svevo, che con opere come La coscienza di Zeno (pubblicato nel 1923) mette in scena l’uomo moderno, nevrotico e ironico, un antieroe che non trova mai il proprio posto nel mondo.

Umberto Saba e Trieste sullo sfondo.
Umberto Saba e Trieste sullo sfondo.

Nella poesia, invece, spicca invece Umberto Saba, che nel suo Canzoniere (1900-1921) sa trasformare anche le piccole cose come le botteghe, il porto o le vie della città, in versi dal valore universale, fatti di fragilità e autenticità.
E che ci ha regalato la descrizione forse più famosa della città della Bora: «Trieste ha una scontrosa grazia. Se piace, è come un ragazzaccio aspro e vorace, con gli occhi azzurri e mani troppo grandi per regalare un fiore».

Un discorso a parte merita forse l’irlandese James Joyce: arrivato a Trieste nell’ottobre del 1904, vi scrive buona parte dei racconti raccolti in Gente di Dublino (Dubliners, 1914) e del Ritratto dell’artista da giovane (A Portrait of the Artist as a Young Man, 1917), e inizia a concepire anche il nucleo del suo capolavoro Ulisse.
La città adriatica, con la sua vitalità portuale e multiculturale, gli fornisce un osservatorio privilegiato per raccontare l’Europa fino a quando la lascerà per sempre, nel 1920, diretto a Parigi.

Venendo al secondo dopoguerra, nel panorama triestino spiccano i nomi di Fulvio Tomizza con la sua “Trilogia istriana” (1960-1966) – che comprende i romanzi Materada, La ragazza di Petrovia e Il bosco di acacie – in cui ha narrato la complessità del confine istriano e il dramma dell’esodo, restituendo voce a una terra lacerata da lingue e identità multiple.

O anche Boris Pahor, scrittore triestino di lingua slovena, che in Necropoli (del 1967 ma tradotto in italiano solo 30 anni dopo) ha raccontato la sua esperienza nel campo di concentramento nazista di Natzweiler-Struthof, testimoniando come la letteratura possa anche essere responsabilità civile.

Questa coralità di lingue e di sguardi fa di Trieste una città che non appartiene mai del tutto a una sola nazione o a un solo canone letterario: è un luogo che si trova un po’ al margine, e proprio per questo offre uno sguardo più a fuoco di chi vive in posizioni più “centrali”.
Un buon esempio sono i libri di Claudio Magris, come Danubio (1986) e Microcosmi (1997), con cui ha reso Trieste il punto di osservazione privilegiato per raccontare l’Europa centro-orientale e non solo. Tanto da descriverla come «la città italiana più mitteleuropea. Ogni cosa a Trieste è sospesa tra due mondi, tra due culture, tra due lingue».

Due giornate particolari

Il calendario degli eventi al LETS offre sempre spunti interessanti, soprattutto per le tante scolaresche che lo visitano nei loro viaggi d’istruzione, ma ci sono un paio di date che sono molto speciali.
Una è il 19 dicembre, data della nascita di Italo Svevo (pseudonimo di Aron Hector Schmitz), in cui la città si anima con la manifestazione “Buon Compleanno Svevo”. Un appuntamento che si rinnova da oltre vent’anni e che, dalla sua apertura, viene ospitato anche all’interno del LETS – nelle cui sale le opere del passato sono in stretto dialogo con quelle del presente. Nelle ultime edizioni, l’anniversario sveviano si è trasformato in una festa diffusa sul territorio: due giorni di conferenze, musica, teatro e cinema, dedicati alla figura e all’opera dello scrittore triestino. Per esempio, organizzando un coinvolgente Svevo Walking Tour, per seguire le orme dell’autore tra i luoghi della sua vita e della sua immaginazione.

James Joyce in un ritratto di Alex Ehrenzweig del 1915
James Joyce in un ritratto di Alex Ehrenzweig del 1915

Ma Trieste non celebra solo Svevo: infatti da una quindicina d’anni, ogni 16 giugno torna in città il Bloomsday, la data in cui si celebra a Dublino e in tutto il mondo la giornata raccontata nell’Ulisse di Joyce. Anche Trieste si trasforma per un giorno nel palcoscenico in cui rivivono i personaggi e le vicende del romanzo: mentre il protagonista Leopold Bloom percorre le strade della capitale irlandese, in ogni angolo della città giuliana viene ricreata quella stessa mappa letteraria. Bloomsday è una festa che trasforma gli spazi fisici in luoghi narrativi, dove chiunque può “vivere” l’Ulisse camminando, leggendo, e osservando come Joyce si è ispirato anche al soggiorno triestino per la sua scrittura («Trieste è una città fatta apposta per la letteratura» è una sua definizione). Un piccolo festival che propone momenti come tour nella Trieste joyciana, laboratori artistici ed eventi all’aperto o tra le sale del Museo LETS, in un’atmosfera sospesa tra la grande storia e il giocoso rigore letterario.

Quando gli oggetti ci parlano

Oltre agli eventi e alle storie contenute nei libri, anche i tanti cimeli custoditi nella collezione del LETS non restano muti. Per esempio, il violino di Svevo è lo strumento su cui lo scrittore ama esercitarsi e con cui prende parte a concerti casalinghi in quartetto; proprio il violino è spesso citato nelle sue lettere e diversi dei suoi personaggi letterari sono musicisti.

Il violino di Svevo (Lascito Letizia Fonda Savio ©LETS)
Il violino di Svevo (Lascito Letizia Fonda Savio ©LETS)

O il primo testo di Saba dato alle stampe: è un articolo pubblicato sul quotidiano socialista triestino «Il Lavoratore» il 14 luglio 1904. L’autore ha 19 anni, e assieme a un amico ha appena fatto un viaggio a piedi in Montenegro, di cui ricorda la malinconia delle canzoni popolari montenegrine «che ispirano sentimenti e immagini non dissimili da quelle della musica chopiniana».

E non può mancare un cimelio joyciano: quando vive a Trieste con la sua giovane famiglia, Joyce cambia casa dieci volte, ma in quel periodo non è una rarità, poiché i traslochi sono un’abitudine per molti triestini di ceto medio-basso che abitano in affitto. Dai documenti esposti emerge l’emancipazione femminile di allora: molte le donne single, lavoratrici, o vedove possidenti che affittano immobili, come Francesca Lorenzetto, proprietaria dello stabile di via Bramante 4 in cui per un periodo abitano i Joyce. Sui campanelli, i loro vicini di casa (maestre, impiegati, agenti di commercio, sarte, bottegai) avevano nomi e cognomi in cui risuonano tutte le lingue parlate a Trieste.

Il Museo LETS è dunque una mappa vivente della letteratura triestina, che a sua volta diventa un riflesso della letteratura europea. Un laboratorio in cui si può toccare con mano la letteratura, ascoltare le voci degli scrittori, vedere come testi in lingue diverse si incontrano e si influenzano. Ed è anche un’occasione per capire che i libri non sono monumenti inerti del passato, ma strumenti per leggere il presente.


LETS – Museo della Letteratura a Trieste
Piazza Hortis, 4 – Trieste
040 675 7240
lets@comune.trieste.it
ingresso libero

Aperto da lunedì a sabato
dalle 10 alle 17
e domenica dalle 10 alle 13.
Chiuso il martedì.

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Sara Urbani

Laureata in scienze naturali con un master in comunicazione della scienza, ha lavorato per la casa editrice Zanichelli. Scrive anche per Odòs – libreria editrice e per i magazine online La Falla e Meridiano 13.

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