I buoni maestri di Paolo di Paolo

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Un paio di anni fa, insieme ad alcune amiche e amici della mia città, ho deciso di dedicare una parte delle mie energie nell’organizzazione di una rassegna dedicata ai “Buoni Maestri”. Si vede che, superati i quarant’anni, avevo sentito il bisogno di fare i conti con quelli che erano stati i miei maestri. E fu facile passare da questa esigenza personale a un più generale bisogno di riflettere sul ruolo dei cosiddetti adulti di riferimento, sul piacere e sul dovere di imparare, sui molteplici modi attraverso i quali le persone si incontrano, spesso casualmente, si piacciono e, quindi, si influenzano e si lasciano influenzare.

Le attività della rassegna erano già iniziate quando lessi Mandami tanta vita di Paolo Di Paolo. Lo scrittore avevo avuto modo di conoscerlo alla Fiera delle Parole di Padova, ed ero rimasto impressionato dalla fermezza gentile del suo eloquio, dai suoi ragionamenti fluidi e sicuri, fondati su riflessioni che sembravano venire da lontano e che stonavano con la giovane età. Tuttavia, non sospettavo che avrebbe potuto scrivere un libro come quello. Soprattutto, non avrei immaginato che a quasi cent’anni dalla sua morte, un trentenne italiano avrebbe voluto e potuto mettere in scena con tanta efficacia il personaggio Gobetti senza mai cadere nella vacua celebrazione, riuscendo semplicemente a riportarlo in vita e a farcelo vedere, lì, nella sua Torino, in un’aula universitaria, e poi a Parigi, in esilio.

Io avevo avuto modo di studiare gli scritti di Gobetti, avevo letto il suo carteggio con la moglie Ada, ne avevo sentito parlare a convegni e seminari. Avevo anche visto alcune foto che esaltavano la sua imbarazzante giovinezza, ma mai avevo avuto occasione di creare nella mia immaginazione, grazie alla narrazione romanzesca di Di Paolo, un mio Gobetti, come fosse un Harry Potter o un Edmond Dantès qualsiasi.

Dopo aver letto il libro, comunque, decisi di invitare Paolo a uno degli incontri dedicati ai “Buoni Maestri”. Per telefono discutemmo sull’opportunità di parlare di Gobetti o, piuttosto, di Antonio Tabucchi, altro maestro di Di Paolo, ma alla fine, forse per mia responsabilità, l’ago della bilancia puntò dritto sull’autore della Rivoluzione liberale.

pierogobetti

E adesso che siamo arrivati alle soglie di quell’appuntamento (mercoledì 28 maggio a Grosseto), mentre cerco di prepararmi a dialogare con questo giovanissimo maestro che un po’ mi intimorisce, entro in libreria e scopro un suo testo, appena uscito, dedicato a Indro Montanelli: Tutte le speranze. Montanelli raccontato da chi non c’era (Rizzoli 2014).
Un libro bello e opportuno, nel quale mi pare di trovare le ragioni profonde della scrittura di Di Paolo e, soprattutto, la chiave del suo vagabondare tra diversi maestri con tanta disinvoltura e tanta passione, prendendo ciò che gli occorre senza lasciarsi intimidire, con una forma di audacia nuova e adatta, direi necessaria, in questi tempi apparentemente privi di figure di riferimento.

In un’epoca in cui i giovani sono pochi, soli e abbandonati a se stessi, Di Paolo accetta il ruolo che gli spetta; non si finge un adulto già fatto e rifinito, e sembra vivere una vita aperta alle influenze, generosa nell’ascoltare, coraggiosa nel seguire – forte della propria originalità – piste già battute.

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Sarebbe divertente, se non fosse triste, registrare come metà delle nostre opinioni sia frutto della convinzione di essere migliori. Migliori del compagno di banco, del vicino di casa, della suocera, del rivale in amore, di questo o quel personaggio pubblico, di oggi o di cento anni fa, dell’antagonista politico. Eppure mi è sempre sembrato infinitamente più interessante capire, cercare di capire, anziché giudicare. Anche solo starsene zitti, come di fronte a certi spettacoli del cielo, o a teatro – e guardare. Godersi il film, comprese le scene meno riuscite, quelle imbarazzanti, quelle che ci fanno saltare sulla poltrona, quelle che ci indignano. Quelle che fanno piangere, quelle che fanno ridere. Quelle che stupiscono”.

Questo scrive Di Paolo nel suo libro su Montanelli – il giornalista al quale egli scrisse, quando aveva quindici anni, decine di lettere che spesso venivano pubblicate e commentate sulle pagine della «Voce» – per aiutarci a capire le origini profonde del suo coraggio di adolescente che, ammirando un uomo famoso e contraddittorio, criticato da ogni parte, sceglie di non autocensurarsi. Di Paolo – questa è la sua lezione fondamentale per noi che vogliamo parlare dei “buoni maestri” – si riconosce la libertà di imparare da chi vuole, fidandosi innanzitutto del proprio istinto. Poi, una volta scelto il proprio maestro – sia esso un film, un libro o una persona – è il momento di mettersi in ascolto, senza superficialità, con leggerezza, cercando di resistere fino alla fine dello spettacolo.

È un ottimo modo per evitare le insidie della perfezione.

Qui una bella intervista a Di Paolo sul portale Rai Letteratura.

N.d.r. Per i maremmani e per chi la prossima settimana ha la fortuna di essere da quelle parti:
Omaggio a Piero Gobetti
Incontro con Paolo di Paolo, scrittore

Mercoledì 28 maggio, ore 17.00
@ Banca della Maremma, Corso Carducci 14, Grosseto
Per informazioni aise@laltracitta.it
L’ingresso è gratuito.

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Simone Giusti

ricercatore, insegna didattica della letteratura italiana all’Università di Siena, è autore di ricerche, studi e saggi sulla letteratura italiana, sulla traduzione, sulla lettura e sulla didattica della letteratura, tra cui Insegnare con la letteratura (Zanichelli, 2011), Per una didattica della letteratura (Pensa, 2014), Tradurre le opere, leggere le traduzioni (Loescher, 2018), Didattica della letteratura 2.0 (Carocci, 2015 e 2020). Ha fondato la rivista «Per leggere», semestrale di commenti, letture, edizioni e traduzioni. Con Federico Batini organizza il convegno biennale “Le storie siamo noi”, la prima iniziativa italiana dedicata all’orientamento narrativo. Insieme a Natascia Tonelli condirige la collana scientifica QdR / Didattica e letteratura e ha scritto Comunità di pratiche letterarie. Il valore d’uso della letteratura e il suo insegnamento (Loescher, 2021) e il manuale L’onesta brigata. Per una letteratura delle competenze, per il triennio delle secondarie di secondo grado.

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