Da Manzi a internet: rilanciamo l’educazione degli adulti

“Abbiamo cercato di capire questo nostro magnifico e stranissimo mondo non solo vedendone i lati migliori, ma infilando le dita nelle sue piaghe, infilandole fino in fondo perché volevamo capire se era possibile fare qualcosa, insieme, per sanare le piaghe e rendere il mondo migliore”.

La seconda serata del Festival di Sanremo, lo scorso 19 febbraio, si è aperta con una lettura ad alta voce dell’attore Claudio Santamaria.

santamaria

 

Cari ragazzi di quinta,
Abbiamo camminato insieme per cinque anni. Per cinque anni abbiamo cercato, insieme, di godere la vita; e per goderla abbiamo cercato di conoscerla, di scoprirne alcuni segreti.
Abbiamo cercato di capire questo nostro magnifico e stranissimo mondo non solo vedendone i lati migliori, ma infilando le dita nelle sue piaghe, infilandole fino in fondo perché volevamo capire se era possibile fare qualcosa, insieme, per sanare le piaghe e rendere il mondo migliore.
Abbiamo cercato di vivere insieme nel modo più felice possibile. È vero che non sempre è stato così, ma ci abbiamo messo tutta la nostra buona volontà. E in fondo in fondo siamo stati felici. Abbiamo vissuto insieme cinque anni sereni (anche quando borbottavamo) e per cinque anni ci siamo sentiti “sangue dello stesso sangue”.
Ora dobbiamo salutarci. Io devo salutarvi.
Spero che abbiate capito quel che ho cercato sempre di farvi comprendere: non rinunciate mai, per nessun motivo, sotto qualsiasi pressione, ad essere voi stessi. Siate sempre padroni del vostro senso critico, e niente potrà farvi sottomettere. Vi auguro che nessuno mai possa plagiarvi o “addomesticare” come vorrebbe.
Ora le nostre strade si dividono. Io riprendo il mio consueto viottolo pieno di gioie e di tante mortificazioni, di parole e di fatti, un viottolo che sembra identico e non lo è mai. Voi proseguite e la vostra strada è ampia, immensa, luminosa. È vero che mi dispiace non essere con voi, brontolando, bestemmiando, imprecando; ma solo perché vorrei essere al vostro fianco per darvi una mano al momento necessario. D’altra parte voi non ne avete bisogno. Siete capaci di camminare da soli a testa alta, perché nessuno di voi è incapace di farlo.
Ricordatevi che mai nessuno potrà bloccarvi se voi non lo volete, nessuno potrà mai distruggervi, se voi non lo volete.
Perciò avanti serenamente, allegramente, con quel macinino del vostro cervello sempre in funzione; con l’affetto verso tutte le cose e gli animali e le genti che è già in voi e che deve sempre rimanere in voi; con onestà, onestà, onestà, e ancora onesta, perché questa è la cosa che manca oggi nel mondo e voi dovete ridarla; e intelligenza, e ancora intelligenza e sempre intelligenza, il che significa prepararsi, il che significa riuscire sempre a comprendere, il che significa riuscire ad amare, e… amore, amore.
Se vi posso dare un comando, eccolo: questo io voglio. Realizzate tutto ciò, ed io sarò sempre in voi, con voi.
E ricordatevi: io rimango qui, al solito posto. Ma se qualcuno, qualcosa vorrà distruggere la vostra libertà, la vostra generosità, la vostra intelligenza, io sono qui, pronto a lottare con voi, pronto a riprendere il cammino insieme, perché voi siete parte di me, e io di voi. Ciao.

 

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La lettera, firmata Alberto Manzi, è rivolta ai ragazzi della quinta elementare. È un testo asciutto, efficace, scritto da un uomo lucido e appassionato che, all’inizio degli anni Sessanta del Novecento, è stato capace di cambiare radicalmente la percezione dell’istruzione agli occhi degli italiani.
Grazie al maestro Manzi (Roma, 1924 – Pitigliano, 1997), protagonista della trasmissione Non è mai troppo tardi, destinata all’alfabetizzazione di milioni di adulti privi della licenza elementare, gli italiani, reduci da millenni di arretratezza e soprusi, eredi di una cultura elitaria e feudale, hanno imparato a mettere in relazione competenze e democrazia, apprendimento e piacere, insegnamento e gioia di vivere.
Educatore nel carcere minorile di Roma, maestro elementare e autore di libri per ragazzi – tra cui il celebre Orzowei – Manzi è oggi al centro dell’attenzione dell’opinione pubblica nazionale grazie, forse, al rinnovato interesse per la scuola e, in particolare, per quel particolare tipo di scuola che si pone l’obiettivo di includere gli esclusi e, soprattutto, di dare a ciascuno la possibilità di sviluppare le proprie potenzialità. E ogni mezzo è buono – persino la televisione, considerata dai più una nemica giurata della scuola – per raggiungere lo scopo desiderato.
Oggi, nell’epoca delle nuove tecnologie per la comunicazione, mentre la stessa RAI sta cercando, con il suo portale dedicato alla scuola, di ripercorrere la strada battuta dall’antesignano maestro Manzi, le potenzialità a disposizione degli insegnanti e delle scuole si moltiplicano. Gli adulti che non hanno potuto portare a termine il loro percorso di studi o che, per qualunque motivo, hanno bisogno di riprendere il controllo sulla loro vita grazie all’istruzione, potrebbero disporre di una scuola più efficiente e flessibile.
La recente riforma dell’Istruzione degli Adulti (IDA), che deve essere portata a termine con l’emanazione delle Linee guida per la gestione e organizzazione dei nuovi Centri per l’Istruzione degli Adulti e dei corsi serali, ha la possibilità di rilanciare il ruolo della cosiddetta “educazione permanente” e di ridare slancio a un’idea di scuola inclusiva, democratica, aperta ai bisogni delle persone e disposta a rimettersi in gioco di fronte ai cambiamenti.

Per accompagnare questo processo, seguendo la lezione di Alberto Manzi, l’editore Loescher ha dato vita a un portale internet interamente dedicato all’Istruzione degli Adulti: ida.loescher.it. È un sito dedicato all’approfondimento delle conoscenze sulla normativa, la didattica, l’orientamento, la valutazione e la certificazione delle competenze nei corsi dei Centri Territoriali Permanenti e dei corsi serali, allo scopo di fornire un valido supporto al personale della scuola e agli amministratori locali impegnati nella riorganizzazione del settore, che porterà alla realizzazione dei Centri Provinciali per l’Istruzione degli Adulti (CPIA).

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