26 settembre: la giornata europea delle lingue

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Il 6 dicembre del 2001, alla fine dell’anno europeo delle lingue, il Consiglio d’Europa, con il patrocinio dell’Unione Europea, ha proclamato il 26 settembre Giornata europea delle lingue, come si legge su Wikipedia.

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Allo scopo di incoraggiare l’apprendimento delle lingue, ogni anno nei vari paesi europei il 26 settembre ci si ingegna nel festeggiare, e festeggiando promuovere, il pluri e il multilinguismo, nel tentativo di rafforzare la molteplice e discorde unità del nostro continente, in cui si contano 24 lingue ufficiali e oltre 60 comunità autoctone che parlano una lingua regionale o minoritaria.
In Italia, per l’esattezza a Roma, si svolge il Parlaeuropa, un gioco a tappe che prevede il superamento di prove linguistiche. Muniti di una mappa della città e di un biglietto dell’autobus, i partecipanti (iscrizione online obbligatoria entro il 20 settembre), divisi in squadre, affrontano un percorso “su strada” e si fermano nelle varie tappe, ognuna delle quali corrisponde a una lingua (croato, francese, inglese, italiano, polacco, russo, sloveno, spagnolo, tedesco) e dove troveranno ad attenderli un madrelingua che, con l’aiuto di facilitatori, propone delle prove da superare.
Non potendo partecipare al “rally delle lingue”, perché non dedicare almeno una parte della giornata a una o più lingue tra le decine a disposizione? Guardare e ascoltare un film non italiano in lingua originale, tradurre una canzone o una poesia, leggere e studiare un traduttore o una traduttrice, o fermarsi per strada a chiacchierare con uno dei tanti cittadini di madrelingua non italiana. Vale anche andare al bar a parlare in dialetto, purché lo si faccia con amore, gustando in bocca il suono delle parole e poi, a fine giornata, scegliendo quelle migliori, le più utili o le più belle.

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A scuola, gli insegnanti hanno il vantaggio di poter disporre di un patrimonio linguistico solitamente ricco. Un giacimento ancora da scoprire e mettere a frutto. E allora, il 26 settembre può essere l’occasione per dare voce a tutte le lingue della classe e, perché no, della scuola.
Io, per me, so già cosa farò. Al risveglio ascolterò una canzone di Antony and The Johnsons, Daylight and the Sun, per ricordarmi che l’inglese è l’ambiente in cui devo abituarmi a vivere. Poi attraverserò a piedi la città, e siccome il giovedì a Grosseto è giorno di mercato, avrò modo di ascoltare le decine e decine di lingue che si parlano a Kansas City, città aperta al vento e ai forestieri. Nelle pause dal lavoro, dedicato soprattutto alla formazione degli insegnanti e alla scrittura di learning object (da scrivere e pronunciare rigorosamente in inglese), leggerò poesie. Col testo a fronte, come ci insegnano i traduttologi. E chissà che non mi venga voglia di tradurre qualcosa, ammesso che ne sia capace. Ma non importa che venga fuori un capolavoro. L’importante è riuscire a trovare il tempo per ascoltare e per parlare con le orecchie e la voce degli altri.
Buon 26 settembre a tutti.

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Simone Giusti

insegnante di lingua e letteratura italiana in un istituto professionale e docente a contratto di didattica della letteratura italiana all’Università di Siena, è autore di ricerche, studi e saggi sulla letteratura italiana, sulla traduzione, sulla lettura e sulla didattica della letteratura, tra cui Insegnare con la letteratura (Zanichelli, 2011), Per una didattica della letteratura (Pensa, 2014), Tradurre le opere, leggere le traduzioni (Loescher, 2018), Didattica della letteratura 2.0 (Carocci, 2015 e 2020). Ha fondato la rivista «Per leggere», semestrale di commenti, letture, edizioni e traduzioni. Con Federico Batini organizza il convegno biennale “Le storie siamo noi”, la prima iniziativa italiana dedicata all’orientamento narrativo. Insieme a Natascia Tonelli condirige la collana scientifica QdR / Didattica e letteratura e ha scritto Comunità di pratiche letterarie. Il valore d’uso della letteratura e il suo insegnamento (Loescher, 2021) e il manuale L’onesta brigata. Per una letteratura delle competenze, per il triennio delle secondarie di secondo grado.

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