Comunità di pratiche letterarie

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Il valore d’uso della letteratura e il suo insegnamento: per un rinnovamento in profondità della didattica della letteratura. Pubblichiamo l’introduzione del QdR 12, di Simone Giusti e Natascia Tonelli.
Una scena dal film “Maraviglioso Boccaccio”, di Paolo e Vittorio Taviani. Foto Umberto Montiroli

 

Sharhazād era un topo di biblioteca. Leggeva filosofia, storia, scienza, poesia, e il ritmo delle sue storie le permise di restare in vita, notte dopo notte, perché il grand’uomo ascoltava, e ascoltandola andava avanti e indietro nel tempo e percorreva tante di quelle strade finché non diventa una persona diversa, ed è allora che arriva il momento in cui tutte le storie sono state raccontate, e il libro finisce. Non c’è alcuna storia senza un ascoltatore, Signora. Ho bisogno di te come mio testimone intimo, perché senza di te nessuna delle mie storie sarà mai vera.

Siri Hustvedt, Ricordi del futuro, trad. it. di Laura Noulian, Torino, Einaudi, 2019, pp. 143-44

 

Dal 1963, con l’istituzione della scuola media unica e con l’apertura di migliaia di nuove scuole medie in ogni paese di almeno cinquemila abitanti, i cittadini e le cittadine della Repubblica Italiana hanno il diritto e il dovere di frequentare la scuola per almeno otto anni, cinque anni di scuola elementare (oggi scuola primaria) e tre anni di scuola media (oggi scuola secondaria di primo grado), a cui, dal 2007, si sono aggiunti due anni di scuola superiore (scuola secondaria di secondo grado), ovvero il primo biennio di un qualsiasi liceo, istituto tecnico o istituto professionale, oppure di un percorso di formazione professionale (di competenza regionale, in accordo con lo Stato). I restanti tre anni di scuola secondaria di secondo grado, che conducono all’esame di Stato conclusivo del secondo ciclo di istruzione, anche se non obbligatori, sono oggi frequentati dalla grande maggioranza dei ragazzi e delle ragazze. Ciò significa che, nonostante l’Italia rimanga una tra le nazioni industrializzate con il più basso numero di diplomati e laureati, da molti anni la quasi totalità dei nuovi cittadini e delle nuove cittadine trascorre dai tredici ai sedici anni nelle aule scolastiche: tre anni non obbligatori di scuola dell’infanzia, cinque anni di scuola primaria, tre anni di secondaria di primo grado e cinque anni di secondaria di secondo grado, durante i quali entra a contatto con le opere della letteratura in lingua italiana, prima grazie alla lettura ad alta voce, poi con la lettura collettiva e individuale di brani antologizzati, di classici della letteratura (integrali o riadattati e ridotti) o di opere della cosiddetta letteratura per l’infanzia, infine attraverso le diverse pratiche didattiche basate sull’analisi dei testi, sullo studio della storia della letteratura italiana e sull’interpretazione o rielaborazione delle opere.

Quanto sia proficuo quest’incontro tra le persone e la letteratura non è dato saperlo, anche se i dati sulla quantità di libri letti e posseduti dagli adulti italiani e quelli relativi al cosiddetto illetteratismo o analfabetismo di ritorno fanno pensare che gli effetti siano perlomeno poco duraturi. Chi esce dalla scuola italiana, pur avendo frequentato un certo numero di poesie e di romanzi, partecipato alla realizzazione di spettacoli teatrali e analizzato, parafrasato e studiato brani letterari, autori e autrici, movimenti e poetiche della tradizione, non sembra incline a diventare un lettore o una lettrice assidua, né tantomeno sviluppa un rapporto intimo con la scrittura, attività spesso abbandonata non appena terminati gli studi. Biblioteche, teatri e musei, ma anche università, scuole di scrittura e accademie, rimangono luoghi sì accessibili, anche se non a tutti e a tutte nella stessa misura, ma non abbastanza frequentati, nonostante gli sforzi compiuti dalle istituzioni pubbliche, dal mercato editoriale e dagli stessi scrittori e scrittrici, sempre più impegnati in incontri pubblici, festival, convegni e iniziative di promozione culturale.

Eppure, nonostante i risultati fin qui non troppo confortanti, l’esperienza personale di chi scrive e, soprattutto, la ricerca scientifica condotta negli ultimi decenni su più fronti e da più prospettive disciplinari, inducono ad attribuire un ruolo importante alla letteratura e alla sua didattica, purché si prenda in considerazione l’idea che la fruizione e il continuo riuso delle opere letterarie sono proficui innanzitutto per la crescita e per una profonda trasformazione delle persone che frequentano la letteratura, aumentando la loro possibilità di fare esperienze significative e, anche, di dare un senso alla loro esperienza.
La lettura e la scrittura, l’ascolto e il dialogo della e sulla letteratura, sono, prima ancora di divenire delle pratiche funzionali alla manutenzione e alla rivalutazione del patrimonio letterario, comportamenti tipici di Homo sapiens, trasversali alle diverse culture e popolazioni, in qualche modo necessari agli individui e alle loro comunità.
Le bambine e i bambini che ascoltano a bocca aperta l’adulto che legge l’albo illustrato, il ragazzo e la ragazza che si immergono in un romanzo per poi condividere l’esperienza con i loro amici più intimi, l’uomo o la donna che per parlare di sé ricorrono alle parole e alle frasi del personaggio incontrato tra le pagine di un classico e che, in caso di bisogno, possono scegliere di scrivere per superare un momento difficile, come la studiosa o lo studioso che intraprendono un commento che li costringe a confrontarsi con la critica e con le interpretazioni dei loro predecessori, stanno tutte e tutti attivando le medesime risorse cognitive, necessarie a comprendere il testo, e stanno compiendo un rito sociale che non è mai privo di conseguenze, poiché, come ogni altra esperienza di incontro con l’altro da sé, apre nuovi orizzonti, cambia le prospettive, dà forma a uno stile di vita, orienta le scelte e contribuisce a dare loro un senso.

Queste idee sulla didattica e sulla letteratura, che vengono illustrate e approfondite di seguito [nel QdR] ricorrendo al contributo di alcuni classici della letteratura italiana, hanno alcune conseguenze sulla pratica dell’insegnamento letterario, anche in relazione ai principi fondamentali che presiedono all’istituzione scolastica. Possono essere presentate sinteticamente sotto forma di elenco.

  1. La scuola è uno degli strumenti, se non il principale, di cui dispone lo Stato per «rimuovere gli ostacoli di ordine economico e sociale, che, limitando di fatto la libertà e l’eguaglianza dei cittadini, impediscono il pieno sviluppo della persona umana e l’effettiva partecipazione di tutti i lavoratori all’organizzazione politica, economica e sociale del Paese» (art. 3 della Costituzione). Non dobbiamo dare per scontato che a scuola si debba “fare letteratura”, semmai è fondamentale che chi si occupa di didattica della letteratura si domandi quale sia l’uso delle opere e degli studi letterari più utile a favorire l’uguaglianza sostanziale ed effettiva dei partecipanti alla comunità scolastica, a partire dalla scuola dell’infanzia, fino alla scuola secondaria di secondo grado.
  2. Lo studio e la pratica della letteratura devono contribuire allo sviluppo dei traguardi di apprendimento previsti dalla normativa per la scuola democratica della Repubblica Italiana. Chi insegna nella scuola pubblica ha l’obbligo di domandarsi in che modo e a quali condizioni la fruizione, la produzione e la condivisione della letteratura possono coadiuvare il raggiungimento delle conoscenze e dei comportamenti auspicati per i diversi gradi e ordini di scuola. La differenza che indubbiamente esiste tra l’insegnamento letterario in un liceo e quello praticato in un istituto professionale ha origine dai diversi obiettivi formativi di queste scuole e non ha niente a che vedere con le capacità cognitive di chi li frequenta.
  3. La didattica della letteratura inizia con la lettura ad alta voce praticata nei contesti familiari ed educativi fin dai primi anni di vita di bambini e bambine. Anziché dubitare sull’effettivo valore della letteratura per l’infanzia – così come, in seguito, della letteratura per ragazzi o per giovani adulti – dovremmo domandarci cosa accade a chi partecipa all’ascolto di una storia o una filastrocca letta da una delle figure adulte di riferimento, quali sono le condizioni che rendono questa pratica più efficace, come fare perché agisca in profondità sui partecipanti, migliorandone le capacità cognitive e le competenze sociali.
  4. Le pratiche quotidiane di lettura e di scrittura, le motivazioni che spingono le persone a leggere determinate opere e a esprimersi attraverso la scrittura, i modi concreti in cui le persone svolgono le loro esperienze letterarie, rivestono un’importanza straordinaria per chi insegna letteratura con l’ambizione di incidere in modo significativo e duraturo nei comportamenti delle persone, affinché la letteratura possa diventare una risorsa per la vita anche al di fuori del contesto scolastico, indipendentemente dal fatto che chi studia si iscriva successivamente a un corso di laurea dell’area umanistica. Per conoscere il funzionamento di queste esperienze è fondamentale interrogarsi, riflettere sulle proprie stesse pratiche di lettura e scrittura, possibilmente tenendo in considerazione ciò che le scienze cognitive e sociali stanno scoprendo sugli effetti della lettura e della scrittura sul corpo umano e sul suo ecosistema.
  5. Le opere della letteratura sono abitualmente frequentate in determinati ambienti – case, biblioteche, aule, parchi, mezzi di trasporto – con la mediazione di alcuni strumenti quali libri, ebook, audiolibri, quaderni, penne, pc eccetera. La conoscenza delle condizioni materiali in cui avviene l’esperienza letteraria è necessaria alla costruzione di ambienti di apprendimento adeguati e all’uso consapevole delle risorse tecnologiche.
  6. L’esperienza letteraria è un’esperienza estetica che richiede la mobilitazione di risorse cognitive di cui tutte le persone dispongono, in relazione alla loro esperienza pregressa, alla loro età, all’ambiente sociale e culturale di provenienza. Chiunque ha la possibilità e il diritto di fare esperienze estetiche con le opere della letteratura: si tratta di trovare le opere che possono funzionare in quella situazione, in quel momento, per quella persona.
  7. La fruizione e la produzione di letteratura ha senso dal momento in cui fa desiderare di compiere altre esperienze simili, anche al di fuori del contesto scolastico e, soprattutto, una volta terminati gli studi. È un percorso di graduale acquisizione dell’autonomia, che deve portare gli individui a poter scegliere, una volta terminata la scuola, di ricorrere alla lettura di un romanzo, di una poesia o alla scrittura di una pagina autobiografica, di una lettera o di un racconto.
  8. Far parte di una comunità di pratiche letterarie significa acquisire uno stile di vita che contempli la lettura e la scrittura, l’esercizio dell’ascolto e dell’attenzione, l’attribuzione di valore alla comprensione dell’altro e la consapevolezza della legittimità delle diverse interpretazioni che si possono dare ai discorsi propri e altrui. Chiunque può farne parte, e ogni persona che frequenta la scuola pubblica, affinando i propri strumenti di lettura e interpretazione delle opere, dovrebbe avere la possibilità di sperimentare questi comportamenti e di scegliere liberamente se continuare a praticarli.
  9. Gli esseri umani hanno la possibilità di andare ad abitare provvisoriamente nei mondi evocati dalle opere della letteratura, compiendo delle vere e proprie esperienze di vita. Affinché ciò accada è fondamentale individuare opere accessibili a ciascuna o ciascuno degli individui che popolano una comunità. La lingua è la chiave d’accesso ai mondi possibili, la cui frequentazione produce un incremento continuo delle competenze linguistiche. La letteratura che ci interessa, dunque, non è esclusivamente la letteratura della tradizione italiana, quella che convenzionalmente si fa iniziare nel Medioevo, la cui conoscenza è necessaria alla piena comprensione dei processi di formazione dello Stato nazionale e della sua cultura. La letteratura che già entra nella scuola italiana, e che sempre più dovrebbe circolare al suo interno, è, in generale, la letteratura mondiale prodotta o tradotta in lingua italiana.

Il Quaderno è organizzato in tre capitoli, a loro volta suddivisi in paragrafi. Nel primo capitolo si cerca di rendere conto, a partire dalla storia dell’onesta brigata dei novellatori e delle novellatrici del Decameron, dell’importanza della condivisione, dell’ascolto dell’altro, della pazienza e della cura di sé nella didattica della letteratura.

Il secondo capitolo è dedicato al valore terapeutico ed educativo della letteratura come esperienza simulata. La fruizione delle opere è una forma di esperienza che produce un apprendimento in tutto simile a quello che si sviluppa in un laboratorio o durante un apprendistato.

Nel terzo capitolo si entra nel merito dell’insegnamento di lingua e letteratura italiana approfondendo la situazione degli istituti professionali e degli istituti tecnici, che rappresentano da diversi punti di vista una sfida per chi voglia consentire a tutti i nuovi cittadini di sviluppare uno stile di vita basato sulla lettura, sulla scrittura e sulla condivisione di esperienze letterarie.

Il quaderno è qui: QdR / Didattica e letteratura #12, Comunità di pratiche letterarie. Il valore d’uso della letteratura e il suo insegnamento

Sfoglia o scarica indice e prime pagine.

Per Loescher editore Simone Giusti e Natascia Tonelli hanno realizzato il manuale di letteratura per il triennio della scuola secondaria L’onesta brigata. Per una letteratura delle competenze, in uscita nel 2021.

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Natascia Tonelli

professoressa ordinaria di letteratura italiana all’Università di Siena, è autrice di studi e ricerche sulla letteratura italiana del Medioevo e del Novecento. In qualità di presidente della sezione didattica dell’Associazione degli Italianisti, ha coordinato per il Miur il progetto “Compita – Le competenze dell’italiano”. I suoi ultimi libri sono Fisiologia della passione. Poesia d’amore e medicina da Cavalcanti a Boccaccio (Sismel, 2015), Leggere il Canzoniere (il Mulino, 2017), Giovanni Boccaccio (Corriere della sera, 2018).

Simone Giusti

insegnante di lingua e letteratura italiana in un istituto professionale e docente a contratto di didattica della letteratura italiana all’Università di Siena, è autore di ricerche, studi e saggi sulla letteratura italiana, sulla traduzione, sulla lettura e sulla didattica della letteratura, tra cui Insegnare con la letteratura (Zanichelli, 2011), Per una didattica della letteratura (Pensa, 2014), Tradurre le opere, leggere le traduzioni (Loescher, 2018), Didattica della letteratura 2.0 (Carocci, 2015 e 2020). Ha fondato la rivista «Per leggere», semestrale di commenti, letture, edizioni e traduzioni. Con Federico Batini organizza il convegno biennale “Le storie siamo noi”, la prima iniziativa italiana dedicata all’orientamento narrativo. Insieme a Natascia Tonelli condirige la collana scientifica QdR / Didattica e letteratura e ha scritto Comunità di pratiche letterarie. Il valore d’uso della letteratura e il suo insegnamento (Loescher, 2021) e il manuale L’onesta brigata. Per una letteratura delle competenze, per il triennio delle secondarie di secondo grado.

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