Breve storia dell’Ucraina #2

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In questa seconda parte della nostra veloce cavalcata lungo la storia dell’Ucraina, riprendiamo il racconto da dove si era interrotto: abbiamo lasciato la Rus’ di Kyiv in macerie dopo l’invasione dell’Orda d’oro, un episodio traumatico che spazza via il principato medievale. Ma nuovi attori si stanno affacciando sulla scena politica e gli equilibri di potere in Europa cambiano drasticamente.
La scalinata Pot’omkin di Odessa (opera dell’architetto italiano Francesco Boffo) in una cartolina ottocentesca.

Un susseguirsi di regni e imperi

Il temibile esercito dell’Orda d’oro viene sconfitto nel 1362 dal granduca di Lituania Agirdas, e la regione di Kyiv entra a far parte dei suoi possedimenti. Da questo momento la città è governata da principi e voivodi lituani, i quali devono affrontare frequenti attacchi dai tatari di Crimea. Questi ultimi costituiscono una popolazione di lingua turca stanziata sulla sponda nord del Mar Nero, e nel 1482 riescono finalmente a prendere e distruggere la città.

La Crimea ha una storia particolare: abitata fin dall’antichità per la sua posizione strategica sul Mar Nero, per secoli è contesa fra Bisanzio, i Variaghi e i Mongoli. Ponte commerciale fra est e ovest, ospita anche colonie genovesi e veneziane, e dal XV secolo diventa un khanato autonomo per poi entrare nell’orbita della Turchia. Le popolazioni tatare di Crimea per un periodo ottengono una sorta di indipendenza fino a che la penisola non verrà annessa alla Russia a fine Settecento.

Nel frattempo, Kyiv continua a mantenere un ruolo cruciale nello scacchiere politico, tanto che nel 1494 ottiene una serie di importanti autonomie grazie al diritto di Magdeburgo (una raccolta di norme elaborate per i comuni medievali tedeschi), in seguito ulteriormente ampliate. Lo stesso vale per il potere religioso, dato che in questo periodo di relativa stabilità torna a stabilirsi in città la sede del metropolita ortodosso.

Ma oltre ai cristiani, il territorio ucraino ospita anche una nutrita comunità di fede ebraica. All’inizio del XVI secolo, infatti, il sovrano dell’epoca, Sigismondo II Augusto Jagellone, re di Polonia e granduca di Lituania, garantisce agli ebrei un trattamento paritario. Questo regnante, noto per la sua grande tolleranza, giunge a questa decisione poiché la comunità ebraica pagava le stesse tasse degli altri residenti e quindi a suo giudizio doveva godere degli stessi diritti. La protezione polacca degli ebrei ucraini purtroppo non basterà a evitare in seguito una lunga serie di sanguinosi pogrom.

Lo stesso Sigismondo II è anche artefice dell’unione di Lublino, che nel 1569 dà forma alla confederazione polacco-lituana in cui è inclusa gran parte dell’odierna Ucraina. Kyiv diventa la capitale del ricco voivodato omonimo, che governa una serie di altri territori, sotto la corona del regno di Polonia. La storia della città è però costellata di stravolgimenti clamorosi e ben presto qualcosa si muove… nel 1648 infatti le truppe cosacche di Bohdan Chmel’nyc’kyi, entrano in trionfo a Kyiv e la inglobano nel loro etmanato.

I cosacchi in quest’epoca hanno il loro centro nevralgico nell’Ucraina meridionale a Zaporižžja, che letteralmente significa “al di là delle rapide” del fiume Dnipro (o Dnepr), in cui godono di uno speciale status all’interno della confederazione. Ma la pace non dura a lungo, perché le autorità polacco-lituane non riconoscono la sovranità degli etmani (i capi eletti dall’assemblea dei cosacchi), e nel 1654 Chmel’nyc’kyi firma il trattato di Perejaslav con lo zar di Russia per avere il suo sostegno militare. Negli ultimi due secoli, infatti, con il progressivo indebolimento di Kyiv, una nuova capitale russa più a est aveva preso sempre più potere: Mosca, la sede dello zarato russo che poi diventerà un impero.

Un paio di anni dopo il trattato di Perejaslav, i moscoviti raggiungono un accordo con la confederazione polacco-lituana, approvato anche dai cosacchi. Un’ultima fiammata di orgoglio cosacco divampa nel 1708, quando l’etmano Ivan Mazepa si ribella al potere russo chiedendo l’appoggio di Carlo XII di Svezia. Il tentativo però fallisce, e lo stato dei cosacchi viene gradualmente spogliato di ogni autonomia, e infine ridotto a provincia russa.

I cosacchi dello Zaporož’e scrivono una lettera al sultano Mehmed IV di Turchia (1880-1891) di Repin.

Infatti, con il trattato di Andrusovo (1667) i polacco-lituani cedono varie città tra cui Kyiv agli zar di Russia. Sulla carta sarebbe dovuto valere solo per due anni, ma poi la situazione si protrae fino a venire stabilizzata con un altro trattato. Buona parte dell’attuale Ucraina entra sempre più nella sfera di influenza russa e lentamente perde la sua autonomia, che viene smantellata nel 1775 dall’imperatrice Caterina II “la grande”.

Tra Settecento e Ottocento la vita nelle città ucraine è sempre più dominata dalle influenze russe, e questo fenomeno ha fra gli altri effetti la nascita di un sentimento nazionale in certa parte della popolazione. Nell’inverno 1845-1846, lo storico Mykola Kostomarov fonda una società segreta di ispirazione politica: la Confraternita dei Santi Cirillo e Metodio che propone l’idea di una libera federazione dei popoli slavi, in cui anche gli ucraini sarebbero un gruppo distinto e non parte della nazione russa. La società viene prontamente soppressa dalle autorità zariste nella primavera del 1847.

Sotto l’impero russo in Ucraina si assiste dunque a un graduale cambiamento della società: alle soglie del Novecento, Kyiv è popolata soprattutto da russofoni, mentre le classi sociali più modeste rimangono legate alla cultura ucraina. Ma nonostante la predominanza culturale russa, anche fra nobili e borghesi ci sono degli ucraini entusiasti che preservano la loro identità attraverso la stampa clandestina di libri, il teatro amatoriale e altre attività culturali. In questo senso, la figura di maggiore spicco è Taras Ševčenko poeta e pittore, la cui eredità artistica è uno dei pilastri della letteratura ucraina.

In Ucraina però non c’è solo Kyiv, altre città fioriscono e divengono importanti centri culturali e politici come per esempio Leopoli (o L’viv in ucraino) a ovest, che era stata fondata nel XIII secolo e il cui centro storico è patrimonio dell’umanità dell’UNESCO. Vicino a Leopoli, nel 1629 era nato anche un personaggio fondamentale per la storia europea: Jan Sobieski, che sarebbe poi divenuto re di Polonia grazie alla schiacciante vittoria ottenuta contro l’esercito ottomano nella battaglia per liberare Vienna assediata (1683). Un’altra città da citare è Odessa, sulle coste del Mar Nero, che ha un legame speciale con l’Italia: infatti fin dal Duecento si hanno notizie di una presenza italiana in città, e all’inizio del XIX secolo gli italiani erano soprattutto commercianti, marinai e militari al servizio dell’armata russa.

Il Novecento, infine, è un momento storico di grandissimo fermento per l’Ucraina e inizia con la rivoluzione russa del 1905, che ha uno dei suoi episodi più noti proprio a Odessa. Sulla famosa scalinata odessita è ambientata la scena del film La corazzata Potëmkin, diretto da Ėjzenštejn nel 1925, in cui i cosacchi dello zar attaccano la folla inerme. Anche se in realtà la repressione zarista contro i civili è avvenuta altrove, nelle strette vie della città, e non di giorno ma di notte.

Un altro sconvolgimento di lì a poco insanguina di nuovo anche queste terre, si tratta della rivoluzione bolscevica del 1917 con ricadute che proiettano ombre minacciose su tutto quello che verrà definito il secolo breve.

(continua)

Qui la prima parte

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Sara Urbani

Laureata in scienze naturali con un master in comunicazione della scienza, lavora per la casa editrice Zanichelli. Scrive anche per Odòs – libreria editrice e per i magazine online La Falla e East Journal.

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