
Il MUST di Vimercate (MB) è una moderna struttura museale che conserva importanti testimonianze archeologiche e storico-artistiche del territorio. Ne ho già altre volte parlato per alcune mostre di pittura, ultima delle quali quella dell’artista monzese Mose Bianchi.
Arriva La Dama col Liocorno, dalla Galleria Borghese
Questo museo ospiterà dal prossimo 29 ottobre all’11 dicembre un evento eccezionale, e cioè la mostra Il Divino Raffaello: la Dama col liocorno, curata da Giovanni Morale, vicedirettore delle Gallerie d’Italia a Milano. La Dama – che ne è unica e solitaria “protagonista” – proviene dalla Galleria Borghese di Roma e arriva a Vimercate dopo essere stata esposta nientemeno che al Metropolitan Museum of Art di New York nella mostra Raphael: Sublime Poetry.
Tale rilevanza internazionale dà la misura dell’importanza del dipinto, un vero capolavoro creato dal giovane pittore urbinate tra il 1505 e il 1506, che giunge – tra l’altro – per la prima volta in Lombardia, regione che comunque ha il privilegio di conservare a Milano due opere di Raffaello di rilevante importanza: alludo al sublime Sposalizio della Vergine visibile alla Pinacoteca di Brera (che quando ero bambino era spesso corredo iconografico delle “partecipazioni” di nozze!) e all’enorme, suggestivo, cartone per la Scuola di Atene delle Stanze Vaticane, che occupa un’intera sala (una delle mie preferite…) della Pinacoteca Ambrosiana.
A queste due – più note – vanno aggiunte il Cristo Benedicente della Pinacoteca Tosio Martinengo di Brescia e il San Sebastiano dell’Accademia Carrara di Bergamo. Insomma, parafrasando (e storpiando…) Dante, la Dama sarebbe fino a dicembre quinta tra cotanto senno in territorio lombardo; e riprendendo parte del distico che l’umanista Pietro Bembo compose per la sua sepoltura nel Pantheon, sarà temporaneamente possibile anche per i vimercatesi dire hic est Raphael, cioè «Raffaello è qui»! Ma lasciamo perdere le citazioni, e veniamo alle informazioni pratiche…
La tappa di un’importante rassegna
L’iniziativa si inserisce nella rassegna La Grande Arte in Brianza, promossa dalla Fondazione “Costruiamo il Futuro” con Gallerie d’Italia – Intesa Sanpaolo, Galleria Borghese e Comune di Vimercate, con Edison come main partner. Le edizioni precedenti hanno portato sul territorio brianzolo opere di Marco d’Oggiono, Caravaggio e Tiziano: ne ho già scritto, su queste colonne, a proposito del Narciso caravaggesco.
La visita alla mostra, prenotabile online, sarà gratuita, e saranno previste anche particolari iniziative per le scuole: ma per tutto ciò è necessaria prima un’altra “visita”, quella al sito web del Museo vimercatese; ed è proprio questa ragione “informativa” (quelli bravi dicono “di servizio”… ) che mi ha spinto a scrivere dell’esposizione prima ancora che questa abbia inizio.
Intervista a Davide Nicolussi, docente e amministratore pubblico
Vorrei però arricchire questo articolo con qualche ulteriore considerazione, e lo farò intervistando chi ci potrà – credo – aiutare a cogliere meglio il senso di questo evento. Si tratta del collega (sì, insegniamo entrambi nella stessa scuola, il Liceo Scientifico e Classico “Antonio Banfi” di Vimercate) Davide Nicolussi, che in realtà potrà parlare ai nostri lettori in una triplice veste: Davide è, anzitutto, un esperto docente di Disegno e Storia dell’Arte, ma è anche il referente del nostro Liceo per le attività di Formazione Scuola Lavoro e – da ultimo (perché è funzione “non scolastica”!) – presidente del Consiglio comunale di Vimercate.
Il senso di una mostra
Ed è proprio da quest’ultimo aspetto “civico” che vorrei iniziare, con una domanda articolata. Vorrei infatti chiedergli come è riuscita Vimercate (e il suo MUST in particolare) a garantirsi questa prestigiosa occasione, che è stata proprio nei giorni scorsi presentata a Roma alla presenza, tra gli altri, del Ministro Alessandro Giuli e del Sindaco Francesco Cereda.
Inoltre vorrei che rispondesse alle obiezioni – a mio avviso strumentali – di chi ritiene questa esposizione qualcosa di culturalmente effimero, superficiale, perché poco legata al contesto del nostro territorio. Questa è la sua risposta:
Caro Mauro, ti ringrazio davvero per questa domanda. Mi permette di unire in una sola riflessione le mie diverse esperienze, facendomi parlare al tempo stesso da cittadino, da amministratore e da docente che vive ogni giorno la realtà della nostra scuola. Per capire come una città come Vimercate sia riuscita ad accendere i riflettori nazionali su di sé – fino ad arrivare alla presentazione a Roma con la partecipazione congiunta del Ministro Alessandro Giuli e del nostro Sindaco Francesco Cereda – bisogna guardare al metodo.
Questo traguardo non è nato per caso né da una trovata estemporanea: è il frutto maturo di una visione strategica e del lavoro straordinario di collaborazione tra la Fondazione “Costruiamo il Futuro ETS”, radicata in Brianza e attiva a livello locale e nazionale nella promozione della cultura, della solidarietà e della formazione, nonché ideatrice e organizzatrice della prestigiosa iniziativa La grande arte in Brianza e l’Amministrazione comunale. Un’opportunità colta e un lavoro di collaborazione.
In questo senso, sento il dovere di ringraziare calorosamente l’Assessore alla Cultura Elena Lah e la direttrice del museo, la Dott.ssa Paola Striuli. È grazie alla loro determinazione, alla visione della Giunta e alla competenza della gestione museale se il MUST (Museo del Territorio) è riuscito a mettersi in gioco con tanta autorevolezza, dimostrando che anche un centro di provincia può diventare protagonista di primo piano nel panorama culturale nazionale.
Proprio per questo motivo trovo che le obiezioni di chi liquida un’iniziativa simile come un fatto “effimero” o poco radicato nel territorio siano del tutto fuori bersaglio. Rispondono a un’idea vecchia di cultura, che vorrebbe un museo del territorio chiuso nella conservazione nostalgica del passato. Invece la scommessa del MUST (fin dalle sue origini) è proprio quella di essere un organismo vivo, capace di far interagire l’identità locale con i grandi linguaggi dell’arte universale.
C’è poi un aspetto fondamentale che tocca da vicino la nostra comunità e che ritengo sia la risposta più forte a chi parla di superficialità: la “fruizione di prossimità”. Portare capolavori di questo livello “sotto casa” non è un lusso, ma un atto di profonda democrazia culturale. Significa abbattere le barriere d’accesso, permettere a chiunque – famiglie, anziani, giovani – di fruire del bello senza dover necessariamente pianificare un viaggio verso le grandi metropoli. L’arte non deve essere qualcosa di distante o d’élite, ma una riserva di valore accessibile nella vita quotidiana della città.
Una bellezza enigmatica, un animale simbolico

Vorrei ora sollecitare il docente di storia dell’arte, chiedendogli – molto brevemente – un identikit del quadro in oggetto: cosa è bene che sappia un visitatore prima di andare al MUST per comprendere meglio la storia e il significato dell’opera?
Queste le parole di Nicolussi:
Da docente di storia dell’arte ti dico che questo quadro è prima di tutto un affascinante giallo storico e artistico, capace di rapire chiunque lo osservi. Se dovessi dare al visitatore un piccolo vademecum prima della visita al MUST, gli suggerirei di concentrarsi su tre elementi chiave. Anzitutto sull’enigma della donna, poiché per secoli la sua identità è rimasta avvolta nel mistero, e così è anche oggi. Infatti non convincono alcune proposte di identificazione fatte nel passato (Maddalena Strozzi, Caterina Gonzaga, Giulia Farnese…), anche perché non siamo davanti a un semplice ritratto di corte, ma a un’immagine carica di grazia, idealizzazione ed eleganza classica – cioè senza tempo – tipica del primo Cinquecento.
In secondo luogo sul “colpo di scena” del restauro, dato che per lungo tempo l’opera era stata coperta da ridipinture successive che ne avevano alterato la natura (trasformandola persino in una Santa Caterina con la ruota del martirio!). Il restauro novecentesco ha invece compiuto un intervento decisivo: rimuovendo le incrostazioni del tempo, è riemerso tra le braccia della donna un piccolo liocorno (o unicorno), simbolo universale di purezza e castità, che ha restituito al dipinto il suo significato originale.
E qui menziono il terzo degli elementi chiave che avevo anticipato: l’intuizione di Roberto Longhi, poiché il visitatore deve sapere che l’attribuzione a Raffaello non è stata immediata. Fu uno dei più grandi storici dell’arte del Novecento – Roberto Longhi, appunto – a cogliere per primo nel 1927 la mano del maestro urbinate dietro la qualità sublime dell’incarnato, la monumentalità della posa (che guarda chiaramente alla Gioconda di Leonardo, che Raffaello vide e imitò anche nel Ritratto di Maddalena Strozzi Doni ora agli Uffizi) e la straordinaria luminosità del paesaggio. Gli fu d’aiuto in tale attribuzione anche il reperimento al Louvre di un meraviglioso disegno preparatorio sicuramente autografo, a dimostrazione del fatto che lo studio dei dipinti richieda non solo tanta competenza e pari spirito critico, ma anche una ricerca meticolosa e – perché no? – un pochino di fortuna…
Insomma, al MUST non si va soltanto ad ammirare un capolavoro assoluto, ma a riscoprire una storia di rinascita, dove l’arte stessa ci racconta come sa sopravvivere al tempo e alle sovrascritture degli uomini.
Il coinvolgimento degli studenti del Liceo “Banfi”
Ho inoltre saputo, dal collega, che alcuni studenti del Liceo “Banfi” saranno coinvolti direttamente nell’iniziativa nell’ambito di attività legate ai percorsi di Formazione Scuola Lavoro. Mi piacerebbe che ci dicesse, a tale proposito, qualcosa di più, fermo restando che una valutazione su tale esperienza si potrà fare solo più avanti. E così mi ha risposto:
E qui vengo al punto che, anche come referente per la Formazione Scuola Lavoro del nostro Liceo “Banfi”, mi sta particolarmente a cuore: il coinvolgimento diretto delle scuole e degli studenti. Grazie alla spinta della nostra Dirigente Scolastica, la prof.ssa Daniela Canavero, e alla costante attenzione che il nostro istituto rivolge al territorio, questa mostra ci fa capire quanto la scuola possa e debba essere parte integrante e viva di una comunità.
Non si tratta di un evento da subire passivamente da dietro una vetrina, ma di un’occasione di formazione. Attraverso i percorsi di FSL, i nostri ragazzi non si limiteranno a visitare l’esposizione, ma diventeranno protagonisti attivi della sua vita quotidiana: verranno formati per accogliere i visitatori, anche grazie al prezioso coordinamento del Comandante della Polizia Locale Vittorio De Biasi.
Quando un giovane guida un concittadino alla scoperta di un’opera d’arte dentro il museo della propria città, si realizza il “corto circuito” più bello: la cultura diventa competenza reale, senso di responsabilità civica e orientamento per il futuro. Quando la grande arte entra in un museo civico e attiva le energie delle scuole locali, non c’è proprio nulla di effimero: ci sono radici che si approfondiscono e giovani cittadini che imparano ad abitare con orgoglio il proprio territorio».
Prossimità e lontananza
Direi che non c’è molto altro da aggiungere, anche perché condivido le parole del collega sullo spostamento delle opere d’arte – ovviamente con le più alte cautele e garanzie possibili – come atto di “democrazia culturale”, anche se so che molti non sono per niente d’accordo: pertanto non mi resta che invitare tutti quelli che possono a prenotare una visita, e i docenti (almeno) delle scuole della Brianza o del Milanese a portare al MUST i loro studenti. Ma forse si potrebbe anche fare una piccola aggiunta, che deriva da una mia personalissima considerazione.
Infatti, mentre prenotavo la visita ho realizzato che manco da parecchio dalla Galleria Borghese, visitata per l’ultima volta sicuramente prima del Covid. È dunque – ho pensato – venuto il momento di ritornarci, e lo stimolo è venuto proprio da questa imminente “fruizione di prossimità”, secondo la felice definizione di Davide Nicolussi: ciò perché si instaura spesso una sorta di “circolo virtuoso” tra prossimità e lontananza, ed eventi di questo tipo possono essere – anche per i più giovani – un invito a voler vedere altre opere analoghe, anche se non propriamente “sotto casa”.
Che poi il MUST di Vimercate – futura sede temporanea della Dama – sia ospitato in una villa storica che si chiama – appunto – “Villa Sottocasa” non è un artificioso calembour ma una casuale quanto curiosa coincidenza!