Né eroi, né santi, semplicemente… greci!

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Qualche riflessione scaturita dalla lettura di un recentissimo libro di biografie di personaggi della Grecia classica, scritto da Giorgio Ieranò.

Avevo da poco terminato di leggere l’ultimo libro di Giorgio Ieranò – infaticabile grecista – dal titolo Atene in scena, Einaudi, Torino 2025, quando mi sono imbattuto nell’ennesima novità editoriale del Nostro, e cioè Vite leggendarie. I grandi protagonisti della storia greca. La Grecia classica, Sonzogno di Marsilio, Venezia 2026.

L’autore, dunque, dal mondo del teatro tragico che aveva analizzato nei suoi “anacronismi”, nei quali mito e realtà, passato eroico e attualità politica, poesia e vita quotidiana si rimescolavano volutamente, passa nel volume più recente alla “cronologia”, attraverso alcuni succosi medaglioni di storia greca.

Una lunga tradizione biografica

Eppure il sottotitolo Vite leggendarie è l’indizio del fatto che Ieranò non rinunci nemmeno ora alla sua proverbiale verve narrativa, proponendo sì una rigorosa contestualizzazione storica dei protagonisti del suo libro, ma nondimeno accogliendo – per molti di loro – anche notizie in apparenza secondarie, di natura etica, psicologica, affettiva, culturale etc. che ce li ripropongono in una chiave molto particolare.

Una chiave che non nega la loro dimensione esemplare (si tratta pur sempre dei maggiori esponenti del mondo greco classico), ma che mette in evidenza anche l’umanità di costoro, fatta di pregi e difetti, nonché le loro «discese ardite e risalite», citando i celebri versi di Lucio Battisti.

Alle spalle di ciò c’è una lunga tradizione di scrittura di biografie, genere letterario che già gli antichi consideravano qualcosa di diverso rispetto alla storiografia – nutrita, quest’ultima, per lo più di eventi politici e militari – e che ebbe i suoi maggiori esponenti nel greco di età romana Plutarco (46 – 125 ca d.C.) e nel latino Cornelio Nepote (100 ca – 32 a.C.): è sulla loro scia che l’autore, deliberatamente, si pone e lo fa a parer mio con grande abilità ed efficacia.

Da Solone ad Alessandro Magno

Si comincia dal saggio Solone, legislatore e poeta; si tratta poi del tiranno ateniese Pisistrato; dei due eroi delle Guerre persiane, cioè lo spartano Leonida e l’ateniese Temistocle; di Pericle, il leader dell’Atene più “classica” di tutte; di due donne di certo non prive di astuzia politica: la sorella di Cimone, Elpinice e l’amante di Pericle, Aspasia; di Alcibiade, definito «il grande seduttore»; del suo maestro Socrate, ingiustamente condannato in quanto «corruttore di giovani»; dello storico divenuto comandante militare per caso, cioè Senofonte; del signore di Sicilia Dionisio il Grande; dell’oratore più grande di tutti, Demostene.

Da ultimo vi è poi un fugace accenno ad Alessandro Magno, ma Ieranò – lasciando presagire un sequel – afferma che le vicende successive a questa «alba di un nuovo mondo» (cioè quello di età ellenistica), «se gli dèi dell’Olimpo ci assistono, le narreremo in un prossimo libro».

Classicità in chiaroscuro

Ne emerge – lo ribadisco – un mondo greco classico descritto con toni chiaroscurali, certamente meno celebrativi di quelli che spesso i non addetti ai lavori attribuiscono frettolosamente a un’epoca assurta (insieme con quella della Roma imperiale) a momento fondativo della nostra, vera o presunta, identità occidentale.

Ma qui il lettore scoprirà ad esempio che Leonida, l’eroe morto eroicamente alle Termopili con i trecento spartiati, era divenuto re quasi per caso in età avanzata, e che Temistocle, l’ammiraglio che trionfò a Salamina e fu pertanto il definitivo vincitore della Persia, fu poi accusato da Atene di corruzione e morì esule proprio presso il Gran Re. Che Alcibiade – oltre che delle fake news contro di lui – fu vittima della sua vanagloria. Che il democratico Pericle – come già scriveva Tucidide – deteneva in realtà poteri che gli consentivano il «governo di un principe», rendendo molto complesso il giudizio storico sulla sua azione politica. Che Socrate – della cui predicazione filosofica si propongono gustosi siparietti – pagò il fio (oltre che della sua rettitudine morale) dell’essere stato maestro di politici chiacchierati come Alcibiade e Crizia, e fu pertanto condannato a morte con accuse pilotate. E che due donne emancipate come Elpinice e Aspasia, le quali – contrariamente alla morale corrente – amavano essere sotto i riflettori, furono coperte da accuse infamanti, di incesto l’una e di meretricio l’altra: così imparano a non stare chiuse in casa a filare…

Echi di grecità

Il lettore più colto troverà nel volume, riproposte in forma brillante, molte notizie che già conosceva; quello meno attrezzato si avvicinerà invece ad esse per la prima volta. Entrambi, però, subiranno il fascino non solo della classicità rievocata, ma anche di alcuni suoi echi nel corso dei secoli. Infatti, qua e là, vediamo menzionati Shakespeare, Voltaire, Nietzsche, Caravaggio… a ricordarci che quelle Vite leggendarie di cui l’autore ci parla ne hanno talora ispirate (o comunque condizionate) altre; e lo hanno fatto – mi permetto di dirlo – spesso proprio in virtù della loro ambivalenza, addirittura ambiguità.

Perché è vero che Pisistrato fu un tiranno autocratico e illiberale, ma è altrettanto vero che senza la sua promozione degli agoni tragici e la trascrizione da lui imposta dei poemi omerici oggi saremmo tutti spiritualmente e culturalmente più poveri; anche se forse – e l’aneddoto è curioso – non mancò allora qualche forma di adulatoria manipolazione del testo omerico, tanto che Ieranò scrive a proposito: «Chissà, per esempio, se anche il Pisistrato citato nell’Odissea come figlio di Nestore figurava fin dall’inizio del poema o se lo sono inventati proprio ad Atene» (p. 60).

Ma anche questa possibilità va da noi accolta con favore – e lo diciamo parafrasando la celebre frase detta da Humphrey Bogart ne l’Ultima minaccia – perché «è la Grecia bellezza, la Grecia, e tu non ci puoi far niente, niente!».

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Mauro Reali

Docente di Liceo, Dottore di Ricerca in Storia Antica, è autore di testi Loescher di Letteratura Latina e di Storia. Le sue ricerche scientifiche, realizzate presso l’Università degli Studi di Milano, riguardano l’Epigrafia latina e la Storia romana. È giornalista pubblicista e Direttore responsabile de «La ricerca».

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