
Il Locarno Film Festival è nato nel primo dopoguerra e si è affermato rapidamente grazie a una selezione di film sempre molto attenta alla qualità. La prima edizione del 1946 presentava già un programma ricco di opere di grande valore artistico, come Roma città aperta di Roberto Rossellini (1945), La fiamma del peccato di Billy Wilder (1944), Dieci piccoli indiani di René Clair (1945). Nel corso degli anni, il Festival ha conservato la sua vocazione internazionale, sviluppando una particolare attenzione nei confronti delle opere sperimentali, dei movimenti d’avanguardia e del cinema d’autore.
Un’altra particolarità di Locarno, rispetto ai festival di Venezia, Cannes e Berlino, è l’utilizzo di Piazza Grande come sala di proiezione all’aperto, con una capienza di circa 8.000 spettatori. Una scelta che sottolinea la vocazione popolare del Festival e il desiderio di far uscire il grande cinema dal circuito elitario degli addetti ai lavori per avvicinarlo al grande pubblico.
Anche quest’anno le opere del Concorso Internazionale in lizza per aggiudicarsi il Pardo d’Oro rappresentano un interessante spaccato del cinema contemporaneo. Tra i 18 film in Concorso abbiamo scelto quelli a nostro avviso più originali e attuali.
With Hasan in Gaza, come dichiara il regista Kamal Aljafari, è «Un omaggio a Gaza e al suo popolo, a tutto ciò che è stato cancellato e che dentro di me si è risvegliato in questo momento drammatico dell’esistenza, o non-esistenza, della Palestina. Un film sulla catastrofe e sulla poesia che resiste». Partendo da tre cassette MiniDV sulla vita quotidiana di Gaza, il film racconta un viaggio da nord a sud della Striscia di Gaza in compagnia di una guida locale. Una riflessione sulla tragedia di un popolo, sulla memoria, sul tentativo di distruggere una terra e la sua storia.
Mektoub, My Love: Canto Due, firmato dal regista tunisino Abdellatif Kechiche, già autore di Cous Cous (2007) e La vita di Adèle (2013), è ispirato al romanzo La Blessure, la vraie di François Bégaudeau. Il film è ambientato a Sète, nel Sud della Francia. Dopo aver concluso gli studi di Cinema a Parigi, Amin sogna di realizzare finalmente un film. Un produttore americano in vacanza in Francia si appassiona al suo progetto e vorrebbe affidargli la regia di un lungometraggio con sua moglie Jess come protagonista. Una grande occasione per Amin, ma non tutto è semplice come sembra.
Tales of the Wounded Land, del regista iracheno Abbas Fahdel, mette in scena il drammatico racconto della guerra che per oltre un anno ha distrutto il Libano. Attraverso le vicissitudini personali delle vittime del conflitto, il film racconta la distruzione e il dramma della guerra, ma anche il desiderio di resistere e di continuare a vivere nonostante un destino che sembra non offrire speranze.
Dracula di Radu Jude non è solo un film ispirato al famoso personaggio della Transilvania, ma un’opera che partendo dalle antiche leggende sui vampiri, porta all’interno della narrazione credenze popolari, omaggi al cinema classico e inserti creati con l’AI, che creano una molteplicità di punti di vista e di piani narrativi. Un caleidoscopico omaggio alla storia e al mito di Dracula.
Bog neće pomoći di Hana Jušić racconta una storia ambientata agli inizi del Novecento. Teresa, una donna cilena, si trasferisce in cerca di una nuova vita in una zona isolata della Croazia abitata da pastori. Il suo arrivo non passa inosservato e crea curiosità e sospetti, ma diventa anche uno stimolo per le altre donne della piccola comunità.
Chiudiamo con il film della regista francese Maureen Fazendeiro. As Estações è una sorta di viaggio nella storia e nella società della regione portoghese dell’Alentejo. L’opera è basata su testimonianze dirette di agricoltori del territorio, filmati amatoriali, inserti musicali e poetici, che creano un collage narrativo suggestivo e coinvolgente.