Le due culture e il codice del mondo: da Lucrezio al pipistrello

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Partendo dal dialogo tra Lucrezio e la linguistica contemporanea, Andrea Moro esplora il legame profondo tra struttura del linguaggio e struttura del mondo, riaprendo le grandi domande sull’origine, la conoscenza e il senso dell’esperienza umana.

Un passo indietro

George Steiner, aprendo una riflessione sulle cause e sulle forme della dicotomia tra le due culture[1], ricordava che nella prima antichità non c’era differenza tra la poesia e le scienze. La prima era veicolo delle seconde, l’argomento teoretico veniva espresso in versi andando a comporre «una mitologia della ragione…; una ragione che è anche mitologia poetica»[2]. A tentare di ricomporre questa separazione, tuttora spesso evocata, iniziò Ivano Dionigi alla guida del Centro Studi “La permanenza dell’antico” presso l’Università di Bologna.

«Classico» e «scientifico» vanno intesi non come due categorie antitetiche, ma come lo sguardo duplice di chi – come teorizzava il Petrarca – «guarda contemporaneamente avanti e indietro» (simul ante retroque propspiciens), ci ammoniva il Professore in una pubblicazione che ha fatto scuola e i cui contributi, scritti ognuno a quattro mani, accoglievano questo duplice sguardo. E in quel testo proprio Ivano Dionigi e Vincenzo Balzani, ordinario di Chimica Generale e Inorganica a Bologna, furono gli autori del saggio Da Lucrezio. La struttura della materia[3], in cui i versi di Lucrezio e la tavola periodica degli elementi dialogavano insieme.

Un codice comune

Lucrezio e il pipistrello dagli occhi azzurri. L’universo spiegato con l’alfabeto[4](La nave di Teseo, Milano 2026) di Andrea Moro, docente di Linguistica generale presso la Scuola Universitaria Superiore IUSS di Pavia e la Scuola Normale Superiore di Pisa, ripropone una riflessione sui classici e sulla loro rappresentazione del reale attraverso l’analogia lucreziana della struttura del linguaggio come struttura del mondo, che era al centro del contributo di Dionigi e Balzani.

Nella prima parte, Il linguaggio come strumento ovvero l’universo spiegato con l’alfabeto, troviamo un percorso di lettura del testo lucreziano che si può seguire pagina dopo pagina a partire dall’innesco, «il mondo delle cose è fatto come il mondo delle parole: Lucrezio non ci offre la certezza – non è possibile – ma ci offre un mondo parallelo nel quale le cose vanno così e nel far questo rende credibile che anche l’altro mondo, quello delle cose fisiche, sia fatto e funzioni allo stesso modo»[5]:

ut potius multis communia corpora rebus
multa putes esse, ut verbis elementa videmus,
quam sine principiis ullam rem exsistere posse[6].

Cose e parole sono costituite da elementi primitivi, elementi primi che per le cose fisiche sono detti corpora, per le parole elementa:

lamne vides igitur, paulo quod diximus ante,
permagni referre eadem primordia saepe
cum quibus et quali positura contineantur
et quos inter se dent motus accipiantque,
atque eadem paulo inter se mutata creare
ignis et lignum? quo pacto verba quoque ipsa
inter se paulo mutatis sunt elementis,
cum ligna atque ignis distincta voce notemos.[7]

Con un gioco di parole tra ligna e ignes Lucrezio ci spiega la simmetria tra il dominio delle cose e quello delle parole: scambiando di poco le lettere tra di loro si ottiene la stessa trasformazione tra il legno e il fuoco. La relazione che gli elementi primi hanno gli uni con gli altri è fondamentale quanto la loro qualità; «posso pronunciare la parola: geometria e, ricombinando otto lettere, ottenerne un’altra: agiteremo, stesse lettere in posizione diversa danno significati completamente diversi. Cosa vieta allora di pensare che questo accada anche nelle cose dove a cambiare non sono le lettere ma i corpuscoli?». Ecco quella che Moro definisce una bomba concettuale per potere esplicativo, per chiarezza e sintesi: permutato ordine solo[8].

Il pipistrello dagli occhi azzurri

La prospettiva di Moro si indirizza nello specifico del suo campo d’interesse nella seconda parte, Il linguaggio come oggetto d’indagine ovvero la questione delle origini. È qui che il linguista si occupa del perché e del come nasce il linguaggio, ed è qui che il nostro pipistrello ci sorprende; con Lucrezio, Moro ci porta a ripensare l’origine stessa del linguaggio e delle lingue non «come frutto di un’esigenza di comunicazione». Ma Lucrezio ci aveva avvertito:

Cetera de genere hoc inter quaecumque pretantur
omnia perversa praepostera sunt ratione,
nil ideo quoniam natumst in corpore ut uti
possemus, sed quod natumst id procreat usum.
Nec fuit ante videre oculorum lumina nata
nec dictis orare prius quam lingua creatast,
sed potius longe linguae praecessit origo
sermonem multoque creatae sunt prius aures
quam sonus est auditus, et omnia denique membra
ante fuere, ut opinor, eorum quam foret usus.
Haud igitur potuere utendi crescere causa[9].

La nostra unicità consiste nella possibilità di computare strutture sintattiche; essa è legata ad una mutazione sull’organismo umano che ha creato un supporto neurobiologico adatto e il cervello umano contiene connessioni speciali che i primati non mostrano di avere.[10] Non solo. I cervelli umani continuano ad essere più efficaci delle macchine[11].

Un filo rosso

Con la sua visione grammaticale, Lucrezio ci dà l’opportunità se non di spiegare il mondo, perlomeno di spiegare come noi lo vediamo, ma la comprensione non esaurisce le domande fondamentali sulla nostra esistenza, esse «non si limitano al dominio della fisica»[12]. Moro, pur compiendo un percorso in parte diverso, conclude la propria riflessione analogamente a Vincenzo Balzani: «Che senso ha la vita dell’uomo, unico soggetto in un mondo di oggetti? Come si spiega che l’uomo, il cui cuore è fatto di atomi così come lo è una pietra, abbia la facoltà di amare e di perdonare?».

Rimarranno sempre altri come e altri perché[13].


Note

[1] L’espressione è di Charles Percy Snow.

[2] G. Steiner, Le due culture: cause e forme della dicotomia, in I classici e la scienza. Gli antichi, i moderni, noi, a cura di I. Dionigi, Rizzoli, Milano 2007, p. 21.

[3] I. Dionigi, V. Balzani, Da Lucrezio. La struttura della materia, ivi, pp. 109-145.

[4] Scheda del libro https://lanavediteseo.eu/portfolio/lucrezio-e-il-pipistrello-dagli-occhi-azzurri/. In inglese il testo è edito dalla MIT Press Lucretius and the Bat with Blue Eyes Explaining the Universe with the Alphabet, Cambridge 2025, scheda al link https://mitpress.mit.edu/9780262554015/lucretius-and-the-bat-with-blue-eyes/.

[5] A. Moro, Lucrezio e il pipistrello dagli occhi azzurri. L’universo spiegato con l’alfabeto, La nave di Teseo, Milano 2026, p. 29.

[6] Lucrezio, De rerum natura I 196-198.

[7] Lucrezio, De rerum natura I 907-914.

[8] Lucrezio, De rerum natura I 817-827 e in particolare il v. 827.

[9] Lucrezio, De rerum natura IV, 832-842.

[10] Moro, Lucrezio e il pipistrello dagli occhi azzurri, cit., p. 115.

[11] Si veda anche l’intervista Andrea Moro: “Lucrezio intuì la chiave del linguaggio che la ragione ancora non spiega” di Francesco Palmieri, Il Foglio, 9.04.2026 al link https://www.ilfoglio.it/cultura/2026/02/21/news/andrea-moro-lucrezio-intui-la-chiave-del-linguaggio-che-la-ragione-ancora-non-spiega–126541: «Per insegnarle (sc. una macchina) una lingua occorre una mole enorme di dati, qualcosa come 400 miliardi di parole e una immensa quantità di energia, mentre a un bambino di cinque anni basta l’esposizione a circa dieci milioni di parole».

[12] Moro, Lucrezio e il pipistrello dagli occhi azzurri, cit., p. 143.

[13] Dionigi, Balzani, Da Lucrezio. La struttura della materia, cit., p. 144.

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Michela Guidi

Laureata in Letteratura Greca (1998) presso l’Università di Pisa sotto la guida del prof. Vincenzo di Benedetto, è docente di Lingue classiche presso l’Istituto “N. Machiavelli” di Lucca. Nel 2019 nella stessa Università ha conseguito la laurea in Storia con una tesi sulla legittimità del Concilio nella prima metà del Quattrocento, relatore il Prof. Mauro Ronzani, sotto la cui supervisione ha conseguito il Dottorato in Storia con la tesi «Auctor autem Christus erit et Spiritus Sanctus. La legittimazione del concilio di Pisa (1409). Una nuova prospettiva». (https://unipi.academia.edu/MichelaGuidi)

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