La valutazione nella scuola e della scuola

Ci sforziamo di essere al servizio della scuola che c’è, di fare al meglio il nostro mestiere. E fare al meglio, in questo come in tutti i casi che ci riguardano, significa capire. Ecco perché ci è piaciuto l’articolo di Marina Boscaino. Ecco perché siamo davvero lieti di presentare il Quaderno #10 dedicato all’Invalsi.

Esce la prossima settimana il Quaderno della ricerca #10, dedicato all’Invalsi. Non crediamo di dover spendere molte parole per spiegare cosa sia: i test Invalsi sono uno degli argomenti più dibattuti e controversi degli ultimi anni. È sufficiente leggere l’articolo di Marina Boscaino, che argomenta in modo serrato e appassionato sul tema, mettendone in luce i limiti, gli equivoci, le pericolose ricadute.

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Ha ragione su tanto, se non su tutto. Ha molta ragione anche su noi editori, quando dice che facciamo business con l’Invalsi. Sembra però ignorare una cosa importante: anche gli editori hanno “subìto” l’Invalsi, al pari di molti (se non tutti gli) insegnanti.
Subìto significa che, da una certa data in poi, gli editori hanno scoperto che se i libri non “addestravano” (uso pour cause un termine poco amato) alle prove invalsi avevano poche chance di essere adottati.
Perché questo? Perché i docenti avevano sposato la logica alla base dell’istituto di valutazione? In percentuale minima (o “minimissima”, se si potesse dire) sì.
Per il resto, la richiesta di avere libri allineati e coperti alle direttive ministeriali nasceva in parte da docenti convinti di dover ottemperare alle richieste del datore di lavoro, in parte da docenti timorosi di dover subire la valutazione del proprio operato a cura di presidi zelanti o maliziosi, o di ministri in vena di tagli alla spesa.
In questo quadro brutalmente semplificato (nessuno si riconoscerà completamente nelle categorie proposte, e poi ci sono gli oppositori irriducibili, che pesano e non poco!) gli editori hanno fatto quello che fa qualunque imprenditore “laico”: si sono adeguati alle richieste del mercato.
Quindi Marina Boscaino ha torto?
No, non ha torto. Non del tutto, almeno.
Perché c’è modo e modo di adeguarsi: si possono prendere test raffazzonati e spacciarli per test Invalsi, tanto per accontentare la platea meno attenta; si possono studiare le ragioni e le impostazioni metodologiche dell’istituto nazionale e provare a integrarle con le proposte didattiche del propri testi.
Certo, chi è idealmente o ideologicamente avverso all’Invalsi (intendo, chi ha un’idea di scuola diversa da quella dell’istituto di valutazione) non potrà comunque accettare che la valutazione si serva di questi strumenti.
Loescher, che vuole essere al servizio della scuola che c’è, si sforza, quanto meno, di fare al meglio il proprio mestiere. E fare al meglio, in questo come in tutti i casi che ci riguardano, significa capire. Ecco perché ci è piaciuto l’articolo di Marina. Ecco perché siamo davvero lieti di presentare questo quaderno dedicato all’Invalsi curato da tre bravissime autrici: Amelia Stancanelli, Antonella Fatai, Maria Urzì.

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