La ricerca 21

STEM. Roba da ragazze

È online il #21 de «La ricerca», interamente dedicato agli studi e alle professioni STEM (Science, Technology, Engineering and Mathematics) e a quegli stereotipi di genere che ancora oggi rappresentano un limite allo sviluppo del Paese. «Nonostante i molti passi avanti, in Italia gli ambiti del sapere scientifico, matematico, ingegneristico e tecnologico restano in gran parte feudi maschili. Perché?»: da questa domanda del direttore editoriale Sandro Invidia parte la ricognizione oggetto di questo ultimo numero de «La ricerca».

Apre la sezione SAPERI la sociologa Giovanna Cosenza, che concentra la sua riflessione sulle differenze tra stereotipi – comuni e anche in certa misura utili –, pregiudizi e azioni discriminatorie: esserne consapevoli è il primo passo, soprattutto nei contesti di educazione e quindi tra docenti, dirigenti, presidi, personale tecnico-amministrativo, responsabili di vari livelli nelle strutture scolastiche e accademiche, per disattivarli. Il pezzo successivo, firmato dalla biologa e direttrice editoriale di Zanichelli Elena Bacchilega, racconta anche grazie a cinque storie di “donne STEM” la concreta possibilità di questo binomio, presentando dati sulla presenza femminile nel sistema universitario in queste aree e insistendo sull’influenza della scuola, e quindi sul ruolo, fondamentale, degli editori scolastici. Ruolo sottolineato anche nel contributo di Maria Serena Sapegno, che insegna Letteratura italiana e studi di genere alla Sapienza e che qui si concentra sui primi anni di vita come momento decisivo e campo di intervento primario per contrastare gli effetti del sistema e dei modelli patriarcali nelle bambine e nei bambini, e cita le idee di Montessori e i lavori di Belotti, di Corsini e di Scierri. Segue l’articolo della climatologa Elisa Palazzi, docente all’Università di Torino, che racconta il suo percorso prima di studentessa di fisica e poi di climatologa, del senso di insicurezza e di sfiducia che può disincentivare le ragazze dal perseguire studi e carriere in ambiti scientifici, e come sia il primo ostacolo da abbattere – anche grazie a storie come la sua. Mauro Reali riporta le lancette indietro nei secoli e tratteggia un ritratto inedito, tra realtà storica e mito, di un personaggio straordinario della storia e della scienza: Ipazia. Lei e altre tredici scienziate eminenti quanto oscure sono oggetto del recente volume di Laura Uva, neurobiologa, che riassume nel suo contributo le loro sorprendenti biografie e i loro percorsi umani e professionali. Infine, la studentessa Giada Letonja e il suo testo, quasi un pamphlet, straordinariamente lucido e informato, su empowerment, femminismo, giornalismo, scuola, stereotipi, democrazia, narrazioni dominanti, educazione, e destino.

Il DOSSIER riporta articoli internazionali che aprono la riflessione guardando all’estero, rilevando come, sorprendentemente, siano i Paesi economicamente più avanzati e più attenti alla parità di genere a soffrire di una scarsa presenza femminile nella scienza, nella tecnologia e nella matematica (Maria Charles), quando in Egitto e in Iran il 60% di chi fa ricerca in Fisica è costituito da donne (Saeed Moshfeghyeganeh e Zahra Hazar), e approfondendo le ragioni per cui, anche se nel mondo le donne sono la maggioranza nei corsi di studio universitari fino al conseguimento della laurea, la loro presenza si contrae dal dottorato in poi, diventando notevolmente più rara tra i professori ordinari e nel mondo del lavoro (Sophia Huyer).

La sezione SCUOLA presenta una ricca messe di esperienze didattiche, progetti curriculari e multidisciplinari e azioni concrete da realizzare e/o già realizzate con successo per ampliare gli orizzonti delle studentesse fino a includere le STEM: Chiara De Fabritiis, ordinaria di Geometria all’Università Politecnica delle Marche, parte dalla semplice constatazione che «La scarsa partecipazione femminile ad alcuni ambiti della vita culturale comporta uno spreco di capacità intellettive, ha effetti negativi sull’economia e, soprattutto, produce un senso di insoddisfazione e inadeguatezza personale che sfocia in una profonda infelicità in molte bambine, ragazze e donne», per poi fornire indicazioni pratiche ed elencare iniziative frutto di partnership tra Università e scuola, che possono essere subito intraprese e che danno buoni risultati. Fondamentale, in questo discorso, è l’orientamento, come efficacemente messo in luce dall’esperta Paola Parente, in un articolo che pone l’accento sui benefici dell’assumere sistemicamente un approccio scientifico, indispensabile strumento per intervenire oggi e per immaginare il domani. Un esempio significativo viene dalla recente esperienza torinese degli StemDays: un camp di due settimane con laboratori tecnologici, rivolto a ragazze di 16 e 17 anni, raccontato da Patrizia Ghiazza, presidente di Human+, e dall’imprenditrice Marzia Camarda. Ma non solo: l’apprendimento collaborativo è alla base del progetto realizzato dalla docente ed economista Simona Corsini nel suo Istituto Tecnico per far cooperare studentesse e studenti degli indirizzi amministrativo e meccatronico, con risultati sorprendenti. E di sorpresa parlano Agnese Trocchi e Valeria Guarcini, tecniche informatiche, videomaker e performer: la sorpresa dell’avere a che fare con una donna quando ti aspetti un uomo, e le loro strategie per guadagnarsi credibilità e attenzione. Chiudono il numero Barbara Grazzini e Paola Adani, progettiste ed esperte di formazione e di comunicazione: i progetti internazionali che mettono a punto e propongono nelle scuole si rivolgono alle ragazze e ai ragazzi di tutta Europa, perché siano loro in prima persona le e gli artefici del cambiamento.

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