La guerra dopo la guerra

Quanto tempo dura una guerra… dopo la guerra? Oltre alla devastazione che ogni conflitto porta con sé, quanto tempo durano gli effetti di una guerra sul territorio, al termine della guerra stessa?
bomba liguria
La bomba inesplosa della Seconda guerra mondiale ritrovata il 15 giugno 2020 nello Stura sotto il ponte della ferrovia, Bomba a rischio esplosione, Campo Ligure verso la maxi evacuazione la mattina del 12 luglio, www.liguria24.it, 28 giugno 2020

Solo in Italia, l’Esercito Italiano e la Marina Militare eliminano mediamente più di 100.000 residuati bellici ogni anno. Sono gli ordigni inesplosi disseminati sul territorio dal tempo delle due guerre mondiali, ancora in grado di procurare gravi danni e di incidere sulla vita dei suoi abitanti, spesso costretti a evacuare per permettere il disinnesco degli ordigni. Minuziosi piani operativi devono essere redatti per garantire l’incolumità della popolazione e minimizzare i possibili danni a persone, beni mobili e immobili.

Dopo la Seconda guerra mondiale, la Legge 26 ottobre 1952, n. 1784, Norme per salvare i ragazzi d’Italia dalla deflagrazione di ordigni di guerra, stabiliva, tra l’altro, che il Ministero della Pubblica Istruzione si occupasse della propaganda «per la prevenzione dei danni arrecati dalla deflagrazione degli ordigni di guerra abbandonati o tuttora non rastrellati». Molti ragazzi erano già stati vittime di esplosioni, anche perché, incuriositi dagli ordigni, li raccoglievano.
Nelle scuole vennero appesi cartelloni predisposti dal Ministero della Difesa e distribuite cassette di legno (una si può vedere presso il Museo della Scuola – Schulmuseum di Bolzano) contenenti vari tipi di ordigni, privati dell’esplosivo, per indicare ai ragazzi gli oggetti da evitare. Testi scolastici e giornali per bambini richiamarono l’attenzione sul pericolo, e immagini con la scritta «Attenti agli ordigni» comparvero anche nella raccolta di figurine della Lavazza (A guerra finita, Mostra a cura del circolo Martin Luther King dei Lavoratori della Biblioteca Nazionale Centrale di Firenze, 2-30 ottobre 2013)

Quaderni della serie I pericoli delle armi da fuoco e dei “residuati” di guerra

In un momento in cui non c’era la facilità di comunicazione che conosciamo oggi, le copertine dei quaderni, che entravano nelle case e nelle famiglie degli studenti, potevano assolvere varie funzioni: convogliare nozioni legate alle discipline scolastiche, diffondere prescrizioni igieniche, trasmettere messaggi di propaganda o avvisi alla popolazione.
Venne così creata una serie di quaderni per mettere in guardia i più giovani dal pericolo delle armi da fuoco e per evitare che prendessero in mano, per gioco, sfida o curiosità, i pericolosi ordigni, che solo l’intervento di personale militare specializzato avrebbe potuto disinnescare.

Quaderni della serie I pericoli delle armi da fuoco e dei “residuati” di guerra

Le operazioni di bonifica da ordigni esplosivi continuano ancora oggi, e non solo in Italia. C’è un blog che ci informa quotidianamente, con una capillare rassegna stampa, su quello che accade nel resto del mondo, comprendendo anche le aree di crisi attuali. Si tratta di “Biografia di Una Bomba”, a cura dell’Associazione Nazionale Vittime Civili di Guerra. L’ANVCG nasce nel 1943 come Associazione Nazionale Famiglie Caduti, Mutilati ed Invalidi Civili per i bombardamenti nemici e nel 1947 assume il nome con cui è conosciuta oggi. Istituita fondamentalmente allo scopo di tutelare gli interessi morali e materiali dei mutilati e degli invalidi civili e delle famiglie dei caduti civili per fatto di guerra, oggi l’ANVCG svolge numerose attività per promuovere la pace e sensibilizzare l’opinione pubblica, unendo in un unico racconto i caduti civili di tutte le guerre, dichiarate o meno. Ogni anno, infatti, sono circa 500.000 i civili vittime della violenza bellica.

Oltre alle notizie di attualità, il blog presenta anche un’interessante sezione storica dedicata ai bombardamenti della Prima e della Seconda guerra mondiale e alla storia della bonifica da ordigni esplosivi residuati bellici; informazioni relative ai residuati bellici in Francia, Belgio, Germania e Polonia e attività rivolte alle scuole.

Quaderni della serie I pericoli delle armi da fuoco e dei “residuati” di guerra

Responsabile di “Biografia di Una Bomba” è Giovanni Lafirenze, che ha molta esperienza nel settore e che dal 2013 è impegnato nel dipartimento “Ordigni bellici inesplosi” dell’ANVCG. Il 2013 è l’anno in cui a Novalesa, in provincia di Torino, tre ragazzi rimasero feriti in seguito allo scoppio di una bomba trovata mentre lavoravano in un campo.

Durante il suo lavoro, Lafirenze ha individuato e messo in luce una quantità di ordigni inesplosi. La sua esperienza è confluita in vari libri, fra cui La mia bonifica. Ordigni inesplosi nei conflitti mondiali in Italia, Bari, Florestano edizioni, 2015. Come ricorda Lafirenze, solo a Sequals, in provincia di Pordenone, ha trovato 103.000 ordigni di vario tipo e genere. Residuati bellici che non hanno origini biodegradabili e che possono essere ancora pericolosi. Gli abbiamo rivolto alcune domande.

D: Per quale motivo nasce il blog “Biografia di Una Bomba”?

R: La prima versione di “Biografia di Una Bomba” nasce nel 2006, e in rete diventa subito un punto di riferimento per addetti ai lavori, siti di storia contemporanea, associazioni culturali, ricercatori storici e tanti altri visitatori.

“Biografia di Una Bomba” interessa i suoi lettori in quanto è dotata di uno spazio web destinato ai bombardamenti aerei subiti dalle nostre grandi e piccole città e contemporaneamente evidenzia i numerosi residuati bellici quotidianamente rinvenuti nelle stesse città bombardate.

D: Il blog è curato dall’Associazione Nazionale Vittime Civili di Guerra. Qual è lo scopo dell’ANVCG e quali sono le sue attività, oggi?

R: “Biografia di Una Bomba” è uno strumento utilizzato per evidenziare che le guerre non terminano mai con una stretta di mano televisiva, ma continuano per anni e anni a creare emergenze di tutti i tipi in ogni stato europeo.

In Italia il problema dei residuati è maggiore di altri paesi in quanto nel corso dell’ultimo conflitto mondiale abbiamo patito una guerra di terra aspra e molto lunga.

Il blog Biografia di Una Bomba

D: Ci parli della tua esperienza in questo campo? Qual era il tuo lavoro?

R: Sono stato Assistente Tecnico BCM (Bonifica Campi Minati), ho lavorato ed eliminato ordigni in ogni regione italiana. Possiedo tanti ricordi di queste operazioni portate a buon fine. Ancora oggi ricordo un lavoro effettuato nella città di Udine. Arrivammo in città nel pomeriggio e ci recammo subito nell’area da bonificare e notammo tanti ragazzi in bici e altri bambini giocare nel sito che il giorno successivo avremmo chiuso. A fine lavori da quei metri quadri eliminammo 4000 residuati bellici risalenti alla Prima guerra mondiale, compresi ordigni a caricamento speciale e due bombarde. A distanza di tanti anni ancora oggi penso a quei bambini che giocavano in quel sito il giorno del nostro arrivo a Udine.

D: Anche in America, anche se le guerre mondiali non sono state combattute sul suo territorio, ci sono incidenti legati agli ordigni inesplosi. Per quale motivo?

R: Durante i due conflitti mondiali del secolo trascorso, gli Stati Uniti d’America, ma anche il Canada, hanno utilizzato ampie zone dei loro territori come poligoni militari, per provare le armi che avrebbero utilizzato nel corso delle guerre. Quindi si crearono numerose emergenze in Florida, Maryland, Carolina del Sud e del Nord.
A tutto ciò dovremmo aggiungere i residuati bellici trasportati a fine guerra dai militari statunitensi, i reduci.

D: Qual è la situazione degli ordigni inesplosi nel mondo? C’è differenza, in questo senso, fra le armi utilizzate nelle guerre mondiali e quelle dei conflitti attuali?

R: Sì, teoricamente la tecnologia delle munizioni da guerra è cambiata, oggi le bombe d’aereo o i missili da crociera (Cruise) per giungere sull’obbiettivo da distruggere seguono un raggio laser, una coordinata geografica, raggi infrarossi, le onde radio dei radar, ma in realtà si continua a bombardare le popolazioni civili ancora con bombe a caduta libera, e questo perché sono ordigni obsoleti che costano molto meno.

D: L’ANVCG fa una grande azione di sensibilizzazione nelle scuole. Quali sono le sue proposte?

R: Sì, l’Associazione è molto impegnata nel divulgare, come ripete sempre il Presidente Giuseppe Castronovo, “la bellezza della Pace”, e l’ANVCG lo fa attraverso le sue campagne di sensibilizzazione rivolte al pericolo dei residuati bellici: “Conoscere per Ri-Conoscere”, “De-Activate”, “Stop alle bombe sui civili”, ma anche con incontri rivolti all’antica arma che sono gli stupri di guerra. Infatti L’ANVCG sostiene la campagna “Stop Rape Italia”.

Non solo: in questi giorni l’Osservatorio ANVCG – centro di ricerca sulle vittime civili di guerra – ha presentato il nuovo progetto Atlas of Wars and Conflicts in the World, l’Atlante delle Guerre e dei Conflitti nel Mondo.

Ma tornando al tema ordigni bellici inesplosi, l’ANVCG, sempre per desiderio del Presidente Castronovo, ha creato e formato venti dipartimenti regionali a supporto del Dipartimento Nazionale. Ogni responsabile dei Dipartimenti regionali coadiuvati dai Promotori di Pace della sezione organizzano incontri con le scuole del territorio. E tutto questo, rubando le parole del Presidente Castonovo, con una sola speranza: «consegnare ai ragazzi i semi di una nuova cultura della pace».

Elena Franchi

È storica dell’arte, giornalista e membro di commissioni dell’International Council of Museums (ICOM). Candidata nel 2009 all’Emmy Award, sezione “Research”, per il documentario americano “The Rape of Europa” (2006), ha recentemente partecipato al progetto europeo “Transfer of Cultural Objects in the Alpe Adria Region in the 20th Century”. Fra le sue pubblicazioni: “I viaggi dell’Assunta. La protezione del patrimonio artistico veneziano durante i conflitti mondiali”, Pisa, 2010; “Arte in assetto di guerra. Protezione e distruzione del patrimonio artistico a Pisa durante la Seconda guerra mondiale”, Pisa, 2006. Ambiti di ricerca principali: protezione del patrimonio culturale nei conflitti (dalle guerre mondiali alle aree di crisi contemporanee); tutela e educazione al patrimonio; storia della divulgazione e della didattica della storia dell’arte; musei della scuola.

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