L’ora di lettura in Toscana #4. Volare con la fantasia

Quando i bambini e le bambine imparano a leggere e noi di colpo smettiamo di leggere loro ad alta voce. È un errore: ecco perché.

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Matteo ha cinque anni e la sua mamma, sin da quando lo portava in pancia, gli legge un libro ogni sera, prima di andare a dormire. È il loro momento, il momento in cui la mamma chiude la porta e lascia tutto fuori, spegne il telefono e accende la piccola abat-jour sul comodino, mentre Matteo si infila sotto le coperte e si prepara a una nuova avventura.

Matteo sta crescendo e, prima ancora di rendersene conto, eccolo sulla porta di casa con lo zaino in spalla pronto ad affrontare il suo primo giorno di scuola. È sempre stato un bambino molto curioso e, dopo pochi mesi, è già bravissimo a leggere e a scrivere, la maestra glielo dice sempre. Così, a poco a poco, la sua mamma smette di leggere per lui: in fondo è già grande, può cavarsela da solo.

Matteo, però, è abituato ad addormentarsi ogni sera in un angolo diverso della sua fantasia, e non intende far a meno del suo momento speciale. Ecco quindi che prende uno dei libri che la mamma era solita leggere per lui e lo apre. Inizia a leggere, ormai sa farlo, ma sembra che qualcosa sia cambiato in quel libro. Che strano, eppure è sempre stato il suo preferito, se lo ricordava bene. Ora però gli sembra più difficile, quasi noioso… non riesce più a viaggiare con la fantasia come prima. In un primo momento si dice che il problema dev’essere il libro, probabilmente se ne scegliesse un altro andrebbe meglio. Così prova con un altro, e poi un altro ancora, ma niente da fare: il problema deve proprio essere suo. Non riesce a spiegarselo, eppure la maestra gli ripete sempre che è davvero bravo a leggere. Ma adesso si impegna così tanto a leggere le parole nel modo corretto che arriva al termine della pagina senza nemmeno ricordarsi che cosa ha letto; inizia a chiedersi se vale la pena faticare tanto, finché alla fine decide di rinunciare del tutto.

Quella di Matteo è in realtà la storia di molti bambini. E alcuni di questi sono anche coloro che stanno partecipando al Progetto di ricerca “Leggere: Forte!”.

Come ci dice il Kids and Family Reading Report: 6th edition (2017), la maggior parte dei genitori legge frequentemente ad alta voce ai propri figli fino all’età di 6-8 anni, per poi smettere di colpo, o comunque diminuire drasticamente la frequenza di tale attività, nel momento in cui i loro figli imparano a leggere. Se infatti il 62% dei genitori legge con frequenza ad alta voce con i propri figli quando questi hanno da 3 a 5 anni, solo il 38% continua a farlo quando i figli raggiungono l’età di 6-8 anni e solo il 17% prosegue con figli di 9-11 anni.
Nella quinta edizione del Kids and Family Reading Report (2015) i genitori erano stati inoltre interrogati sul perché di tale scelta, e la maggior parte di loro era risultata concorde nel dichiarare che i loro figli erano ormai abbastanza grandi per leggere da soli e che erano loro stessi a voler essere autonomi nella lettura.
Sempre nello stesso report però, venivano interpellati anche i bambini, ed è qui che emerge il dato più interessante. Almeno in buona parte dei casi, le affermazioni dei genitori non erano coerenti con il pensiero di bambini e ragazzi. I bambini continuavano infatti ad apprezzare tale pratica anche quando erano ormai in grado di leggere autonomamente. Circa l’80% dei bambini diceva di amare moto questo momento, e come dargli torto, del resto? Si tratta di un momento speciale, che diventa ancor più speciale se condiviso con le persone a noi care.

Quello che avviene nelle scuole è in linea con questo andamento. Si assiste infatti a un abbandono graduale della lettura ad alta voce passando da un grado scolastico all’altro.
Se al nido e alla scuola dell’infanzia la lettura ad alta voce trova, almeno di solito, uno spazio quotidiano e costante, non avviene lo stesso andando avanti negli anni. Si può osservare infatti una prima riduzione di tale pratica nelle scuole primarie, sebbene qui ancora la lettura ad alta voce conservi un ruolo fondamentale, e poi una quasi sparizione nelle scuole secondarie di primo e secondo grado, dove la lettura ad alta voce ricopre via via un ruolo sempre più marginale.
Se penso alla mia personale esperienza, ad esempio, in 5 anni di liceo classico nessun professore ha mai letto ad alta voce in classe, se non delle brevissime parti di testo riportate nel libro di letteratura che tutto erano tranne che momento di piacere, visto che poi seguiva una lista interminabile di domande.

Insomma, penso che chiunque abbia frequentato le scuole non possa che essere d’accordo su questo punto. Ma ci siamo mai chiesti perché ciò avviene? Probabilmente, andando avanti negli anni, si pensa che gli obiettivi da perseguire siano altri e che la lettura ad alta voce possa essere quindi sostituita da attività nettamente più funzionali: in fondo non spetta ai docenti della scuola secondaria il compito di insegnare a leggere. Ma è questo l’unico scopo della lettura ad alta voce? No di certo, e per fortuna la ricerca negli ultimi anni sembra essersene resa conto.

La mia partecipazione come borsista al progetto “Leggere: Forte!” ha permesso da un lato di confermare tali convinzioni, dall’altro mi ha resa consapevole del fatto che invertire questo andamento è possibile e forse anche più semplice del previsto. Si sta gradualmente riconoscendo la lettura ad alta voce come vera e propria pratica educativo-didattica ed è ormai evidente che attraverso questa pratica si possano perseguire obiettivi strettamente connessi con l’apprendimento, senza mettere da parte gli interessi dei nostri alunni.

Quando leggiamo ad alta voce ai nostri alunni o ai nostri figli stiamo quindi rafforzando il nostro legame con loro, e al tempo stesso stiamo contribuendo ad arricchire le loro capacità cognitive e la loro sfera emotiva. Gli faremo un bel regalo, permettendogli di concentrarsi sul contenuto di quello che si legge, senza dover badare, per una volta, a decodificare il testo, e quindi risparmiandogli spesso una gran fatica. La conseguenza di ciò sarà una comprensione più profonda del testo, che è una delle competenze più importanti da sviluppare in ogni studente.

E poi, ultimo aspetto ma non meno importante, uniremo l’utile al dilettevole. I nostri alunni o figli potranno imparare e divertirsi, imparare ed emozionarsi, imparare e viaggiare con la fantasia… perché non si è mai troppo grandi per viaggiare con la fantasia.

Irene Brizioli

Laureata in Scienze della Formazione Primaria, con una tesi sperimentale dal titolo “Potenziare lo sviluppo cognitivo a scuola attraverso la lettura ad alta voce”, è una delle borsiste dell’Università di Perugia impegnate nel progetto della Regione Toscana “Leggere: Forte!”.

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