#iorestoacasa: giochiamo con Gabriele Mari #1

Lo ha riportato anche l’Ansa: a casa abbiamo riscoperto il piacere di giocare. I giochi citati nell’articolo sono quelli classici – Monopoly e Risiko, Subbuteo, Rischiatutto, Cluedo o Indovina Chi? – ma comunque sia, anche se nel frattempo sono usciti innumerevoli, meravigliosi giochi nuovi, l’importante è giocare.

In Italia abbiamo autori di giochi noti a livello internazionale. Abbiamo quindi coinvolto anche Gabriele Mari, oltre ad Andrea Angiolino, per farci dare suggerimenti di giochi da fare in questo periodo di forzata permanenza a casa. Educatore per la Cooperativa Sociale “La Pieve”, Gabriele Mari, fra l’altro, utilizza il gioco nella sua pratica educativa quotidiana, proponendosi come educatore ludico in molteplici contesti (disabilità, scuola, carcere). Lo incontreremo ancora.

D: Difficile stare a casa, specialmente con le belle giornate. Quali giochi consigli per intrattenere e divertire anche i più piccoli?

R: Con la scusa di riordinare casa, è la volta buona per tirare giù dalla soffitta o fuori dagli armadi tutti i giochi in scatola di cui si dispone in casa, giochi a cui magari avete giocato poco o mai, per mancanza di tempo e poca voglia di leggere le istruzioni. Oggi per fortuna su YouTube si trovano tutorial di qualsiasi gioco, quindi è l’occasione giusta per imparare a giocare, insieme ai vostri figli, a quel gioco che lo zio vi ha regalato un paio di anni fa a cui non avete nemmeno mai tolto il cellophane.
Oppure è il momento per riscoprire (o scoprire per la prima volta) qualche grande classico: in casa avrete sicuramente qualche mazzo da poker, da ramino o di carte regionali, così come è probabile che abbiate una scacchiera e almeno i pezzi della dama. I giochi che si possono fare con le carte sono davvero infiniti, se fate qualche ricerca in rete ne troverete senza fatica almeno uno diverso da fare ogni giorno.

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Vattelapesca.

Ve ne presento un paio a mo’ di esempi, tra quelli che utilizzo più spesso, sia in famiglia che al lavoro: Vattelapesca è una delle infinite variante dei giochi tipo Famiglie e Go Fish.
Si gioca con un mazzo da ramino di 52 carte: togliete i jolly e distribuite 5 carte a testa. Lo scopo è quello di realizzare più coppie possibile (una coppia è formata da due carte con lo stesso numero, indipendentemente dal seme). Chi è di turno (si gioca in senso orario) chiede a un altro giocatore a sua scelta se possiede una carta di un determinato valore (“Marco, hai un 6?”). Per poter chiedere una carta bisogna possederne in mano una dello stesso valore. Se il giocatore scelto ha la carta richiesta deve consegnarla, altrimenti risponde “Vattelapesca!” e il giocatore di turno pesca una carta dalla cima del mazzo.
Dopo la richiesta e l’acquisizione o la pescata, il giocatore di turno può calare sul tavolo, davanti a sé, eventuali coppie di carte che è riuscito a formare. Il turno passa poi al giocatore a sinistra. Ogni volta che un giocatore rimane senza carte, se possibile, ne ripesca subito 3 dal mazzo.
Il gioco termina quando tutte le coppie sono sul tavolo e non ci sono più carte nel mazzo e nelle mani dei giocatori. Chi ha formato più coppie vince.

Con bambini molto piccoli si può giocare solo con le carte numerate (togliendo J, Q, K e A), mentre con quelli più grandi lo scopo può diventare quello di formare quartetti e non più semplici coppie (in questo caso quando viene richiesta una carta, vengono consegnate TUTTE le copie con quel numero in possesso del giocatore).

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La Foresta.

Se avete due mazzi da ramino potete giocare a La Foresta, un gioco di memoria cooperativo che si ispira a quel grande classico per bambini che è Il Frutteto della casa editrice Haba.
Dividete i due mazzi, togliete i jolly, mescolatene uno e mettetelo al centro del tavolo. Dall’altro mazzo prendete 26 carte a caso e sparpagliatele coperte sul tavolo, attorno al primo mazzo. Lo scopo del gioco è quello di raccogliere tutte le carte coperte prima che il mazzo centrale finisca: i giocatori vincono o perdono tutti insieme.
A turno, ogni giocatore deve girare la prima carta del mazzo centrale e guardarne il seme e il numero, quindi deve girare una carta a sua scelta tra quelle sul tavolo, facendola vedere a tutti: se il seme o il numero corrispondono, il giocatore può raccogliere nel suo bottino la carta rivelata, altrimenti la ricopre e, per penalità, “brucia” una carta dal mazzo centrale, girandola e mettendola negli scarti. In ogni caso il turno passa al giocatore successivo.
Se il mazzo centrale finisce prima che siano state raccolte tutte le carte coperte, i giocatori falliscono la missione, altrimenti possono festeggiare tutti insieme. In caso di fallimento contate comunque quante carte coperte restavano sul tavolo, in modo che, partita dopo partita, possiate tenere traccia dei vostri record e dei miglioramenti.
Per facilitare i giocatori, dopo ogni missione fallita, potreste togliere una carta dalle 26 iniziali, in modo che l’obiettivo sia sempre più abbordabile. Di contro, dopo il successo di una missione, potreste proporre una nuova partita aumentando il numero iniziale di carte.

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Filetto Selvaggio.

Anche una scacchiera può rivelarsi una versatile fonte di divertimento: sono tanti infatti i giochi che si possono fare con una griglia quadrettata, una manciata di pedine e un paio di righelli per delimitare aree diverse dal canonico 8×8. Dal più semplice tris (“il gioco a cui nessuno può vincere”: ricordate il film Wargames?) alle sue varianti più interessanti, ad esempio il gioco che viene chiamato Filetto Selvaggio o Truppe Mimetizzate: si gioca su un’area 4×4 e a turno si pone in una casella libera una pedina bianca o nera, a propria scelta. Vince chi allinea 3 pedine dello stesso colore in orizzontale, verticale o diagonale.

Sulla scacchiera si può simulare anche il classico Forza 4 della MB: su una griglia 6×7 i due giocatori si alternano scegliendo una colonna della griglia e andando a posizionare la propria pedina sulla prima casella libera di quella colonna, partendo dal basso. Chi allinea 4 pedine del proprio colore in orizzontale, verticale o diagonale, vince.

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Petteia.

Salendo di un gradino nella complessità, anche la Dama tradizionale si rivela un ottimo passatempo molto apprezzato dai bambini. Se però volete cimentarvi in qualcosa di più inusuale, potreste provare questa versione rapida di un antico gioco greco, la Petteia: in una griglia 5×5, ogni giocatore parte con 5 pedine sulla propria riga di fondo; a turno si muove una propria pedina, in verticale o in orizzontale, di quante caselle si vuole, purché siano libere (come la torre degli scacchi). Se la mossa immobilizza una pedina avversaria, accerchiandola e non lasciandole possibilità di movimento, quella pedina viene mangiata. In base alla lunghezza desiderata della partita, vince chi mangia 2 o 3 pedine dell’avversario.

Infine, per chi ha voglia di cimentarsi un minimo nel fai da te per la creazione delle pedine, consiglio la versione per bambini di Shogi, gli scacchi giapponesi, chiamato Dobotsu Shogi (Let’s Catch the Lion in inglese), che si gioca su una scacchiera 4×3 con 4 pezzi a testa. In rete troverete facilmente le immagini e le regole di movimento dei vari pezzi, per costruirlo e giocarlo con i vostri bambini: vedrete che anche la parte laboratoriale di realizzazione del prototipo sarà un’attività molto divertente e gratificante.

Elena Franchi

È storica dell’arte, giornalista e membro di commissioni dell’International Council of Museums (ICOM). Candidata nel 2009 all’Emmy Award, sezione “Research”, per il documentario americano “The Rape of Europa” (2006), ha recentemente partecipato al progetto europeo “Transfer of Cultural Objects in the Alpe Adria Region in the 20th Century”. Fra le sue pubblicazioni: “I viaggi dell’Assunta. La protezione del patrimonio artistico veneziano durante i conflitti mondiali”, Pisa, 2010; “Arte in assetto di guerra. Protezione e distruzione del patrimonio artistico a Pisa durante la Seconda guerra mondiale”, Pisa, 2006. Ambiti di ricerca principali: protezione del patrimonio culturale nei conflitti (dalle guerre mondiali alle aree di crisi contemporanee); tutela e educazione al patrimonio; storia della divulgazione e della didattica della storia dell’arte; musei della scuola.

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