Futurballa

Aperta fino al 27 febbraio, FUTURBALLA è una mostra organizzata ad Alba dalla Fondazione Ferrero. Da sola, vale il viaggio; se associata a una breve perlustrazione enogastronomica del territorio, può sostanziare un interessante fine settimana multisensoriale.

La mostra è gratuita, come tutte quelle organizzate dalla Fondazione Ferrero. Curata da Ester Coen, si è avvalsa «della collaborazione scientifica della GAM di Torino e della Soprintendenza Belle Arti del Piemonte», come recita la presentazione ufficiale sul sito.
Al di là del valore storico-artistico dei singoli pezzi in esposizione (provenienti da musei e collezioni private di tutto il mondo), la mostra traccia con poche sapienti “pennellate” l’itinerario estetico-esistenziale che trasforma il Balla ancora naturalista in uno dei campioni della rivoluzione futurista.

Scorrendo cronologicamente le tele, sembra di intuire il travaglio intimo di questo “anziano” pittore divisionista che abbraccia il percorso nuovo di un’estetica rivoluzionaria, con il furore proprio dei neofiti.
Dopo l’autoritratto del 1894, i dipinti dei primi anni del Novecento raffigurano ora la fidanzata al parco, ora amici e conoscenti, ora – infine – alienati ed emarginati. Il colore è steso con rapide pennellate o con veloci colpi di pastello, le figure si stagliano nitide, in forte chiaroscuro. Le composizioni appaiono dinamiche sì, ma più per il taglio fotografico delle inquadrature (ora dall’alto, ora dal basso, ora di scorcio) che per la reale capacità di trasmettere un qualunque senso di moto: la posa apparentemente casuale inchioda i personaggi in un attimo di tempo immobile, istante colto a caso nel fluire della vita.

Sono gli anni belli di inizio secolo, delle novità elettriche e meccaniche, degli altisonanti proclami futuristi, ma Balla sembra attardarsi su temi e modi della pittura naturalista di fine Ottocento, con sensibilità patetica e umanitaria, lo sguardo agli affetti intimi e agli ultimi del mondo…
Pittori più giovani, spesso suoi allievi, hanno fatto più strada di lui, nel frattempo: tra il 1910 e il 1912 Boccioni ha dipinto la “Città che sale” e “Visioni simultanee” e “Stati d’animo”; Severini “La ballerina blu”; Carrà “I funerali dell’anarchico Galli”… moltiplicando la tavolozza, i punti di vista e gli attimi di tempo, e ribaltando così di colpo l’idea del mondo e della sua rappresentazione.

  • xGiacomo Balla, «Autoritratto», 1894 © Giacomo Balla, by SIAE 2016
  • xGiacomo Balla, «La fidanzata a Villa Borghese», 1902, Galleria d’arte moderna di Milano © Giacomo Balla, by SIAE 2016
  • xGiacomo Balla, «La pialla nuova», 1903 © Giacomo Balla, by SIAE 2016
  • xGiacomo Balla, «Contadino», 1903, Accademia Nazionale di San Luca, Roma © Giacomo Balla, by SIAE 2016.
  • xGiacomo Balla, «La pazza», 1905, Roma, Galleria Nazionale d’Arte Moderna e Contemporanea. © Galleria Nazionale d’Arte Moderna e Contemporanea di Roma. Su gentile concessione del MIBACT. Foto G. Schiavinotto © Giacomo Balla, by SIAE 2016
  • xUmberto Boccioni, «La città che sale», 1911-11, Museum of Modern Art of New York
  • xUmberto Boccioni, «Visioni simultanee», 1911, Von der Heydt-Museum, Wuppertal
  • xUmberto Boccioni, «Stati d’animo n. 1. Gli addii», 1911, seconda versione, Museum of Modern Art of New York
  • x Gino Severini, «Ballerina blu», 1912, Mattioli Collection, Milano
  • xCarlo Carrà, «I funerali dell’anarchico Galli», 1911, Museum of Modern Art of New York
  • xIl Manifesto Tecnico della pittura futurista
  • xGiacomo Balla, «Le mani del violinista», 1912, collezione Estorick, Londra © Giacomo Balla, by SIAE 2016
  • xGiacomo Balla, «Bambina che corre sul balcone», 1912, Museo del 900, Milano © Giacomo Balla, by SIAE 2016
  • xGiacomo Balla, «Dinamismo di un cane al guinzaglio», 1912, Buffalo, Albright-Knox Art Gallery/Bequest of A. Conger Goodyear and Gift of George F. Goodyear, 1964 © 2015 Artists Rights Society (ARS), New York / SIAE, Rome.  Foto di Tom Loonan.
  • xEadweard Muybridge, «Uuomo che cammina sulle mani, 1887 © Wellcome Library, Londra
  • xAnton Giulio Bragaglia, «Donna che muove la testa», 1928
  • xGiacomo Balla, «Compenetrazione iridescente N. 5», 1914, Collezione privata, © Giacomo Balla, by SIAE 2016
  • xGiacomo Balla, «Mercurio passa davanti al sole visto dal cannocchiale», 1914, Centre Pompidou, Parigi, © Giacomo Balla, by SIAE 2016
  • xGiacomo Balla, «Finestra su Dusseldorf», 1912, collezione privata, © Giacomo Balla, by SIAE 2016

Balla, che pure ha firmato, nel 1910, il Manifesto tecnico della pittura futurista, sembra ancora indugiare di fronte a uno scenario tanto cambiato, e tanto rapidamente. Ed è un’esitazione che dura ben due anni, tanto che non stupisce la sorpresa di Boccioni, quando vede le opere del 1912. Nelle tele del maestro entra finalmente il movimento, seppur registrato da un pennello ancora pregno di stilemi “veristi”: con “Le mani del violinista”, “Bambina che corre sul balcone”, “Dinamismo di un cane al guinzaglio” Balla non riesce a dismettere la sua propria visione del mondo, pur introducendo in essa una vibrante energia cinetica che moltiplica gli enti (e gli arti) a replicare l’immagine del moto, così come era stato possibile in fotografia a Muybridge e a Bragaglia.

“È un cane che corre” dice orgoglioso un bimbo di tre anni; e quella? “Una macchina… che va di là!”, e indica correttamente il senso di marcia dell’auto, verso sinistra. Sbaglia, il piccino, confondendo le rondini con pipistrelli… ma sbaglia di poco: riconosce il volo e la sua evoluzione, con fare divertito e saputo. La pittura di Balla rifiuta la scomposizione cubista del mondo, troppo statica e intellettualistica, preferendole la rappresentazione delle linee “andamentali” e delle “successioni dinamiche”. Resta, di fondo, agganciata a un’idea figurativa dell’arte, allontanandosene solo quando si interessa al rapporto puro tra colori e luci (nelle “Compenetrazioni iridescenti”) o alle orbite geometriche di Mercurio che “passa davanti al Sole”.

C’è il “prima” di Giacomo Balla e il “dopo” di Futurballa, in quella bella esposizione, e sembra quasi di poter cogliere, seguendo la freccia che guida all’uscita, l’istante di esitazione prima della trasformazione.

È probabilmente solo la poetica suggestione che il quadretto “Vista su Dusseldorf” (anch’esso del 1912) esercita su chi scrive, ma quella finestra aperta su un paesaggio sfocato sembra rivelare l’epifania decisiva del pittore: il ponte sul Reno si perde nella nebbia, il mondo solido e statico svapora, il binocolo giace abbandonato e inutile sul davanzale della finestra…
Altri strumenti, sembra dire il pittore, serviranno d’ora in poi per rappresentare un’idea nuova di realtà. Altri strumenti e altro ardire…

Sandro Invidia

Direttore editoriale Loescher.

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