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Attualità

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La poesia contemporanea non sembra godere di buona fama presso il grande pubblico. Relegata ai margini dell’industria editoriale in collane, riviste e programmi radiofonici iperspecializzati, o in coda alle rubriche culturali di qualche rivista e agli inserti culturali dei quotidiani.
Col paradosso della donazione Derrida ha «fatto scomparire» il dono. La settimana scorsa, ho cercato di «rimettere le cose a posto». Si trattava però di un esito che rischiava l’effimero, in assenza di una definizione di dono capace di offrire un impianto concettuale solido. Oggi è tempo di trovare tale definizione.
Tempo di elezioni. Gli italiani si preparano ad andare al voto. E l’italiano?
Considerazioni su un rituale d’Esame sempre più stanco e ripetitivo.
Adriano Colombo. Educazione linguistica e letteraria.
Qualche giorno fa lo sguardo mi è caduto – in senso quasi letterale – sulla rubrica “Zona critica” del Venerdì di Repubblica, dal titolo “Tanti caratteri, ma poco carattere: la grafia fasulla invade libri e PC”, a firma Nicla Vassallo.
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La settimana scorsa, con Derrida, abbiamo visto scomparire il dono: a donar per niente non si dona davvero e a donar per qualcosa non si compie un gesto di totale gratuità, quale un atto di donazione dovrebbe essere.
Ieri mattina uno strillo fuori da un’edicola mi ricordava del giorno della memoria. Poco tempo fa, sola a Berlino, ho visitato il museo ebraico.

Alla mia "provocazione" sulle competenze elettorali hanno risposto prima Simone Giusti, poi Mauro Reali.

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Qualche riflessione dopo l’articolo di Simone Giusti.

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