Ancora sulla Vittoria alata di Brescia

Tempo di lettura stimato: 5 minuti
Avevo fatto una promessa ai lettori de La ricerca, quando scrissi – ormai quasi un anno fa – un articolo che parlava del culto della Vittoria nel mondo romano. Avevo infatti detto che sarei tornato (brevemente) su quel tema quando fossi riuscito a visitare la nuova collocazione della celebre statua bronzea della Vittoria alata di Brescia, il cui fresco restauro mi aveva spinto a scrivere quel pezzo. Ecco: ci sono stato.
Vittoria alata di Brescia, particolare © Fotostudio Rapuzzi

 

Finalmente, in data 7 novembre 2021, ho potuto re-incontrare quel capolavoro, che già avevo più volte visto nel Museo di Santa Giulia. E sarà per la sua “nuova casa” (l’aula orientale del Capitolium) – si sa, talvolta traslocare dona nuove energie… –, sarà per il lifting che ha subìto presso l’Opificio delle pietre dure di Firenze (del quale risparmio ai lettori i pur interessanti particolari tecnici), ma ho trovato questa anziana signora in grandissima forma: avrà pure duemila anni (sì, è datata al I secolo d.C.), ma davvero non li dimostra!

I resti del Campidoglio di Brescia

Un suggestivo allestimento

Non tornerò sulla storia della statua, trovata in loco nel 1826 insieme ad altri oggetti bronzei occultati già in epoca antica, perché già ne ho scritto; così come già ho accennato all’idea passata (oggi negata) che si tratti in realtà di un’Afrodite cui sono state aggiunte in epoca successiva ali posticce. Vittoria è e Vittoria era: punto e basta.
Voglio solo condividere con i lettori l’emozione che deriva dal nuovo allestimento, curato dall’architetto Juan Navarro Baldeweg, il quale ha collocato la statua – alta quasi due metri – sopra un elevato piedistallo: davvero abbiamo l’impressione che ciò ribalti il nostro ruolo di “visitatori”, e che sia invece la dea che voglia scrutare con attenzione chi entra nel suo spazio sacro.

Materiali bronzei esposti con la Vittoria

Uno spazio ampio, dalle pareti che riproducono l’effetto del laterizio antico, illuminato da una sorta di disco lunare, che conferisce all’aula una dimensione atemporale. D’altronde la Vittoria, insieme con gli altri oggetti bronzei esposti vicino a lei, il tempo lo ha vinto (scusate la “figura etimologica”), “sfangando” la damnatio che il cristianesimo impose a molte statue pagane, ed evitando pure di essere fusa e trasformata in armi, monete o… pentole (!) da parte di quei Longobardi che qui furono a lungo di casa.

Aula centrale del Capitolium

Altre divine presenze

La Vittoria, dunque, ci scruta dall’alto, ma la tensione nello spazio delle sue braccia – un tempo armate – ha perso qualunque valenza ostile. È come se ci accogliesse, ci tendesse la mano, in qualità di rappresentante meglio conservata del pantheon che doveva abitare quest’area sacra in epoca antica. Giove Capitolino, in primis, della cui statua resta ben poco, conservato nella cella centrale del Capitolium; e poi Minerva, della quale vediamo invece un paio di teste, nell’aula occidentale del tempio, insieme a quella di un personaggio maschile.

Affreschi del santuario repubblicano

D’altronde gli dèi albergavano qui da ben prima che Vespasiano erigesse il tempio capitolino, come dimostra il bellissimo “santuario repubblicano” (oggi sotterraneo) le cui suggestive pareti affrescate sono da qualche anno comprese nella visita del “Parco archeologico di Brescia romana”.

La Nike metafisica di Francesco Vezzoli

La Nike metafisica di Francesco Vezzoli

Chissà poi cosa pensa, la divina signora bresciana, della Nike Metafisica dello scultore contemporaneo Francesco Vezzoli posta ai piedi della scalinata del tempio capitolino che la ospita. Si tratta di una statua in cemento che riprende la Nike di Samotracia del Louvre sulla quale è posta una grande testa da manichino dechirichiano, e che fa parte di una serie di “interventi archeologici” (a mio avviso molto belli) di questo artista nelle aree della Brescia romana. Penserà che è – a suo confronto – una semplice ragazzina, e che tra qualche mese sarà tolta da lì, mentre a lei (e agli altri meno conservati dèi suoi compagni di vita eterna tra le nuvole dell’Olimpo…) spetta di diritto un “posto fisso” nell’antico tempio. Insomma, la tratterà con quella superiorità che talora nella scuola i docenti di ruolo usano nei confronti dei supplenti… Ma non se sarà gelosa, anzi: come tutte le dive, infatti, la Vittoria bronzea si compiacerà di essere nel bene e nel male divenuta oggetto di emulazione (insieme con la “cugina” greca Nike), non temendo certo la concorrenza delle sue imitatrici. E sarà sicuramente compiaciuta delle numerose iniziative che la sua rentrée in pubblico ha prodotto nella città del suo ormai quasi “bicentenario” reperimento, ampiamente descritte sul sito dedicato.

In conclusione: dedicare un’oretta (questo è il tempo concesso ai piccoli numeri contingentati di visitatori) alla visita di questo sito archeologico è davvero un grande piacere, nonché uno dei tanti privilegi (in qualche caso a km 0 o poco più) che abbiamo noi italiani.
Inoltre – come già ho scritto su queste colonne, ma lo ribadisco volentieri – l’intero sistema museale di Brescia è meritevole di grande attenzione, in primis per il già citato Museo di Santa Giulia che ci offre uno spaccato della nobile storia della città dall’età celtica a quella medievale. A pochi passi dalla nostra Vittoria, nel convento di San Salvatore (oggi in Santa Giulia), sarebbe morta infatti quella Ermengarda (in realtà Desiderata), sorella di Adelchi e figlia di Desiderio, la cui dolorosa agonia è stata descritta dal coro manzoniano Sparsa le trecce morbide…
Ed è con proprio lei, ripudiata e sconfitta, che mi piace chiudere questo articolo iniziato parlando di Vittorie, ricordando come se la statua bronzea oggi al Capitolium celebrò forse i trionfi di Vespasiano, fu invece un altro imperatore – Carlo Magno – a far morire d’amore Ermengarda. Ce ne sarebbe per riflettere sul chiaroscuro della storia, l’ambivalenza della realtà e perfino – tornando a Manzoni – sul guazzabuglio del cuore umano… Ma avevo promesso di essere breve, e temo di non essere stato di parola!

Condividi:

Mauro Reali

Docente di Liceo, Dottore di Ricerca in Storia Antica, è autore di testi Loescher di Letteratura Latina e di Storia. Le sue ricerche scientifiche, realizzate presso l’Università degli Studi di Milano, riguardano l’Epigrafia latina e la Storia romana. È giornalista pubblicista e Direttore responsabile de «La ricerca».

Contatti

Loescher Editore
Via Vittorio Amedeo II, 18 – 10121 Torino

laricerca@loescher.it
info.laricerca@loescher.it