Addio Capitan America

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Nato a New York nel 1940, figlio di Henry Fonda e Frances Seymour Brokaw, Peter Fonda è stato una delle icone della storia del cinema.

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La sua carriera, iniziata nel 1963 con Il sole nella stanza (Tammy and the Doctor) di Harry Keller, è rimasta legata in modo indissolubile al film Easy Rider (1969), scritto da lui stesso insieme a Dennis Hopper e Terry Southern e diretto da Dennis Hopper.
La figura di Peter Fonda rappresenta uno dei rari casi in cui la carriera di un attore si è cristallizzata in un solo ruolo, così forte e indelebile, da oscurare tutte le altre interpretazioni, precedenti e successive. Dopo Lilith – La dea dell’amore (1964) di Robert Rossen, I selvaggi (1966) di Roger Corman e Tre passi nel delirio (1967) di Roger Vadim, Louis Malle e Federico Fellini, per Peter Fonda arriva la grande occasione.
Easy Rideresce in un periodo storico particolare per gli Stati Uniti. Il Paese è profondamente lacerato dalle battaglie per i diritti civili degli afroamericani, dalle rivolte studentesche nelle Università e dalla contestazione contro la partecipazione alla Guerra del Vietnam.

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Il 1969 è anche l’anno del grande concerto di Woodstock, apoteosi della cultura rock e di una visione del mondo lontana anni luce dal sogno americano degli inizi degli anni Sessanta. La musica rock, il pacifismo, il rifiuto del modello sociale della società borghese, il sesso libero, la cultura hippy, la diffusione delle droghe e in particolare dell’LSD, costituivano l’orizzonte di una generazione di giovani che si affacciava prepotentemente alla vita, reclamando un ruolo da protagonista. Easy Rider è il film che incarna perfettamente questi profondi mutamenti sociali e mette in scena il desiderio di libertà assoluta.
Il film è la storia di un viaggio in motocicletta di due amici sulle strade deserte del Sud degli Stati Uniti. Un lungo road-movie scandito da indimenticabili brani musicali, che sono diventati la colonna sonora di un’intera generazione: Born to Be Wild (Steppenwolf), Wasn’t Born To Follow (The Byrds), If 6 Was9 (Jimi Hendrix), Ballad of Easy Rider (Roger McGuinn), solo per citare i più famosi. È un film fondante, che fotografa perfettamente l’inquietudine di una gioventù incapace di riconoscersi nei modelli della generazione precedente. La presenza di Peter Fonda rende questo contrasto simbolicamente ancora più violento, se paragonata ai ruoli interpretati dal padre Henry durante la sua carriera Hollywoodiana.

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Nonostante abbia proseguito la sua carriera recitando in molti altri film, per Peter Fonda il tempo si è fermato al tragico finale di Easy Rider. Non sarà più capace di resuscitare come attore e nonostante gli sforzi, non si scrollerà mai di dosso gli abiti di Capitan America. E a noi piace ricordarlo così, figlio ribelle di un’America in fiamme, che corre in moto, con il suo sguardo gentile, disincantato e senza paura.

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Alessio Turazza

Consulente nel settore cinema e home entertainment, collabora con diverse aziende del settore. Ha lavorato come marketing manager editoriale per Arnoldo Mondadori Editore, Medusa Film e Warner Bros.

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