11: città e comunità sostenibili

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Rendere le città e gli insediamenti umani inclusivi, sicuri, duraturi e sostenibili è l’obiettivo 11 dell’Agenda 2030 dell’ONU.

agenda 2030Le città sono centri per nuove idee, per il commercio, la cultura, la scienza, la produttività, lo sviluppo sociale e molto altro. Nel migliore dei casi le città hanno permesso alle persone di migliorare la loro condizione sociale ed economica.

Tuttavia, persistono molte sfide per mantenere i centri urbani come luoghi di lavoro e prosperità, e che allo stesso tempo non danneggino il territorio e le risorse. Le sfide poste dall’ambiente urbano includono il traffico, la mancanza di fondi per fornire i servizi di base, la scarsità di alloggi adeguati, il degrado delle infrastrutture.

Le sfide che le città affrontano possono essere vinte in modo da permettere loro di continuare a prosperare e crescere, migliorando l’utilizzo delle risorse e riducendo l’inquinamento e la povertà. Il futuro che vogliamo include città che offrano opportunità per tutti, con accesso ai servizi di base, all’energia, all’alloggio, ai trasporti e molto altro.

Obiettivo 11 dell’Agenda 2030 dell’ONU

All’uomo che cavalca lungamente per terreni selvatici nelle Città invisibili di Italo Calvino, Isidora appare come la città dei sogni. Ma con una differenza. «La città sognata conteneva lui giovane; a Isidora arriva in tarda età».
Ribaltiamo l’immagine: la città dei sogni contiene lui vecchio. E lui bambino. E lui disabile. Ha plasmato la sua urbanistica guardando alla fragilità. Ha privilegiato la mobilità del pedone e del ciclista. Ha immaginato le periferie come centri. Ha instaurato una relazione paritaria con la natura. Non ha manifestato un’ostilità fisica verso lo straniero o il carcerato, emarginandoli. È una città strabica: ha l’occhio di un giovane che ha contezza delle sue vulnerabilità, mentre l’altro si reclina sul suo passato, conservandolo.

Una città che configura il suo piano regolatore attorno alla debolezza scontenta molti. Il fragile non ha una forza contrattuale. Propone però una prospettiva: una migliore qualità della vita per tutti. Le periferie accatastate, senza verde né cinema né biblioteche né servizi, dissociate e invivibili, con rapporti umani sfibrati, sono state forgiate da una precisa idea sociale di sopraffazione. La città del fragile invece dispone invece i suoi spazi urbani avendo consapevolezza dell’appartenenza a tutti del cielo stellato sopra di sé.


L’Agenda 2030 per lo Sviluppo Sostenibile è un programma d’azione per le persone, il pianeta e la prosperità sottoscritto nel settembre 2015 dai governi dei 193 Paesi membri dell’ONU. Essa ingloba 17 Obiettivi per lo Sviluppo Sostenibile – Sustainable Development Goals, SDGs – in un grande programma d’azione per un totale di 169 ‘target’ o traguardi. L’avvio ufficiale degli Obiettivi per lo Sviluppo Sostenibile ha coinciso con l’inizio del 2016, guidando il mondo sulla strada da percorrere nell’arco dei prossimi 15 anni: i Paesi, infatti, si sono impegnati a raggiungerli entro il 2030.

Gli Obiettivi per lo Sviluppo danno seguito ai risultati degli Obiettivi di Sviluppo del Millennio (Millennium Development Goals) che li hanno preceduti, e rappresentano obiettivi comuni su un insieme di questioni importanti per lo sviluppo: la lotta alla povertà, l’eliminazione della fame e il contrasto al cambiamento climatico, per citarne solo alcuni. ‘Obiettivi comuni’ significa che essi riguardano tutti i Paesi e tutti gli individui: nessuno ne è escluso, né deve essere lasciato indietro lungo il cammino necessario per portare il mondo sulla strada della sostenibilità.

Obiettivo 11: fatti e cifre

•  Oggi metà dell’umanità, vale a dire 3,5 miliardi di persone, vive in città.
•  Entro il 2030, quasi il 60% della popolazione mondiale abiterà in aree urbane.
•  Il 95% dell’espansione urbana nei prossimi decenni avverrà nei Paesi in via di sviluppo.
•  Attualmente 828 milioni di persone vivono in baraccopoli, e il numero è in continuo aumento.
•  Le città occupano solamente il 3 per cento della superficie terrestre, tuttavia sono responsabili del 60-80% del consumo energetico e del 75% delle emissioni di carbonio.
•  La rapida urbanizzazione esercita pressione sulle forniture di acqua dolce, sulle fognature, sull’ambiente e sulla salute pubblica.
•  L’alta densità delle città può portare efficienza e sviluppo tecnologico, riducendo il consumo di risorse e di energia.

Traguardi

11.1   Entro il 2030, garantire a tutti l’accesso ad alloggi adeguati, sicuri e convenienti e ai servizi di base e riqualificare i quartieri poveri.

11.2  Entro il 2030, garantire a tutti l’accesso a un sistema di trasporti sicuro, conveniente, accessibile e sostenibile, migliorando la sicurezza delle strade, in particolar modo potenziando i trasporti pubblici, con particolare attenzione ai bisogni di coloro che sono più vulnerabili, donne, bambini, persone con invalidità e anziani.

11.3  Entro il 2030, potenziare un’urbanizzazione inclusiva e sostenibile e la capacità di pianificare e gestire in tutti i paesi un insediamento umano che sia partecipativo, integrato e sostenibile.

11.4  Potenziare gli sforzi per proteggere e salvaguardare il patrimonio culturale e naturale del mondo.

11.5  Entro il 2030, ridurre in modo significativo il numero di decessi e il numero di persone colpite e diminuire in modo sostanziale le perdite economiche dirette rispetto al prodotto interno lordo globale causate da calamità, comprese quelle legate all’acqua, con particolare riguardo alla protezione dei poveri e delle persone più vulnerabili.

11.6  Entro il 2030, ridurre l’impatto ambientale negativo pro-capite delle città, prestando particolare attenzione alla qualità dell’aria e alla gestione dei rifiuti urbani e di altri rifiuti.

11.7  Entro il 2030, fornire accesso universale a spazi verdi e pubblici sicuri, inclusivi e accessibili, in particolare per donne, bambini, anziani e disabili.

11.a Supportare i positivi legami economici, sociali e ambientali tra aree urbane, periurbane e rurali rafforzando la pianificazione dello sviluppo nazionale e regionale.

11.b  Entro il 2020, aumentare considerevolmente il numero di città e insediamenti umani che adottano e attuano politiche integrate e piani tesi all’inclusione, all’efficienza delle risorse, alla mitigazione e all’adattamento ai cambiamenti climatici, alla resistenza ai disastri, e che promuovono e attuano una gestione olistica del rischio di disastri su tutti i livelli, in linea con il Quadro di Sendai per la Riduzione del Rischio di Disastri 2015-2030.

11.c  Supportare i paesi meno sviluppati, anche con assistenza tecnica e finanziaria, nel costruire edifici sostenibili e resilienti utilizzando materiali locali.

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Marco Labbate

è dottore di ricerca in Storia dei partiti e dei movimenti politici e assegnista di storia contemporanea presso l’Università “Carlo Bo” di Urbino.  Ricopre l’incarico di vicedirettore scientifico dell’Istituto di storia contemporanea di Pesaro e collabora con l’Istituto storia Marche e con il Centro studi “Sereno Regis” di Torino. Il suo ultimo libro pubblicato è “Un’altra patria. L’obiezione di coscienza nell’Italia repubblicana”, Pacini Editore 2020.

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