Wonder, una straordinaria storia di crescita e integrazione

Wonder è la storia di August Pullman, un bambino di 10 anni affetto da una mutazione genetica che ne ha assurdamente alterato i lineamenti. Ad August piacciono le cose di tutti: l’Xbox, il gelato, andare in bici. Ma nonostante abbia subito 27 interventi ricostruttivi, il suo viso non sarà mai quello di una persona ordinaria.

Mi chiamo August, per inciso. Non mi dilungo a descrivere il mio aspetto. Tanto, qualunque cosa stiate pensando, probabilmente è molto peggio.

La storia di August si apre con l’ingresso del bambino nella scuola media. Per lui è la prima esperienza scolastica, dato che in precedenza è stato educato a casa (l’homeschooling, pratica sempre più diffusa negli Stati Uniti).
L’ingresso in una nuova scuola, con regole, persone e spazi sconosciuti e con una vita sociale tutta da costruire per August diventa una vera e propria prova di coraggio. Il bambino, infatti, non può camminare per strada o per un corridoio senza che gli altri lo facciano oggetto di frasi e sguardi crudeli o spaventati.
Eppure August affronta con un coraggio e una forza inconsueti questa difficile esperienza. In questo suo impegnativo rito di passaggio viene accompagnato da diversi amici. Anzitutto risulta preziosa la mediazione del preside, straordinario esempio di vero educatore, attento alle persone e alla pedagogia più che alla normativa. Poi emergono le figure di alcuni insegnanti, come l’appassionato Mr. Browne, amante di precetti e aforismi (“Le tue azioni sono i tuoi monumenti”). E infine ci sono alcuni compagni che gli sono vicini nei momenti di difficoltà.
August ricambierà tutti con la sua capacità di toccare profondamente la vita di quanti gli sono attorno e non hanno paura di lui.

La storia di questo Pinocchio moderno, bambino protetto dalla cattiveria del mondo dai genitori e dalla sorella e che gradualmente si avvicina alla vita e alla gente, è un racconto profondo e toccante.
Chi lavora con bambini “diversi” sa quanto essi possano essere speciali, coraggiosi, profondi e spiritosi allo stesso tempo. Anche se la storia di August è un prodotto di fantasia, essa si avvicina molto alle riflessioni di bambini malati e ospedalizzati – si vedano ad esempio le testimonianze contenute in La casa delle punture (2005) o in Ti racconto il mio ospedale (2007) delle edizioni MaGi di Roma.
Il linguaggio di Wonder ricalca il pensiero dei ragazzi di 11 anni, ma è capace di produrre riflessioni e ragionamenti a tratti profondissimi:

Mi piace il modo in cui parlano i dottori. Adoro il suono della scienza. Mi piace come parole che non si capiscono spiegano cose che non si possono capire.

Il racconto è ingegnosamente costruito attraverso la presentazione dei punti di vista dei diversi personaggi. Si scopre così che una frase che finisce per ferire August e rinunciare all’amicizia di uno dei suo compagni preferiti, Jack, è in realtà stata detta da quest’ultimo solo per partecipare al dialogo dei compagni. Ci sono compagni di August che si siedono accanto a lui a mensa con naturalezza, mentre ce ne son altri, come Julian, il bambino popolare, viziato e bullo della classe, che si opporranno ad August in tutti i modi, sostenuti, purtroppo, anche dai propri genitori.
La storia di August ci accompagna in una lunga meditazione sulla bontà e sull’altruismo. Ci fa riflettere su come anche semplici gesti di generosità possano arrivare a trasformare la stessa essenza spirituale di chi ci sta attorno.
Wonder è un racconto che piace ai ragazzi e commuove gli adulti perché arriva dritto al cuore. È un libro coraggioso, sincero, coinvolgente, spiritoso e profondo. Un’ottima lettura per bambini e ragazzi dai dieci anni in poi, per i loro genitori, per chi lavora con ragazzi di questa età.
Wonder è una lezione di vita profonda e ispiratrice che ci insegna che un libro non si può giudicare da una copertina, così come una persona dalla sua faccia.

R.J. Palacio, Wonder, Giunti, Roma 2012

Michele Capurso

Ricercatore in Psicologia dello Sviluppo e dell’Educazione all’Università di Perugia.

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