
Il laboratorio qui presentato nasce all’interno di Immagini dal futuro, percorso di orientamento promosso dall’Università degli Studi Suor Orsola Benincasa di Napoli nell’ambito delle misure previste dal PNRR – Missione 4 “Istruzione e Ricerca”, Componente 1, Investimento 1.6 “Orientamento attivo nella transizione scuola-università”.
L’obiettivo generale del percorso è accompagnare studenti e studentesse della scuola secondaria di secondo grado nello sviluppo di competenze riflessive, narrative e relazionali, favorendo una maggiore consapevolezza rispetto al proprio processo formativo e ai futuri possibili.
Avviato a partire dall’a.a. 2022/2023 e tuttora attivo, il percorso si articola – come previsto dalle linee guida ministeriali – in una durata complessiva di 15 ore, suddivise in cinque incontri.
La progettazione si ispira al metodo dell’orientamento narrativo, collocato in un paradigma formativo centrato sulla narrazione come strumento di consapevolezza, e riletto alla luce dell’approccio transazionale deweyano (per un approfondimento di tale approccio, si veda il nostro contributo Transagire l’orientamento narrativo? Verso un possibile ripensamento epistemologico a partire dalle pratiche).
La metafora del bordo
All’interno della suddetta cornice è stato progettato un laboratorio ispirato alla serie animata Strappare lungo i bordi di Zerocalcare, che si è rivelato un potente dispositivo narrativo per affrontare temi come l’identità, le scelte e i limiti attraverso la metafora del “bordo” e del tracciato da seguire (o meno).
Al centro dell’esperienza proposta vi è un gesto semplice e al tempo stesso carico di significato: ritagliare, utilizzando solo le mani, una silhouette che rappresenti sé stessi/e.
Struttura del laboratorio
– L’accoglienza e la presentazione. L’incontro si apre con attività di conoscenza reciproca. A ciascun/a partecipante viene consegnata una scheda con una silhouette vuota, da personalizzare con colori, disegni, parole. È una prima “scrittura” creativa e narrativa del sé, accessibile a tutti/e anche a chi incontra difficoltà nell’espressione verbale.
– La proiezione. Vengono proiettati brevi estratti dalla serie Strappare lungo i bordi, in cui i/le protagonisti/e – Zero, Secco, Sarah e Alice – danno voce a vissuti, dubbi e tensioni tipiche di chi attraversa momenti di cambiamento e disorientamento.
– Il gesto dello “strappo”. Ogni partecipante è invitato/a a ritagliare la propria silhouette utilizzando solo le mani, cercando di separarla dallo sfondo. Il gesto, apparentemente semplice, genera esitazioni e difficoltà: la resistenza che il foglio di carta oppone e la paura di non tagliare in maniera perfetta a causa di rotture non preventivate evocano vissuti di imperfezione, rottura, possibilità di errore. Proprio queste difficoltà diventano materiale per la riflessione collettiva.
– Discussione e restituzione. Dal gesto si passa alla parola: il gruppo viene sollecitato a condividere riflessioni sul significato dei bordi, delle scelte e delle definizioni di sé. Seguendo una prospettiva deweyana, il laboratorio mette in luce la natura transazionale dell’esperienza: i bordi sono al tempo stesso gabbie e risorse; la capacità di costruirsi è insieme aperta e limitata; le scelte sono sia agite sia subite; la formazione si delinea come un processo che tende alla differenza e che tuttavia rischia l’omologazione.
La difficoltà insita nel gesto materiale – lo “strappo” – si trasforma così in racconto dando vita a una discussione in cui i confini tra sé e il mondo circostante vengono interrogati, decostruiti e, in parte, ri-definiti.
Voci “lungo i bordi”. Consapevolezze emergenti
Durante l’attività svolta in questo triennio di progetto, gli/le studenti hanno riconosciuto nella serie una “biografia generazionale”, capace di dare voce – attraverso parole e immagini – a vissuti spesso silenziati e/o trascurati.
Alcune testimonianze raccolte attraverso i questionari di valutazione ex post evidenziano l’impatto emotivo e riflessivo del laboratorio: «Mi sono resa conto che non devo sempre seguire una linea precisa. Anche i miei sbagli parlano di me»; «Non è stato facile tagliare, ma nemmeno definirmi. Però ho iniziato»; «Zero, Secco… sembrano miei amici. Ma forse sono io».
Brevi restituzioni che confermano che il cantiere narrativo può rappresentare per i/le partecipanti uno strumento concreto di narrazione del sé.
Conclusioni
Il cantiere narrativo “Tra strappi e ricuciture: divenire lungo i bordi” mostra come la narrazione possa diventare strumento potente di orientamento. Il gesto dello “strappo” mette in scena la tensione tra vincoli e libertà, restituendo ai/alle partecipanti la possibilità di raccontarsi in forme nuove, non lineari e aperte al possibile.
L’auspicio è che questo dispositivo, anche nella sua forma essenziale, possa essere ampliato e integrato in percorsi più strutturati, capaci di valorizzare la narrazione come processo di trasformazione e di empowerment.
Il contributo è pubblicato in F. Batini, S. Giusti (a cura di) (2025), Le storie siamo noi. L’orientamento narrativo. Quaderno di lavoro del X convegno biennale, Pensa MultiMedia, Lecce, pp. 164-165 (il volume è open access).
Bibliografia essenziale
Batini F., Zaccaria R. (a cura di) (2000), Per un orientamento narrativo, FrancoAngeli, Milano.
Dewey J., Bentley A. F. (1974), Conoscenza e transazione, La Nuova Italia, Firenze.
Piano Nazionale di Ripresa e Resilienza (2021), www.governo.it/sites/governo.it/files/PNRR.pdf.
Zerocalcare (2021), Strappare lungo i bordi. Netflix. www.netflix.com/title/81304528.