Ritratto di famiglia con tempesta

Kore-Eda Hirokazu è uno dei registi più apprezzati del cinema giapponese contemporaneo. Ha cominciato la sua carriera come documentarista, per poi esordire sul grande schermo con “Maborosi” nel 1995. Il grande successo internazionale è arrivato di recente con i film “Father and Son” (2013), che si è aggiudicato il Premio della Giuria al Festival di Cannes, e “Little Sister” (2015), sempre presentato in concorso al Festival di Cannes.

La poetica di Kore-Eda Hirokazu è sempre stata caratterizzata da una particolare sensibilità. Le sue opere raccontano storie in cui la morte, il suicidio, le relazioni umane e familiari sono al centro di analisi psicologiche condotte con attenzione e delicatezza. Un cinema intimista, complesso e profondo, mai banale o superficiale.
Il suo sguardo è spesso attratto da personaggi che faticano a trovare un’identità personale e un ruolo nella società. Storie che raccontano la fatica di vivere, di realizzare i propri desideri e i propri sogni. Un universo in cui la perdita dell’innocenza deve fare i conti con disillusioni, sconfitte e delusioni, che sembrano segnare irrimediabilmente il passaggio della linea d’ombra della vita.
Tuttavia, in questa visione pessimistica dell’esistenza, più che il senso del tragico, trova spazio un sentimento quasi di filosofica accettazione della realtà che non scivola nella rassegnazione, ma piuttosto approda alla consapevolezza del faticoso cammino dell’uomo sulla terra.

Sono questi i temi e le atmosfere che ritroviamo anche nell’ultima opera di Kore-Eda Hirokazu, Ritratto di famiglia con tempesta, presentato con successo nella rassegna Un Certain Regard dell’ultimo Festival di Cannes. La libera traduzione del titolo originale After the Storm, volutamente metalinguistica, strizza l’occhio a reminiscenze filmiche che rimandano all’Ang Lee di Tempesta di ghiaccio e a Gruppo di famiglia in un interno di Luchino Visconti.
Ryota è un giovane scrittore che, dopo aver pubblicato un libro di successo, ha smarrito l’ispirazione e tira a campare lavorando in una piccola agenzia investigativa. Stanca di sopportare la sua inconcludenza e il vizio per il gioco d’azzardo, la moglie l’ha lasciato, tenendo con sé il loro bambino.
Ryota si trascina in una vita precaria e disordinata, diviso tra la vana speranza di riuscire a scrivere un nuovo romanzo, le difficoltà economiche e l’inadeguatezza a svolgere il ruolo di padre. Un uomo sconfitto, che cerca di sopravvivere a una quotidianità molto lontana dalle sue aspirazioni e dai suoi sogni. Il successo professionale e l’amore sono ormai solo un ricordo di un’esistenza che forse ha già regalato il meglio, per riservare un futuro ben poco incoraggiante. Tutto sembra lentamente e inesorabilmente scivolare verso un destino fallimentare, in cui l’unica speranza è riposta in qualche biglietto della lotteria.

Sarà un’improvvisa tempesta a riunire la famiglia nella casa della madre di Ryota e a rimettere in gioco sentimenti e speranze. Solo un evento esterno, così intenso e devastante da costringere gli abitanti a non uscire di casa, sembra poter smuovere e disincagliare l’esistenza di Ryota dalle secche del fallimento.
I claustrofobici spazi interni sembrano mettere quasi fisicamente i protagonisti con le spalle al muro, e l’energia della tempesta scuote finalmente i loro animi alla ricerca della verità. È in questo frangente della storia che apprezziamo particolarmente la capacità del regista giapponese di raccontare le sfumature del carattere e dei sentimenti dei personaggi, che si aprono a un dialogo più sincero con loro stessi, mostrando una complessità a volte contraddittoria, ma sinceramente umana.
Kore-Eda Hirokazu è bravissimo a dare all’opera una struttura narrativa perfettamente funzionale allo svolgimento drammaturgico della vicenda. Costruisce un lungo prologo preparatorio in cui conosciamo i personaggi e le loro vite e ci conduce verso un atto finale in cui l’opera ritrova un’unità di luogo e tempo di stampo assolutamente classico. L’appartamento diviene così il palcoscenico in cui gli attori non recitano più i ruoli della quotidianità, ma gettano la maschera per restare nudi, fragili e indifesi. La tempesta sembra avere l’effetto di sbriciolare le sovrastrutture, i preconcetti e rimettere in moto energie vitali sopite, forse inattese o dimenticate.
Con il ritorno del bel tempo, ricomincia la vita. E qualcosa potrebbe cambiare.

Ritratto di famiglia con tempesta
Regia: Kore-Eda Hirokazu
Con: Hiroshi Abe, Kirin Kiki, Yôko Maki, Rirî Furankî, Sôsuke Ikematsu, Satomi Kobayashi, Isao Hashizume, Taiyô Yoshizawa
Durata: 117 minuti
Produzione: Giappone, 2016

Alessio Turazza

Consulente nel settore cinema e home entertainment, collabora con diverse aziende del settore. Ha lavorato come marketing manager editoriale per Arnoldo Mondadori Editore, Medusa Film e Warner Bros.

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