Ritratti incredibili di insetti mostruosi

Le fotografie di Daniel Kariko, contenute nel volume “Vivono tra noi”, ci mostrano i “volti” degli insetti come mai li avevamo visti.

Non sappiamo quante specie di insetti esistano sulla Terra. Quelle che siamo riusciti a classificare sono già moltissime: quasi un milione. Secondo gli entomologi il numero reale di specie potrebbe essere molto più alto, forse dieci volte tanto. Ogni anno ne vengono classificate di nuove, provenienti specialmente da quelle aree del pianeta dove è molto difficile per gli scienziati addentrarsi, per esempio le foreste tropicali di Africa, Asia e Sud America. In ogni caso, sappiamo che gran parte delle forme di vita animali presenti sul pianeta sono insetti. Sono il gruppo più numeroso e diversificato, presente in quasi tutti gli ambienti terrestri.

Fotografare gli insetti è una delle sfide più appassionanti per un fotografo naturalista. Le dimensioni e l’aspetto, spesso bizzarro e quasi mostruoso, non rendono facili la scelta del soggetto giusto e lo scatto vero e proprio. A questa sfida Daniel Kariko, professore di fotografia presso la School of Art and Design della East Carolina University, ha risposto scegliendo di immortalare diverse specie di insetti fotografandone soltanto il capo (una delle tre parti in cui è suddiviso il corpo di questi invertebrati) e ispirandosi, per quanto riguarda le luci e l’esposizione, ai pittori fiamminghi come van Eyck o Vermeer, di cui è appassionato. Ne è venuto fuori un volume incredibile, Vivono tra noi. Ritratti straordinari di insetti ordinari (il Saggiatore), in grado di emozionare a ogni pagina (sempre che non proviate ribrezzo di fronte a ogni genere di antenna, mandibola o zampetta…).

Queste fotografie consentono di apprezzare in particolare le varie parti del capo degli insetti: gli occhi, le antenne, gli apparati boccali e tutte quelle strutture frutto dell’evoluzione che permettono agli insetti di ricoprire un vasto numero di ruoli ecologici: alcuni sono predatori, altri sono abili nel volo, altri ancora, come api, formiche e termiti, danno luogo a complesse strutture sociali. Le fotografie di Kariko sono perfette per una breve panoramica di queste strutture, che rendono unico il “volto” di ogni insetto.

Coleottero. © Daniel Kariko, 2020. Published by arrangement with ALS Santachiara Agency

La proboscide del curculionide

Sulla Terra esistono circa 80.000 specie di curculionidi. Fanno parte del vastissimo ordine dei coleotteri, il più numeroso presente in natura. Riconoscere i coleotteri non è sempre facilissimo, specialmente quando le specie hanno poche caratteristiche peculiari. Individuare un curculionide è invece piuttosto semplice: il loro capo è molto allungato, al punto che assume la forma di una proboscide. Al termine di questa struttura, che gli entomologi chiamano «rostro», c’è l’apparato boccale del coleottero, grazie al quale l’insetto può nutrirsi. Spesso questi piccoli artropodi sono una minaccia per le coltivazioni, perché divorano diversi componenti vegetali, dai frutti alle radici. La foto di Kariko ritrae il capo di un poderoso sigaraio dell’agave, del quale è possibile ammirare l’enorme proboscide.

Le antenne della formica

Le antenne sono il radar degli insetti. Dato che ne esistono di tantissimi tipi, sono utili per la classificazione. Possono captare segnali di tipo fisico-chimico presenti nell’ambiente in cui l’insetto si muove e in alcune specie sono molto importanti nel momento in cui un individuo deve cercare il partner con cui accoppiarsi. Nel caso delle formiche, le antenne sono dette «genicolate» e possiedono una caratteristica che le rende facilmente distinguibili: mostrano un brusco ripiegamento a gomito a circa metà della loro lunghezza. Nella foto di Kuriko presente sulla copertina del libro, la piega è ben visibile.

Mosca. © Daniel Kariko, 2020. Published by arrangement with ALS Santachiara Agency

Gli occhioni delle mosche

Spesso le fotografie del capo degli insetti sono spettacolari e inquietanti per via degli enormi occhi che caratterizzano numerose specie. Le mosche, in particolare, hanno enormi strutture dai colori sgargianti poste ai lati della testa. A un esame più attento, come consente la splendida fotografia di Kariko di una mosca dalle zampe lunghe, gli occhi mostrano la loro vera natura: non sono occhi veri e propri, ma occhi composti, costituiti da migliaia di piccole lenti, ognuna delle quali è collegata al cervello dell’insetto tramite un nervo. La mosca vede costruendo un’immagine a partire da ciò che ognuna di queste piccole strutture è in grado di mostrare. Alcune specie di insetti hanno altre strutture visive sul capo, dette ocelli, molto più semplici degli occhi composti e sensibili alla luce.

Zanzara.
© Daniel Kariko, 2020. Published by arrangement with ALS Santachiara Agency

La siringa della zanzara

Le zanzare del genere Anopheles uccidono ogni anno centinaia di migliaia di esseri umani. Non è colpa loro: il killer è in realtà il plasmodio della malaria, microrganismo che questi insetti trasportano insieme al sangue delle persone che pungono, del quale sono ghiotte. Per pungere le zanzare utilizzano il loro apparato boccale, trasformato dall’evoluzione in una vera e propria siringa. Al posto dell’ago c’è un fascio di stiletti, ben visibile nella foto scattata da Kariko a un esemplare di zanzara della febbre gialla. La puntura non è dolorosa, perché quando punge l’insetto inocula nella ferita la sua saliva, liquido nel quale sono presenti sostanze anticoagulanti che permettono al sangue della vittima di fluire bene e non ostruire l’apparato boccale.

Una folta “pelliccia”

Sullo strato più esterno del corpo rigido degli insetti sono spesso presenti peli, più o meno numerosi. Questa peluria – che molte immagini presenti in Vivono tra noi mettono bene in evidenza – ha funzioni sensoriali, dato che è connessa al sistema nervoso attraverso alcuni nervi. Negli insetti impollinatori, come le api, la peluria lascia il posto a una vera e propria “pelliccia”; questa ricopre anche le zampe, le strutture deputate alla raccolta, al trasporto e alla deposizione del polline. I peli trattengono il polline e consentono all’ape di trasportarlo in modo agevole mentre svolazza da un fiore all’altro in un prato primaverile.

Danilo Zagaria

(1987), biologo di formazione, lavora in campo editoriale come redattore freelance. Scrive di libri, scienza e ambiente su diverse testate cartacee e online, fra cui La Lettura del «Corriere della Sera», Il Tascabile» Esquire Italia, Wired Italia, L’Indice dei Libri del Mese e Limina. Fa parte del comitato di lettura del Premio “Italo Calvino”. Promuove e organizza attività legate a lettura, scrittura e cultura scientifica. Nel 2020 ha fondato la rivista letteral-scientifica Axolotl. Il suo sito personale è La Linea Laterale.

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