Quelli che non…

…che non sono e che non fanno: i Neet. O no? Un libro che racconta (e aiuta) i ragazzi fuori dalle etichette.

Chi sono i Neet? Chi sono i millenials? Oggigiorno c’è una parola per descrivere quasi qualsiasi cosa, dai nuovi “gesti” abitudinari introdotti dal maneggiare la tecnologia quotidianamente ai sofisticati esperimenti sensoriali proposti dalle ultime tendenze in fatto di alimentazione, alle categorie umane e professionali: ogni realtà ha un nome squisitamente specifico, che per i non addetti ai lavori può rappresentare un’autentica sorpresa. Ed ecco, ad esempio: i giovani che non lavorano né studiano diventano improvvisamente Neet, acronimo di “Not in Education, Employment or Training”. Semplice, no?

Quelli che non… Percorsi di crescita personale e professionale per giovani Neet (aprile 2016) è un nuovo libro edito da Pensa Multimedia, che raccoglie le riflessioni e le esperienze sul campo di Andrea Caldelli e Erika Marioni, i due autori. Si tratta di un piccolo manuale organizzato come un articolo scientifico, volto a informare sul tema, ad aggiornare i lettori sullo stato attuale degli studi in merito, e a proporre come valido esempio operativo l’analisi del progetto “Verso l’Autonomia”, uno dei 17 vincitori del Bando sperimentale rivolto ai Neet finanziato dalla Regione Toscana, nell’ambito del progetto Giovanisì.
I destinatari preferenziali di questa pubblicazione – la cui particolarità è l’essere corredata di due pratiche appendici, una sulle “storie” reali di ragazzi che hanno partecipato al progetto e l’altra contenente gli strumenti utili per l’autonomia, dal curriculum vitae in formato europeo alla relazione di sintesi e bilancio delle risorse personali – sono ovviamente i giovani: una fascia che per i dati Istat utili all’individuazione dei Neet si riferisce a persone tra i 15 e i 29 anni, ma che per altri indicatori è rappresentativa di un range compreso tra i 20 e i 24 anni, giungendo sino alle classificazioni che comprendono giovani entro i 35 anni di età.

La platea dei Neet si alimenta di diverse tipologie di storie; ci sono giovani impegnati nelle cure delle proprie famiglie (soprattutto giovani madri) o disabili o malati; quelli scoraggiati che hanno perso la speranza dopo percorsi fallimentari di inserimento lavorativo; quelli impegnati in attività diverse dal lavoro e dallo studio; quelli che aspettano che altri si occupino della ricerca del lavoro giusto per loro.Un panorama sfaccettato, quindi, in cui (si legge nel volume) “il fatto di non avere riferimenti standardizzati entro cui racchiudere il fenomeno incide sulla rappresentazione del fenomeno stesso”, perché “La platea dei Neet si alimenta di diverse tipologie di storie; ci sono giovani Neet che semplicemente non hanno tempo e modo di attivarsi in quanto impegnati nelle cure delle proprie famiglie (soprattutto giovani madri) o perché disabili o malati; ci sono i giovani scoraggiati che hanno perso la speranza dopo percorsi fallimentari di inserimento lavorativo; ci sono coloro che sono impegnati in attività diverse dal lavoro e dallo studio (viaggiano, fanno musica, arte); ci sono infine coloro che aspettano che le reti familiari o amicali di riferimento si occupino della ricerca del lavoro giusto per loro”.
Con un linguaggio semplice senza essere semplicistico, e uno stile lineare e piano adatto ad illustrare passo passo le problematiche, i dati a disposizione, le strategie messe a punto e i risultati ottenuti da un progetto che ha impegnato consulenti, orientatori e ragazzi dall’ottobre 2014 al febbraio 2016, Quelli che non… pone l’attenzione su una delle criticità più stringenti dei nostri giorni: la grande fatica che più generazioni di giovani si trovano a dover affrontare nel difficile percorso che dovrebbe portarli dall’essere a carico delle famiglie di provenienza all’affacciarsi al mondo in qualità di individui economicamente e professionalmente autonomi – una I millenials si adattano a svolgere più incarichi contemporaneamente, accettano lavori di livello e/o contenuto inferiore alla propria qualificazione o si lasciano coinvolgere intensamente dalla propria attività lavorativa.difficoltà che sperimentano tutti, anche i millenials, “la generazione del nuovo millennio, che è caratterizzata da un maggiore utilizzo e una maggiore familiarità con la comunicazione, i media e le tecnologie digitali. Sono giovani che si adattano a svolgere più incarichi contemporaneamente, che propendono ad accettare lavori di livello e/o contenuto inferiore alla propria qualificazione oppure, per chi ha un impiego più duraturo, a lasciarsi coinvolgere intensamente dalla propria attività lavorativa”.

Quelli che non… rappresenta uno sguardo attento e partecipato su una realtà particolare (il libro fa riferimento alla Toscana, con uno zoom su Grosseto), utile ai giovani per trovare buoni esempi di vie percorribili, utile anche agli operatori come diario di bordo o spunto di lavoro, e soprattutto utile alla società, che attraverso la lettura potrà forse ritrovare un po’ di fiducia nella rete locale di supporto al cittadino e “cominciare a concepire i giovani come coloro che vogliono qualcosa, che si attivano per farlo, e non solo a descriverli partendo da cosa non sono e non fanno”.

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