Quando le TIC vanno a scuola

Occorre adeguare l’istruzione all’era digitale, inserendo le tecnologie dell’informazione e della comunicazione nell’attività scolastica quotidiana. Un excursus storico permette di ripercorrere le origini del cambiamento.

Occorre adeguare l’istruzione all’era digitale, inserendo le tecnologie dell’informazione e della comunicazione nell’attività scolastica quotidiana. Un excursus storico permette di ripercorrere le origini del cambiamento.

edu1_copia_defIl Consiglio Europeo di Lisbona ha lanciato nel 2000 l’iniziativa e-Europe, una società dell’informazione per tutti, destinata a diffondere nel modo più ampio possibile le tecnologie dell’informazione e della comunicazione nelle scuole europee, tramite l’inserimento di Internet e delle risorse multimediali.

L’Unione Europea ha avviato una politica sulla società dell’informazione dalla metà degli anni Ottanta, attraverso l’impulso ad attività di ricerca e sviluppo nel settore della tecnologia dell’informazione e della comunicazione e alla liberalizzazione delle telecomunicazioni. Una tappa importante del percorso è stata la pubblicazione nel 1993 del Libro Bianco di Crescita, Competitività e Occupazione, il cosiddetto Rapporto Delors, in cui si enfatizza la necessità e l’urgenza di porre lo sviluppo della società dell’informazione come base per rivitalizzare l’economia europea, per creare nuovi mercati e nuovi posti di lavoro, e accrescere il benessere dei cittadini. Dopo la pubblicazione del libro bianco, nel giugno 1994 è stata presentata al Consiglio Europeo di Corfù una relazione dal titolo L’Europa e la società dell’informazione globale, il cosiddetto Rapporto Bangemann, che contiene raccomandazioni sul possibile contributo dell’Unione Europea alla definizione di un quadro normativo per la società dell’informazione con risvolti sul piano sociale e tecnologico. Ciò che noi chiamiamo società dell’informazione ha la sua massima manifestazione pubblica in Internet. Ma Internet in realtà non è altro che l’ultimo stadio dell’evoluzione di un modello socio-organizzativo caratterizzato dal massimo livello di interconnessione e interdisponibilità delle risorse informative, liberamente accessibili.

Gli obiettivi della Commissione Europea
Per creare questa “società dell’informazione per tutti” nel 1999 la Commissione Europea ha avviato appunto l’iniziativa e-Europe, un programma ambizioso destinato a diffondere le tecnologie dell’informazione nel modo più ampio possibile. I principali obiettivi dell’iniziativa sono stati e sono: 
1) fare in modo che ciascun cittadino, ciascuna abitazione, scuola, impresa e amministrazione entri nell’era digitale e disponga di un collegamento on-line;
2) creare in Europa la padronanza degli strumenti dell’era digitale, con il sostegno di una cultura imprenditoriale pronta a finanziare e a sviluppare nuove idee; 
3) garantire che l’intero processo non crei emarginazione, ma rafforzi la fiducia dei consumatori e potenzi la coesione sociale.
Per conseguire tali obiettivi la Commissione propone delle azioni prioritarie, da attuare grazie all’impegno congiunto della Commissione, degli Stati membri, dell’industria e dei cittadini europei. Per far entrare i giovani europei nell’era digitale è necessario che la cultura digitale diventi una delle conoscenze di base di tutti i giovani europei. È anche necessario far entrare Internet e le risorse multimediali nelle scuole, e adeguare l’istruzione all’era digitale. Lo scenario descritto apre una nuova prospettiva ben augurante per la scuola in quanto istituzione. La scuola, che è una delle maggiori agenzie di socializzazione, deve aprire le porte alle tecnologie perché ci possa essere una società dell’informazione e della comunicazione. 

Come sostiene Morcellini, la comunicazione riveste un ruolo di fondamentale importanza per aiutare le istituzioni educative a recuperare la propria mission socio-educativa: «L’attenzione progressivamente si sposta dalla prospettiva giovanile al senso dell’educazione moderna, cercando di analizzare come gli strumenti e linguaggi della comunicazione, spesso causa di gap socioculturali fra giovani e adulti, possono trasformarsi in strumenti di riscatto e di contatto per il ripristino della mediazione. L’interpretazione moderna dell’educazione si avvale certamente delle definizioni dell’UNESCO e dei suoi postulati per arrivare ad abbracciare nuovi significati e ruoli sociali nella società della conoscenza; essa inoltre riconosce negli strumenti e nei linguaggi della comunicazione indicatori concreti ed efficaci del sapere, saper fare e saper essere. La scuola, di fronte a una condizione di delegittimazione del proprio statuto e dei suoi attori, può riscattare la propria missione attraverso la sua ricontestualizzazione e apertura verso tre strategie di intervento: la ricerca, la relazione e la riforma».

Gli obiettivi del progetto e-Europe
La scuola, luogo di formazione e di apprendimento vuole dismettere i panni edulcorati dei contenuti analogici e sequenziali, per accogliere, con più entusiasmo rispetto al passato, i germi copiosi del digitale. Ci poniamo delle domande problematiche e allo stesso tempo interessanti perché mettono in risalto dei veri e propri nodi critici delle questioni che stiamo affrontando. La scuola italiana è pronta per fare tutto questo? E gli insegnanti, sono pronti? Ma soprattutto cosa ne pensano? In un passato non troppo lontano la scuola aveva riservato gli spazi degli insegnamenti tecnologici in un’area circoscritta: depositando in stanze/aule isolate dalle classi, in cui avvenivano le lezioni frontali di tutti i giorni, i 20 (nei casi più fortunati) computer ospitati nei laboratori d’informatica.

Certo in questo modo, oserei dire rigoroso e di contenimento delle risorse elettroniche, è complicato tramutare la società contemporanea in una «società dell’informazione per tutti, destinata a diffondere nel modo più ampio possibile le tecnologie dell’informazione e della comunicazione». Ecco che si è sentita l’urgenza di fare qualcosa di reale, e tramite l’iniziativa e-Europe si è cercato, se non di rendere concreto materialmente, almeno di avviare formalmente un cambiamento, una “nuova ondata” che investirà la scuola, e quindi principalmente la didattica e la sua naturale riprogettazione. Didattica e riprogettazione, ecco i due termini chiave dello scenario descritto. Potrà sembrare un assurdo concettuale posizionare la dimensione tecnologica sullo sfondo di una riflessione teorica, almeno per il momento; ma è soltanto una scelta funzionale, una dichiarazione di intenti, volta a stabilire non l’importanza della presenza di una qual si voglia tecnologia, ma l’assoluta necessità di cambiamento per quanto riguarda la natura epistemologica della didattica e della sua progettazione. Le nuove tecnologie devono essere interpretate come occasione propizia per applicare concretamente l’impostazione costruttivista, in cui il docente orienta il processo di apprendimento del discente: in un sistema di apprendimento costruito insieme. 

Come sostiene Eletti, l’apprendimento è un processo dinamico nel quale il soggetto ha un ruolo fondamentale: «Il costruttivismo esaspera le posizioni cognitiviste considerando la nozione di realtà come costruzione mentale non solo intrasoggettiva ma anche intersoggettiva. Le percezioni di un individuo della realtà che lo circonda sono, cioè, il risultato non solo dell’attività cognitiva personale ma anche della relazione e interazione con gli altri individui. Per il costruttivismo l’apprendimento è un processo dinamico e attivo messo in atto dal soggetto per l’acquisizione del sapere. Il soggetto che apprende riveste, al contrario di quanto è interpretato nel comportamentismo, un ruolo attivo, che lo rende protagonista delle scelte e dei percorsi attuati per imparare». 

Tratto dal saggio Modelli didattici e strategie organizzative per l’inserimento delle tecnologie in classe a confronto: dalla LIM al netbook, di prossima pubblicazione come “Quaderno del La ricerca”.

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